Qualche goccia di Flat Tax, se prima non arriva la recessione

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 4 agosto 2018 12:24 | Ultimo aggiornamento: 4 agosto 2018 12:24
di maio flat tax

Qualche goccia di Flat Tax, se prima non arriva la recessione

Com’era la battuta di Churchill rivolta ai suoi colleghi di ritorno in patria dopo aver firmato il patto di Monaco con Hitler? “Potevano scegliere fra la guerra o il disonore, avranno la guerra e il disonore”. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Giorgetti, la testa pensante della Lega, il politico, dice: “O flat tax e reddito di cittadinanza insieme o non se ne fa niente”. Appunto, niente. Non avranno niente.

Ieri grande riunione di vertice con il solo scopo di far dire al riottoso Giovanni Tria, ministro dell’economia, che flat tax e reddito di cittadinanza si possono fare da subito. E Tria li ha accontentati (lui è lì per tenere insieme capre e cavoli), aggiungendo una sola parola, ma significativa: avvio.

Insomma, qualche sprazzo di flat tax e quale goccia di reddito di cittadinanza, un piccolo cocktail da servire alle masse affamate.

Lo stesso Tria ha aggiunto, per essere chiaro fino in fondo, che con lo spread non si scherza. Come a dire: io cercherò di darvi qualcosa, ma prima devo vedere che cosa fa lo spread, cioè che cosa fanno i mercati. Mercati che già non si fidano di noi.

E certo non aiutano dichiarazioni come quelle del ragazzo padano Salvini: prima viene la crescita, poi il rispetto dei vincoli di Maastricht.

Ecco, da un paese che ha 2300 miliari di debiti e che ogni anno deve piazzare 500-600 miliardi di nuovi debiti, i mercati si aspettano esattamente il contrario: prima dimostrate che non siete avviati verso la bancarotta, poi fate quello che volete.

Il “quello che volete”, peraltro, fino a oggi non esiste: nessuno ha visto misure per la crescita. L’unico provvedimento approvato, il terribile decreto dignità, a detta di tutti ostacola la crescita e produce disoccupazione. Di Maio, autore di quel pasticcio, dice che contro ci sono le lobby della Confindustria, degli agricoltori, oltre naturalmente ai soliti Bilderberg e Soros (e Renzi). Dimentica, ma è giovane e non troppo istruito, che i posti di lavoro li creano le imprese, mica quei ciarlatani che lui ha portato in Parlamento (e che, quindi, almeno loro, un posto lo hanno trovato, e anche ben pagato).

E’ anche vero però che il cielo acceca quelli che vuole perdere. E è evidente che il cielo vuole perdere Di Maio. Un solo caso: lui sta giocando con l’Ilva di Taranto, senza nascondere di voler arrivare alla sua chiusura. Ebbene, insieme all’Ilva se ne andrebbero 20 mila posti di lavoro e l’1 per cento del reddito nazionale. Con il che l’Italia piomberebbe immediatamente in recessione. Forse Salvini (“Prima la crescita”) dovrebbe gettare un occhio su quello che sta facendo il  suo ministro dell’Industria: sta preparando la recessione prossima ventura, in omaggio alle strampalate teorie del suo guru, un noto comico da strapazzo.

E a quel punto, serviranno un milione di tweet dalla Russia per convincere gli italiani che la colpa è d Soros e di Renzi. Ma arriveranno, puntuali. Putin non può lasciarli soli.

Articolo tratto da Uomini & Business (http://www.uominiebusiness.it/default.aspx?c=635&a=26875&tag=04-08-2018-Qualchegocciadiflattax).