Expo Milano: una pubblicità annuncia il disastro, guardi e pensi non ci andrò

di Cesare Lanza
Pubblicato il 27 Novembre 2014 7:25 | Ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2014 22:27
Expo Milano: una pubblicità annuncia il disastro, guardi e pensi non ci andrò

La campagna pubblicitaria per l’Expo di Milano sembra anticipare l’inconscia volontà di non farcela

Cesare Lanza ha pubblicato questo articolo anche sul suo blog.

Guardate questa immagine qui a fianco: così qualche genio della comunicazione, addetto alla diffusione delle qualità (per ora misteriose) dell’Expo, ci fa sapere quanto sia imperdibile la mostra in programma a Milano a partire dal 1 maggio 2015.

Imperdibile? Se continuano a comunicare così, neanche ce ne accorgeremo, che all’Expo mancano solo cinque mesi.

Forse è meglio, se è vero come tanti dicono, che si tratta di un disastro annunciato.

Tutti i milanesi, diciamo così, di strada e di piazza, dai tassisti ai baristi, dai commercianti ai giovani con lavoro o senza e ai vecchi disincantati, ironizzano e imprecano: si sta perdendo una favolosa occasione di riscossa, comunque è un’operazione estranea a noi e alla città, sappiamo di essere pessimisti e peggio ancora indifferenti.

La rovina del progetto è dietro l’angolo.

Ancora più demoralizzanti le battute di alti personaggi che ho incontrato, al livello editoriale ed economico – finanziario: turismo dall’estero? – dicono.

Fin’ora, riceviamo battute umoristiche tipo: è previsto anche un padiglione per illustrare la corruzione in Italia, esercitata anche per l’Expo?

La prima verità è che Expo non ha più alcuna ragione di esistere. Nel primo ‘900 (Parigi, Milano) era un riferimento universale per l’aggregazione, la mostra e la rassegna di prodotti, di incontri, le idee e quant’altro. Dopo più di un secolo, premesso che mostre e convegni, raduni internazionali sulla base dei più diversi motivi si sono moltiplicati, dell’Expo chi ha bisogno?

Basta premere qualche tasto per inserirsi in internet e scopri, vedi e rifletti su tutto ciò che vuoi e ti venga in mente, comodamente seduti davanti a una scrivania, a casa tua. Dalla scienza al turismo, dal commercio a opportunità di incontri con chiunque, da ogni possibile acquisto a ogni possibile vendita, dal confronto di idee, strategie, progetti all’elaborazioni di qualsiasi sfida di contenuto sociale, etico politico…

A Milano, a pochi mesi dall’inaugurazione, non c’è traccia di tutto questo. La città ne è estranea.

Quanto alle strutture, c’è chi addirittura sostiene che non saranno pronti neanche i cessi per soddisfare le esigenze dei (presunti!) milioni di visitatori.

E i trasporti? Lì si misurerà la prima, indispensabile capacità di accoglienza. Il rischio di figuracce è più che realistico. A chi serve dunque l’Expo di Milano? Mi dicono che Letizia Moratti, quando era sindaco, avendo una visione mondiale delle ambizioni degne della città che rappresentava, fu tirata per la giacchetta da consiglieri che volevano, soprattutto, inseguire le loro proprie ambizioni.

Ma poi, uscita di scena la grande Letizia, si è visto purtroppo, senza vigilanze e indirizzo morale, che la grande manifestazione è servita – come ci hanno raccontato le cronache – esclusivamente, fin’ora, a dare non sola pane ma anche formaggio alle solite corruttele, a intrallazzatori di ogni risma.

Ora si dovrà correre, e si arriverà con il fiatone se ci si arriverà, per chiudere i lavori e rendere quanto meno accettabile la presentazione.