Fassina (Pd): riforme con Monti, programma nostro. Debito/Pil 60%? Sì, ma…

di Salvatore Gatti
Pubblicato il 1 Febbraio 2013 7:21 | Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2020 9:22
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Stefano Fassina (LaPresse)

ROMA – Stefano Fassina, quarantasei anni, nato a Roma il 17 aprile del 1966. Membro della segreteria del Partito democratico. Responsabile per l’Economia e il Lavoro del Pd. Uno dei personaggi chiave della prossima legislatura e, se vogliamo, della Terza Repubblica. Laureato in Discipline economiche e sociali alla Università Bocconi. Dal 1996 al 1999 consigliere economico del ministero del Tesoro ai tempi (memorabili) di Carlo Azeglio Ciampi. Dal 2000 al 2005 ha lavorato a Washington al Fondo monetario internazionale. Dal 2006 al 2008 ha lavorato al ministero della Economia e delle Finanze. Oggi, tra l’altro, è direttore scientifico del think tank Nens. Alle primarie del Pd per la scelta dei candidati alle elezioni politiche, è arrivato primo a Roma città. Mario Monti lo voleva “silenziare”. Blitz quotidiano no.

Fassina, l’austerity (come è stata concepita in Germania) che è stata di recente riconfermata dai vertici dell’Unione europea come la strategia vincente dell’Europa ci sta portando verso una situazione rovinosa?

“L’austerity applicata all’Eurozona negli ultimi 4-5 anni certamente non funziona: siamo in una situazione in cui i debiti pubblici aumentano. E non è soltanto un problema di effetti negativi sull’economia reale, sull’occupazione e sulle imprese, ma dopo 4 anni di austerity per le ragioni che sono state indicate in diverse analisi tra le quali quella del Fondo monetario internazionale…”

Quella del capo economista Olivier Blanchard? 

“Quella di Blanchard e altri. E’evidente che la austerity non funziona se nel 2012 i debiti pubblici sono saliti rispetto al 2011 e nel 2013 continueranno a salire. Se non assumiamo come priorità l’economia reale e non spezziamo la spirale recessione/aumento del debito pubblico la situazione rimarrà negativa”.

Diamo un’occhiata all’Europa: in Francia ha vinto il socialista Hollande; in Italia probabilmente vinceranno le sinistre; se questa svolta politica proseguisse in Germania, se vincessero anche lì le sinistre, il vento potrà cambiare in Europa? Si potrà abbandonare la austerity così come la conosciamo?

“Io non credo nei cambiamenti improvvisi, credo nell’evoluzione. Se quello scenario politico a cui lei faceva riferimento si realizzerà credo che quella evoluzione potrà avvenire in tempi più rapidi. Pare che stia maturando nel dibattito europeo una maggiore consapevolezza di quanto sia inadeguata la politica economica attuale, delle correzioni necessarie…Ieri o l’altro ieri a Davos è intervenuto Elio Di Rupo, il premier belga che ha detto in modo un po’ provocatorio come è nel suo stile che se entro il consiglio europeo di giugno del 2013 non vediamo segnali di ripresa vuol dire che dobbiamo cambiare rotta . E’ un’affermazione che sei mesi fa sarebbe stata impensabile; quindi credo che i fatti stanno imponendo a tutti una attenzione diversa…”

In concreto?

“Se ne parla, poco ma la Commissione europea ha allentato il percorso del deficit del Portogallo, lo ha allentato per la Spagna. Di fronte alla economia reale che non funziona e i debiti pubblici che aumentano, ora l’ultimo appiglio un po’ ipocrita è quello di calcolare le variabili in termini strutturali…”

Cioè?

“Non vale più il deficit nominale ma quello corretto per gli effetti del ciclo: una stima assolutamente arbitraria. In questo modo si cerca di far vedere che le cose stanno funzionando come dovrebbero funzionare. In realtà poi le persone non vanno a fare la spesa con il pil potenziale, vanno a fare la spesa con i soldi che hanno nel portafoglio. Credo quindi che il quadro politico sorregga una correzione di rotta basata sui dati di realtà che vanno in direzione opposta”.

Questo implica la rinegoziazione di alcuni patti europei fondamentali come il Fiscal compact?

“Io non parlerei di rinegoziazione, parlerei di una evoluzione. Non dobbiamo tornare sul passato ma costruire. Penso che sarebbe importante, per esempio, dotare la Banca europea per gli investimenti, la Bei, delle risorse necessarie per emettere project bond e finanziare investimenti; che sarebbe necessario interpretare il patto di stabilità e quindi di conseguenza il fiscal compact introducendo un spazio per investimenti innovativi. Penso che a proposito di evoluzione del quadro politico noi dovremmo come Italia andare a vedere la proposta della Merkel di un supercommissario europeo…”

Nel 2008, all’inizio della crisi, la prima cosa che scrissero molti economisti europei e anche qualche premio Nobel americano è che all’Europa mancava un ministro unico dell’Economia; questo supercommissario è in sostanza la stessa cosa? Deve avere poteri su tutte le economie dell’Eurozona?

