Perché la Fed non alza tassi in Usa? Paura di Cina, Ue…

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 18 Settembre 2015 11:33 | Ultimo aggiornamento: 18 Settembre 2015 11:45
La sede della Fed

La sede della Fed

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo anche sul sito Uomini & Business dal titolo “Le paure della Federal Reserve”:

Il giudizio generale è abbastanza unanime sul perché la Fed alla fine ha deciso di non fare niente: c’era, e c’è, la preoccupazione di scatenare un terremoto nell’economia mondiale, che sta avanzando fra mille difficoltà. C’è la Cina, i cui problemi sono evidenti a tutti, ma ci sono anche molti paesi “emergenti” che a causa del crollo delle materie prime navigano in acque non buone. In più c’era, e c’è, il timore di provocare scosse troppo grandi sui mercati finanziari. La partita, però, è solo rinviata. E nemmeno tanto in avanti, visto che ben 13 componenti del Federal open market commitee su 17 sono favorevoli a un aumento entro la fine dell’anno. In sostanza, la Fed ha detto: vi lasciamo ancora qualche mese per organizzarvi, ma poi dovremo decidere.

Ma c’è anche il sospetto che la Fed non sia del tutto sicura del buon andamento dell’economia americana. Rialzare i tassi significava dare un’altra spinta verso l0alto al dollaro e quindi rendere ancora più difficili le esportazioni delle merci americane, cosa che si è ritenuta saggia evitare.
Il rialzo dei tassi Usa quindi non scompare dal tavolo, ma rimane lì, in bella evidenza. E sarà meglio prepararsi.

Qui di seguito l’opinione di Marco Vallati, responsabile ricerca e investimenti di Cassa Lombarda


Fed dovish per preoccupazioni internazionali

FATTO 

La Fed ha mantenuto i tassi invariati al minimo storico (banda inferiore 0, banda superiore 0,25%) e la sua politica di reinvestimento dei titoli che giungono a scadenza. 

DESCRIZIONE

La Fed è in gran parte soddisfatta dell’evoluzione dell’economia interna, che descrive in miglioramento simile al precedente commento di luglio: espansione economica moderata, consumi e investimenti in aumento nonostante il canale estero debole, immobiliare e mercato del lavoro migliorati, inflazione ancora sotto l’obiettivo, ma stavolta evidenziata con le aspettative di mercato in movimento da basse a ulteriormente in riduzione e destinata a rimanere bassa nel breve termine anche se nel medio tornerà a crescere verso il 2%. Tuttavia la Fed ha evidenziato che l’andamento dell’economia mondiale e dei mercati finanziari internazionali possono incidere negativamente sull’attività e creare ulteriore pressione al ribasso sull’inflazione. Ne consegue che la Fed aspetterà ulteriori miglioramenti nel mercato del lavoro e soprattutto la ragionevole convinzione che l’inflazione sia orientata a tornare al 2% per avviare il rialzo dei tassi monitorando anche gli sviluppi internazionali. 

INTERPRETAZIONE

Dalla decisione presa e dal commento che l’ha accompagnata, si possono ricavare le seguenti considerazioni negative sulle attese di sviluppo dell’economia:
Se la Fed pensa che l’economia US non può sopportare oggi un aumento dei tassi, forse teme sviluppi dell’economia mondiale particolarmente negativiL’abbassamento da 3,75% a 3,50% del tasso di lungo periodo nelle previsioni dei membri del Fomc denota la stima di un potenziale di crescita economica diminuito.
La presenza di 4 membri del Fomc che nelle proiezioni dei tassi previsti non segnala nessun rialzo nel 2015 rafforza la prima considerazione.

A parziale compensazione delle considerazioni illustrate sopra, si possono sottolineare due minori spunti positivi: 

–          Tra i membri del Fomc, uno (Lacker della Fed di Richmond) era a favore di un rialzo di 25bp già oggi 

–          Tra i 17 membri del Fomc, 13 propendono ancora per un rialzo entro fine anno. 

 Dal momento che le prime argomentazioni sono di maggior rilievo, è probabile che la reazione di breve dei mercati sia negativa su borse, commodity e Usd a causa della stima di minore crescita e della sua maggiore incertezza che si ricava dalla indicazioni della Fed. Dalle stesse consegue anche un supporto per i bond dato il prolungamento dell’attesa di bassa inflazione.

Ricordando però che 13 membri del Fomc restano a favore di un rialzo entro fine anno, è probabile che i movimenti del mercato non saranno eclatanti in attesa dello scorrere dei dati macro e delle future decisioni della Fed.