Fascismo eterno, la battaglia del grano di Salvini, la decrescita di Di Maio…

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 1 Novembre 2018 10:30 | Ultimo aggiornamento: 1 Novembre 2018 10:30
Fascismo eterno, la battaglia del grano di Salvini, la decrescita di Di Maio...l'allarme di Giuseppe Turani (nella foto)

Fascismo eterno, Turani: dalla battaglia del grano di Salvini alla decrescita di Di Maio…

L’ultima scemenza del Governo Gialloverde, fa riemergere l’eterno fascista che è in noi. Pochi ricordano “Reginella campagnola”, scritta nel 1938 da Carlo Buti. Siamo sul filone di “Faccetta nera”, dell’Italia proletaria e fascista di Benito Mussolini, degli 8 milioni di baionette, della “Battaglia del grano”. Giuseppe Turani ricorda su Uomini & Business quelle strofe di una Italia che speravamo fosse tramontata per sempre e che invece riemerge nella follia grillina della decrescit felice:

“All’alba quando spunta il sole,
là nell’Abruzzo tutto d’or…
le prosperose campagnole
discendono le valli in fior.

“O campagnola bella,
tu sei la Reginella…”

Vostro nonno, contadino abruzzese o calabrese, era riuscito, con valigia di cartone, a raggiungere Torino, diventando prima operaio Fiat e poi caporeparto. Vi ha fatto studiare da ingegnere e avete trovato un buon posto in Germania.

Niente paura. Grazie all’illuminato governo gialloverde potete ripercorrere lo stesso percorso, ma all’incontrario. Se avete già due figli, e ne farete un terzo, lo Stato vi regala, per vent’anni, un terreno dei suoi e di cui non sa che cosa fare. Potete comperarvi una zappa standard (7.5 kg) e con la vostra famigliola mettervi a dissodare un terreno in Calabria, magari non lontano da quello da cui era fuggito (previdente) il nonno.

Questa è una delle tante cretinate che stanno per essere varate dal governo del cambiamento. La follia congiunta Grillo-Di Maio ha ideato il ripopolamento delle campagne attraverso l’assegnazione di terre demaniali.

Quindi non centri di ricerca avanzata (non si sa che cosa possono trovare), ma campi, distese di campi in zone aspre e abbandonate, e pesantissime zappe standard.

Definire matti questi cialtroni è poco. Sognano un’Italia che abbandona il nuovo per ritornare esattamente là dove i nonni erano riusciti a fuggire.

Manca solo Di Maio e Salvini a torso nudo che trebbiano il grano, e poi il quadro sarà completo. Infine, è l’aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende.

Infermieri, qui c’è un’urgenza…

Intanto, mentre i nostri governanti si trastullano con queste idiozie, intorno a loro tutto sta accadendo molto in fretta. Non si sa nemmeno se questi mangeranno il panettone o se ne andranno prima. I deputati che contestano Di Maio sarebbero ormai una quarantina (imbufaliti per la deriva a destra dell’alleato Lega). D’altra patte la Lega chiede esplicitamente che Virginia Raggi lasci la poltrona di sindaco di Roma, per incapacità assoluta, e non nasconde l’idea di mettere al suo posto persona del proprio giro (Giorgia Meloni?).

Ma questi sono quasi particolari irrilevanti. A Torino il no esplicito dei 5 stelle alla Tav sta facendo esplodere la città. Si accusa il sindaco Appendino di ogni nefandezza. Ma, soprattutto, di aver bloccato la trasformazione della città, da company town della Fiat, a metropoli del turismo e della cultura e della ricerca. La piccineria dei 5 stelle, la loro ossessione per non fare niente, la loro vista corta (no alle Olimpiadi e adesso no alla Tav) li stanno mettendo in confitto con una comunità che invece ha sempre lavorato e ha sempre saputo trovare bravi amministratori e vie d’uscita alle varie crisi.

Oggi, invece, la città scopre di essere amministrata da una banda di incapaci, nessuno dei quali ha mai fatto niente di sensato nella propria vita (accuse volate in consiglio regionale). Intanto in Puglia i no Tap insistono: sotto accusa c’è l’intero gruppo dirigente dei 5 stelle, accusato di tradimento e peggio.

Ma tutte queste cose sono ancora quasi niente rispetto al resto. E il resto si chiama Italia boccata. In appena quattro mesi la crescita si è fermata, e oggi la crescita italiana sta a zero. Naturalmente, Di Maio trova il modo per dare la colpa a altri: dipende dalla finanziaria che hanno fatto quelli prima di noi. Già, solo che per sei mesi buoni la crescita c’è stata e era anche abbastanza robusta.

E a parte il rallentamento della congiuntura internazionale (ben visibile a chiunque sappia sfogliare un giornale o anche solo guardare la tv) qui entrano in gioco anche i nostri due politici. Seminare paura e organizzare il blocco degli investimenti pubblici non sono esattamente incentivi al consumo e alla vita serena della gente. Ma è esattamente quello che i due compari stanno facendo da mesi.

La ripresa dei consumi (ma è una regola vecchia come il mondo) richiede un ambiente tranquillo, che fra una settimana non sia molto diverso da quello di oggi. Se invece vengo invitato a comprarmi una pistola da tenere in casa perché non si sa mai, la mia prima reazione è quella di nascondere l’argenteria in una buca in giardino e di spedire il figlio maggiore a Chiasso per mettere al sicuro il malloppetto. A cambiare l’auto penserò l’anno prossimo.

In un certo senso, si stanno dando la zappa sui piedi. Il successo della Lega è figlio di dosi crescenti di paura disseminate nella società italiana (che però bloccano i consumi). Il successo dei 5 stelle è figlio di stramberie “decrescenti” (no tav, no tap, no vax), impossibili da mantenere in una società inserita in un contesto dinamico.

Si sono messi controvento e hanno avuto successo. Ma adesso il vento punta verso di loro. E li abbatterà.