“Deve aver poteri che assomiglino a quelli di un ministro unico dell’Economia. Ma deve però assumere una correzione di rotta…”

In cosa consiste questa nuova direzione di rotta? 

“Lo dicevo prima. Deve consentire, ad esempio, investimenti fuori dal calcolo del deficit pubblico e quindi dare un po di ossigeno all’economia. Deve, invece di applicare una regola rigida uguale per sempre, considerare l’aggiustamento dei percorsi di rientro a secondo della situazione dell’economia reale; deve promuovere anche un coordinamento delle politiche macroeconomiche per cui, tra Paesi che fanno parte della stessa moneta, non ci si faccia a gara svalutando il lavoro per cui la Germania non fa crescere i salari e noi li dobbiamo far crescere ancora di meno e poi loro ancora di meno e quindi…”

È in atto questa guerra salariale?

“Questa è la ricetta che viene proposta; non è solo austerità , è austerità e svalutazione del lavoro nei paesi in difficoltà. L’insistenza che ha la Commissione europea sugli interventi sul mercato del lavoro che hanno nomi molto nobili, “i giovani” …in realtà sono tutti interventi che hanno lo scopo di ridurre il potere contrattuale dei lavoratori, di ridurre le retribuzioni reali e di favorire la competizione attraverso l’abbassamento dei costi”.

Lei è favorevole in qualità di responsabile della politica economica del Pd al salario minimo garantito?

“Se stiamo parlando di una retribuzione oraria minima per chi lavora, si. Se stiamo parlando di un reddito di cittadinanza no, non solo favorevole”.

Uno degli elementi fondamentali che mancano in Europa e soprattutto in Italia sono i capitali stranieri. Che cosa si deve fare per ricapitalizzare l’Italia?

“Non è tanto un problema di capitali stranieri, non siamo un’economia da Terzo mondo: abbiamo un tasso di risparmio che continua ad essere tra i più elevati nel mondo. Per cui non è un problema di capitali stranieri è il problema di fare in modo che i capitali stranieri o nazionali…”

Si trovino a loro agio a fare impresa?

“Esatto, rimangano a fare impresa in Italia…”

In questo momento l’Italia è un paese un po’ ostile al fare impresa

“Ma io non ho questa percezione di ostilità nei confronti dell’impresa… Non vedo forze significative che sono ostili alle imprese”.

Non parlo dei sindacati, parlo dei costi, di tutti i costi non solo del costo del lavoro.

“I costi sì, sono decisamente ostili. L’energia costa il 30 per cento in più della media europea; poi abbiamo una giustizia civile che non consente l’esigibilità dei contratti; abbiamo pezzi di territorio in cui i sindaci vanno sotto scorta o vengono uccisi… Basterebbe indicare questi punti per vedere la difficoltà per andare avanti”.

La Confindustria lamenta un 68,5 per cento di imposizione fiscale sulle imprese contro un 46 circa della Germania.

“Innanzi tutto bisognerebbe fare i confronti appropriati: non sono sicuro che il confronto che viene riportato sia un risultato esattamente corretto perché ne conosco altri di segno diverso e il costo del lavoro complessivo (comprensivo di contributi sociali) in Italia è comunque più basso della media europea: il problema italiano non è tanto nel costo de lavoro, il problema italiano e’ nella carenza di investimenti e in quei colli di bottiglia che limitano”.

A proposito di colli di bottiglia noi abbiamo un problema che consiste nel fatto che qualsiasi cosa voglia fare un governo italiano, e questo lo dicono anche gli stranieri, ci si scontra con una pubblica amministrazione che non funziona, che è scarsamente produttiva. Che cosa si può fare? Si parla sempre del privato, ma vogliamo parlare della pubblica amministrazione?

“Ne parlo volentieri anche perché la considero “la priorità”, un fattore da aggredire in modo determinato è la pubblica amministrazione. Noi, in questi anni, abbiamo tagliato molto la spesa corrente, abbiamo fatti risparmi di cassa anche consistenti nonostante non si vedano perché i numeri che si citano sono sempre in rapporto al prodotto interno lordo come valore assoluto e siccome il pil è andato giù… In realtà, non abbiamo riorganizzato nessuna macchina amministrativa e paradossalmente abbiamo aggravato l’efficienza perché se c’è un motore che non funziona e uno ci mette ancora meno benzina funziona ancora meno di come funzionava prima…”

Ma non si può non passare attraverso la pubblica amministrazione se si vuol rilanciare l’Italia?

“Assolutamente, noi abbiamo bisogno rivedere il titolo quinto della Costituzione. Bisogna, ad esempio, chiarire che su determinate materie non c’è la concorrenza tra stato centrale e regioni ma alcune materie rilevanti sono, dico, competenza statale.Rivisto il titolo quinto, poi serve un piano industriale proprio come farebbe un imprenditore che arriva a prendere un’azienda che non funziona, serve un piano industriale reale per ogni amministrazione centrale e locale”.

