Costo energetico nullo per l’Italia: sviluppo e occupazione sono un altro film

di Fedora Quattrocchi
Pubblicato il 24 giugno 2013 4:19 | Ultimo aggiornamento: 23 giugno 2013 20:33
Costo energetico nullo per l'Italia: sviluppo e occupazione sono un altro film

Pannelli solari: energia a costo zero ma…

Un conduttore di telegiornale ha dato notizia, con una certa enfasi, che la domenica 16 giugno l’Italia aveva coperto il suo fabbisogno energetico a costo nullo, solo con la produzione di energia rinnovabile, prevalentemente idro-elettrica, ma anche un minimo eolica e solare, per una composizione di fattori interessanti: la domenica era molto ventosa, molto soleggiata e preceduta da un notevole scioglimento delle nevi alpine ed appenniniche, che hanno “rimpinguato” le nostre dighe idroelettriche.

Virtuosamente quindi non abbiamo comperato energia nucleare dall’estero, né energia a carbone (ancora senza cattura e stoccaggio di CO2 in Europa purtroppo) ed abbiamo potuto spegnere le centrali a gas naturale.

Sembra un quadro idilliaco alla “Heidi ti sorridono i monti”: meno emissioni di gas serra, meno inquinamento, meno tutto….

Si, meno tutto: questa contingenza rarissima – forse la prima volta in Italia come ha detto il telegiornale – di una giornata a costo energetico nullo per il Paese, ci deve far riflettere. Meno tutto. Meno tutto.

Il cittadino deve sapere che “meno tutto” significa “meno lavoro” perché meno energia si traduce in meno lavoro. Circa 500.000 disoccupati italiani, moltissimi giovani e donne, che non si muovono, non si incontrano, non producono, non si scambiano materiali e beni.

Sia chiaro a tutti: con questa politica energetico-ambientale, di abolizione del nucleare, del carbone pulito e con delle smart regions a rinnovabili carissime ed ancora scarse, il lavoro non può arrivare.

Confindustria sostiene che non è più il costo del lavoro il primo problema  che fa scappare gli investitori, ma le lungaggini burocratiche per avere autorizzazioni e che noi riusciremo a ridare lavoro a quei 500.000 italiani tra 40 anni. Quando ? Quando la filiera tecnologica delle rinnovabili distribuite a forma di smart grids sarà completamente nelle nostre mani: ora non lo è.

Manca ancora quasi tutto per le smart grids a rinnovabili: le materie prime metalliche per costruirle (se i furti di rame si moltiplicano vi è attinenza ?), le aziende non ancora italiane per produrle, gli ettari liberi per installarle – vista la bassissima densità energetica che caratterizza eolico e solare in termini di [GWh/ettaro/anno] – e solo 1.500 ore anno di attività invece che 8.000 ore di carbone, metano, nucleare e geotermico ad alta entalpia.

Ce la faremo a rimanere immobili per 40 anni ?

È una scelta di Paese, cui non sono né a favore né contraria in linea di principio. Basta essere consapevoli e iniziare da subito a dragare i fiumi e coltivare miniere di metalli e terre rare in Africa.

Anche le spine elettriche e le batterie ricaricabili, per attaccarci le auto-elettriche, son fatte di quei metalli.

Si aprono le danze, si spengono le luci e si riaprono fra 40 anni.