Elezioni 2018. Bandita dai partiti la società civile, le leggi chi le farà? Meglio tanti ignoranti

di Fedora Quattrocchi
Pubblicato il 29 gennaio 2018 9:44 | Ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2018 9:44
Elezioni 2018: in Parlamento pochi candidati della società civile. Troppo competenti?

Elezioni 2018. Bandita dai partiti la società civile, le leggi chi le farà? Meglio tanti ignoranti (nella foto Ansa, la Camera dei Deputati)

ROMA – Un unico imperativo comune per tutti i partiti politici, per queste elezioni del 4 Marzo 2018: esperti della cosiddetta “società civile” siano banditi dal Parlamento! Troppo esperti a scrivere leggi sugli argomenti per cui essi hanno studiato per anni!

Ai politici-politici, ovvero ai politicanti di professione, non Statisti, non è ancora entrato in testa che – finite le ideologie – sono i tecno-politici o i tecnico-tecnici che devono andare in Parlamento in primis. Ovvero non gli entra in testa che i cittadini non vogliono più in Parlamento comitati d’affari e giovincelli narcisi, ma neppure però chi proviene da voti di una “rete” in cui su certi argomenti difficili o strategici per il Paese – in primis energia ed ambiente – il voto di chi ha studiato 2 giorni o bighellona tutto il giorno vale come quello di chi ha Master in tecnologie energetiche low carbon o in comunicazione politica strategica e di public awarness delle tecnologie invasive (termovalorizzatori, discariche, infrastrutture energetiche, pozzi di petrolio, stocaggi gas, insomma “rogne” nostre e non certo dei politicanti, etc…).

Tutti allegramente in Parlamento e magari le bozze di leggi poi le scriviamo noi, come sempre. Se poi i ponti crollano è colpa di noi tecnici ma a tagliare il fiocchetto della inaugurazione dei ponti stessi vanno i politici, in pompa magna.

Proprio non gli entra in testa ai partiti che la società civile che può, che ha diritto più di altri di entrare in Parlamento, deve comprendere persone che si sono evidenziate per eccelse doti manageriali, etiche, giuridiche, tecniche.

In fondo la Scuola di “Frattocchie” del vecchio PCI è morta mentre l’esperienza di Pescara-Villaggio Russeau è l’unica “scuola politica” di discussione ancora viva, insieme forse alla scuola “Magna Carta- Comprendere il XXI secolo” di Gaetano Quagliarello, in cui però certo non vi sono giorni e giorni di confronto tra migliaia di persone. Per quanto riguarda le “mini-scuole” PD, tipo le Feste del PD (già Feste dell’Unità”) e della “Sant’Egidio”non lasciano spazio alle domande da parte dei presenti e quindi non servono a nulla.

Riassumendo quindi: 1) Tajani sta per bruciare la sua carriera politica accettando di rappresentare il berlusconismo come forma mentis, che ha rovinato giovanette e giovanetti, in modo quasi irreversibile e di fatto accetta il tipo di voti acquisiti in Sicilia ed al loro modo di acquisirli;

2) La scure di Renzi sulle liste mostra esclusi e minoranze in rivolta, ma lui non ha capito – perché scoutismo e posto a tempo indeterminato nella ditta del padre non bastano – che il “renzismo” è morto.

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