Feste, locali, calcetto mutilati. Chi ringraziare? Noi che ce ne siamo fregati

di Lucio Fero
Pubblicato il 12 Ottobre 2020 10:21 | Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre 2020 10:21
Lombardia: niente alcol dopo le 18, neanche al supermercato. Vietato bere e mangiare in giro

Lombardia: niente alcol dopo le 18, neanche al supermercato. Vietato bere e mangiare in giro (Foto Ansa)

Feste, locali, calcetto mutilati. Ce li tolgono, in tutto o in parte. Chi ce li toglie? Il governo, il governo impiccione e pasticcione? Oppure il governo attento e responsabile? Oppure ancora feste, locali e calcetto e altro ancora che ci fa vivere meglio ce lo toglie il maledetto coronavirus?

Chi dobbiamo ringraziare per questa mutilazione della nostra vita collettiva? Noi stessi, noi che ne siamo fregati dobbiamo ringraziare, noi che ne siamo, per dirla col tono e timbro adeguati, fottuti.

FESTE PRIVATE, CHI CONTROLLA?

Feste private da evitare, ed ecco subito l’obiezione: e chi controlla? Nessuno controlla. Ma obiezione all’obiezione: che obiezione è? La festa privata, cioè decine e decine di persone in ambiente chiuso a stretto contatto per svariate ore, è un luogo perfetto di contagio. Non farlo è nell’interesse di chi n on le fa. Domandarsi chi controlla dovrebbe essere altrettanto illogico e sciocco del domandarsi chi controlla che l’anziano prenda le pillole per la pressione o chi controlla al mattino ci si lavi i denti. Non certo il carabiniere, il poliziotto o il governo. Dovrebbe essere un’obiezione illogica e sciocca ma non lo è perchè non è un’obiezione, è parte del gioco a fregarsene. La parte del faccio finta di non capire o non capisco davvero.

Alle feste private luogo di contagio può mettere stop solo la gente che le feste private le fa. 

CERIMONIE, BATTESIMI, COMPLEANNI…CHI LE CONTA LE PERSONE?

Cerimonie, battesimi, comunioni, compleanni, matrimoni…governo ordina numero massimo di persone presenti. Ma chi le conta poi davvero quelle davvero presenti? Ovviamente nessuno. Non ci può e non ci deve essere un carabiniere ad ogni cerimonia. Dovrebbero essere gli sposi, i parenti, i testimoni, i celebranti a dire stop ad un certo numero. E dovrebbero essere gli invitati eventualmente a declinare. Cerimonie di vario tipo fonte e culla di contagio con poca gente dipendono solo e soltanto dalla gente che fa compleanni, battesimi, matrimoni…La stessa gente che è d’accordo che sia così, che poca gente alla cerimonia. Purché non sia la “sua” cerimonia.

BAR, RISTORANTI, PUB…CHE COLPA HANNO?

Bar e pub che fuori a far mucchio e chiacchiera e focolaio il governo ti proibisce di “stazionare”. Come? Ora non si può stare neanche in piedi per strada per conto proprio? E quanti metri è fuori? E quanto tempo fermo è proibito e quanto no? Obiezioni in perfetta mala fede. Lo sanno tutti, lo vedono tutti che fuori da pub e bar a sera in decine decine e centinaia non esercitano la libertà di passeggio e conversazione, si fa invece mucchio in spregio e dispregio della responsabilità e obbedienza civile e sanitaria.

Ma non ci sarà carabiniere o poliziotto che tenga, non si può scaricare sulle gente in divisa quel che la gente tutta omette, dribbla, ignora, salta. Gestori di bar e pub dovrebbero davvero far entrare poca gente per volta (altrimenti il caffè al bar è un simpatico petting col contagio), distanziare davvero i tavoli, evitare l’altalena tra il non mi compete e l’altrimenti non ce la faccio con i conti. Dovrebbe essere la gente che lavora con bar, pub. locali, ristoranti a gestire l’ordine sanitario e sociale a casa e bottega loro. Dovrebbero…anche nel loro interesse di cassa. Se solo avessero voglia di guardare al prossimi 12 mesi e non alle prossime 12 ore.

CALCETTO, CHE MALE FA? E ALLORA IL BUS?

Calcetto e sport di contatto bloccati, ci levano anche questo e allora la gente ammassata sui bus e in metro non sta più ammassata che su campi e campetti correndo appresso ad un pallone? Certo, sui bus si sta più ammassati che squadra contro squadra in campo. Però sui bus ci si deve andare, per forza. Ipocrita e impraticabile è la percentuale 80% della capienza. Deficit di verità e realismo su bus e metro. Ma calcetto (e palestre e piscine) non sono diritti incomprimibili bisogni naturali e priorità esistenziali (con buona pace di Roberto Mancini) come i bus. Scuola e lavoro valgono il rischio del contagio, il calcetto decisamente un po’ meno. 

DPCM, FAMMELO LEGGERE COSI’ TROVO ERRORE ED ALIBI

Dpcm che va ad amputarci parte della nostra vita, la parte del divertimento, dello svago. Dpcm che già ci si scambia nella forma delle anticipazioni. E la lettura è golosa. Golosa nel trovare l’errore, l’incongruenza, l’inapplicabilità, la contraddizione. Golosa nel cercare e trovare un alibi per aggirare, mugugnare, pronunciare il rancoroso o semplicemente dispiaciuto: “ci levano questo e questo e anche questo…”.

L’importante è allontanare la realtà. e la realtà è che ce lo siamo levato noi. Noi che al mare per tutta l’estate la mascherina che? Noi turisti e in vacanza che per tutta l’estate distanziamento che? Noi gestori di bar e ristoranti che un metro di distanza per ogni cliente è durato due settimane e poi via. Noi gestori di pub e locali serali e notturni che buttane dentro di gente e se fuori che no sono ammassati trecento, altri trecento in un marciapiede, porta loro da bere.

Noi che per tutta l’estate (e anche dopo) abbiamo organizzato feste a casa e compleanni con tutti i parenti e amici e super banchetto matrimoniali e battesimi cresime che dovevano essere feste ricche di gente. Noi clienti di bar, discoteche, ristoranti che ce ne siamo fregati, noi genitori e nonni che davanti ad una scuola non riusciamo a fare una fila e con istinto bovino facciamo comunque mucchio. Noi genitori che bimbi a scuola con mascherina ma pomeriggio a casa di amici non compagni di scuola. Noi adolescenti che a scuola distanziati e pomeriggio e sera in pizza e bar ammucchiati.

Noi incoscienti e illusi che in perfetta buona fede ce ne siamo fottuti della realtà e lo abbiamo fatto in massa per una estate intera, noi che non abbiamo avuto la forza intelligente di dire a noi stesso un questa estate non si balla. Noi che abbiamo creduto fosse saggezza trattare la pandemia come un soggetto sociale con cui…si apre un tavolo e si tratta. Ecco è noi stessi che dobbiamo ringraziare per questa vita di nuovo amputata, la nostra stessa incontinenza contrabbandata per senso comune. IL buon senso e la scienza dicevano che non era finita a luglio, lo diceva la storia delle pandemie, lo dicevano perfino i numeri dei contagi. Ma noi, praticamente ciascuno di noi, ha fatto nella sua privata sfera economica e sociale letteralmente orecchie da mercante. Ci abbiamo guadagnato l’amputazione della vita collettiva.