Un altro, serio problema è il debito pubblico: in 20 anni deve arrivare al 60 per cento del prodotto interno lordo. È uno sforzo titanico. Che fare?

“Innanzitutto non è necessario arrivare al 60 per cento: l’importante e che il nostro debito sia riconosciuto come un debito sostenibile, come un debito che si riduce. Poi è assolutamente arbitrario il tempo: l’importante è che la direzione sia chiara. Per fare questo dobbiamo avere un avanzo primario significativo come quello che abbiamo conquistato. E dobbiamo però riprendere a crescere”.

E qua andiamo alla nota più dolente di tutte. Quae è la politica di crescita, quella che si oppone alla politica di austerity cieca che abbiamo seguito finora?

“Il sistema è a moneta unica, non dimentichiamolo. Ci vuole una correzione di rotta nell’area euro perché se noi continuiamo a guardare all’Europa come un’area che deve crescere attraverso l’esportazione, perché questa è la ricetta oggi, non andiamo da nessuna parte. Oggi l’euro ha toccato 1,35 sul dollaro; la banca centrale giapponese e il governo giapponese stanno facendo una politica di svalutazione dello yen; la Federal reserve sta facendo una politica non dico di svalutazione ma di contenimento dell’apprezzamento del dollaro; la Cina ovviamente rimane molto legata al dollaro. Così l’euro diventa una moneta forte. Tutte le previsioni che sono state citate in queste settimane che assumono una ripresa nella seconda metà del 2013 fanno riferimento alle esportazioni di tutti i paesi europei come driver della crescita…”

Per cui lei è dell’opinione che la ripresa ci sarà nel 2014?

“Io sono dell’opinione che la ripresa non è un fenomeno meteorologico ma si determina in base alle politiche che si fanno. Dopo la grande crisi del ’29 c’è stata per dieci anni una dura recessione negli Stati Uniti. Ma quando il presidente Roosevelt ha cominciato a fare le politiche diverse da quelle di Hoover, si è riaperta la prospettiva e quindi è la politica che in qualche modo determina le condizioni affinché ci possa essere una svolta”.

Per esserci una svolta, in Europa, quali poteri diversi dovrebbe avere e come dovrebbe essere riformata la Banca centrale europea?

“Possiamo dare una risposta semplice e dire appunto poteri come le altre banche centrali”.

Tornando in Italia, bisogna fare la manovrina di primavera?

“No, non bisogna fare la manovrina per le ragioni che dicevamo prima: perché aggraverebbe l’economia reale e aumenterebbe il debito pubblico. Dopo di che ci sono diverse voci che non sono state finanziate e sono voci molto rilevanti che vanno dagli incentivi per le ristrutturazioni delle abitazioni che sono state una leva importante fra i pochi investimenti che ci sono stati in questi ultimi anni e che scadono a metà anno e non sono rifinanziati; e poi c’è la cassa in deroga per centinaia migliaia di lavoratori che continueranno ad essere disoccupat”i.

Andando alla rovente situazione politica italiana, all’estero non c’e una visione ancora molto positiva dell’Italia…

“Ovviamente un paese che ha una situazione come l’Italia, dove appunto tra Berlusconi, Grillo e qualcun’altro c’e’ il rischio che metà del Parlamento o comunque una fetta consistente diciamo quasi la metà(Berlusconi e Lega sono intorno al 26 per cento, Grillo intorno al 14 e siamo già al 40 per cento) certamente determina grande preoccupazione in Europa. Io l’ho potuto verificare di persona qualche giorno fa a Londra per la presenza cosi rilevante di Berlusconi sulla scena…”

Solo di Berlusconi o dei due populismi?

“Dei due populismi quello vecchio e quello nuovo… Credo che la campagna elettorale consentirà di riconoscere anche a chi ancora si ostina a non vederlo che da parte nostra c’è grande senso di responsabilità come abbiamo dimostrato in questo anno e mezzo”.

Sel, Pd e Monti: è un puzzle difficile dal comporre? Al di là dell’asprezza dei toni naturalmente forti della campagna elettorale, si può pensare di trasformare questo puzzle in una forza di governo riformatrice?

“Il puzzle è sicuramente difficile da comporre ma per fortuna la composizione non la decidono tre persone, è una composizione che decideranno gli elettori… Gli elettori voteranno e decideranno quale è la piattaforma programmatica che sarà al centro del prossimo governo. Poi credo che sarà il senso di responsabilità di tutti riconoscere il risultato elettorale e contribuire a quella che è stata la piattaforma programmatica scelta dagli elettori”.

Rimane comunque la vostra opzione fondamentale che disse il segretario Bersani: “Noi apriremo comunque al centro”

“Noi vogliamo comunque dialogare con le forze raccolte , con la coalizione, l’area guidata da Monti; riteniamo che la prossima legislatura debba essere una legislatura costituente e riteniamo che ci siano dei cambiamenti delle riforme da fare tali che richiedono una convergenza che vada oltre ai confini del centro-sinistra …ma noi vogliamo affermare il programma con il quale Bersani ha vinto le primarie, il programma della coalizione”.