Eurozona. Ripresa 2015 o sindrome giapponese. Italia su ma disoccupati 12%

di Salvatore Gatti
Pubblicato il 5 Gennaio 2013 8:02 | Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2020 9:24

Il 2013 sarà un anno orribile, per la Eurozona nel suo insieme, anche se per i paesi maggiori, Germania, Francia e Italia, le previsioni sono un po’ meno catastrofali.

È il quadro devastante che emerge dal Winter edition dello Ernst & Young Eurozone Forecast (in collaborazione con Oxford Economics, leader mondiale per le previsioni globali, nata come commercial venture con il Business College della Oxford University). L’Ernest & Young è una delle “Big Four”, le quattro società che controllano i bilanci delle grandi imprese e sono quindi a contatto con la realtà dell’economia.

Ma cominciamo con il quadro generale della Eurozona: il debito pubblico (in percentuale del prodotto interno lordo) passerà dal 92,9 al 95,3 per cento; i consumi caleranno, sia quelli dei privati che quelli statali; gli investimenti scenderanno ancora, dell’1,4 per cento rispetto al 2012; la disoccupazione balzerà dall’11,4 per cento dell’anno precedente (18,5 milioni di persone) a un pericoloso 12,3 per cento (circa 20 milioni).

Ma non fermiamoci al 2013. Nel 2014 ci saranno i primi segnali, nel 2015 una “ripresina”: il prodotto interno lordo dell’Eurozona crescerà finalmente oltre il punto percentuale, e così pure i consumi, ma soprattutto tireranno le esportazioni (più 4,4 per cento) e comincerà lentamente a calare la disoccupazione. Sola, ma non trascurabile, nota stonata: crescerà ancora il debito pubblico. Nel complesso, comunque, un possibile punto di partenza, affidato alle cure (sempre all’altezza?) della Unione europea.

E cosa accadrà nei paesi maggiori, Germania, Francia e Italia, il cuore dell’Eurozona? Evitato, per ora, il rischio di una dissoluzione di quest’ultima, per l’intervento della Bce di Mario Draghi, si potranno impostare strategie di rilancio a lungo termine.

La Germania, nel 2015, vedrà crescere il prodotto interno lordo “solo” dell’1,7 per cento, per una bassa domanda interna, ma come al solito si salverà con le esportazioni di beni e servizi, che cresceranno al ritmo del 5 per cento, mentre la disoccupazione scenderà al 5,4. E con una coraggiosa politica degli investimenti, che aumenteranno del 3,9. Mentre, a dare una mano, saranno i prezzi al consumo che saliranno di un modesto 1,5 e il debito pubblico che aumenterà, si, ma solo dello 0,6 per cento attestandosi, secondo Oxford Economics, sotto l’80 per cento, 17 punti in meno della media dell’Eurozona

Meno esaltante il destino della Francia, che vedrà crescere il prodotto interno lordo dell’1,2 per cento (comunque di un punto in più rispetto al 2013) secondo Oxford Economics. Ci saranno una domanda interna modesta ma esportazioni alte: il 4,8 in più rispetto all’anno precedente. Gli investimenti segneranno un più 2 per cento. I prezzi al consumo saranno bassi, cresceranno solo dell’1,4 per cento. Ma il debito pubblico sarà del 99,3 in percentuale del prodotto interno lordo: alto. Come pure sarà altissima la disoccupazione: scenderà di pochissimo e si assesterà intorno al 10,7.

E l’Italia, zavorrata dal record negativo di produttività nell’Eurozona: 5 punti persi tra lo scoppiare della crisi economica, nel 2008, e il 2012 (anche qui fonte è l’Oxford Economics)? L’Italia segnerà una crescita del prodotto interno lordo solo dell’ 1,2 per cento, avrà bassissimi consumi interni, ma robusti investimenti e esportazioni: entrambi intorno ai 3 punti percentuali. Il debito pubblico sarà in calo: si aggirerà intorno al 125 per cento (qualcosina in più). Ma la disoccupazione sarà ancora altissima: l’ 11,8 per cento, con il tristemente noto divario tra Nord e Sud. E tra i suoi problemi, ci ricorda Ernst & Young, ci sarà quello del sistema bancario. Insomma, qualche luce ma anche molte ombre.

Chiosa Ernest & Young che, si, ci sono dei progressi verso un’Eurozona più sicura ma che intravede una sindrome giapponese: il “patto di crescita” migliorerà le prospettive di un rilancio alla grande dell’Eurozona solo sul lungo periodo. C’è il rischio generale di un “decennio perso” come nel Giappone del 1991. Ci sono anche rischi particolari: che i mercati possano facilmente perdere la pazienza con la Spagna, che il debito pubblico in Grecia non confermi le previsioni dell’Unione Europea ma che arrivi nel 2015 al 184,8 per cento del prodotto interno lordo.

Se la ripresina del 2015 si fermerà lì, se non sarà colta l’occasione con politiche economiche efficaci, saranno guai anche per le imprese che pure considerano l’Europa ancora un grande mercato. E c’è un rischio ulteriore, secondo altri analisti: nel 2013 ci sono le elezioni in Italia (a febbraio) a in Germania (a settembre) che non si sa se potranno tingere di rosso (con la Francia di Hollande) il cuore dell’Europa. Un’ incognita che rischia di far saltare anche le più caute previsioni. E allora, cosa potrebbe accadere sul sia pur lungo periodo?