Pensionati tutti da rottamare? Non possono fare niente, neanche gratis

di Franco Abruzzo
Pubblicato il 28 Ottobre 2014 13:31 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2014 13:32
Pensionati tutti da rottamare? Non possono fare niente, neanche gratis

Pensionati tutti da rottamare? Non possono fare niente, neanche gratis

ROMA – Franco Abruzzo ha diffuso questo segnale d’allarme chiedendosi e chiedendoci: “Pensionati da rottamare?”.

Gli alti dirigenti del MIUR hanno deciso che chi è pensionato non possa candidarsi alla presidenza di Conservatori ed Accademie di Belle Arti, pure se svolgesse il proprio compito a titolo gratuito. Per questo hanno provveduto a respingere le terne di candidati alla presidenza, proposte dai singoli Istituti al Ministro, perché comprendevano l’indicazione di personalità in pensione. L’articolo 6 della legge n.114/2014, nella sua confusa formulazione, ad una prima lettura sembra interdire ai pensionati italiani, sia pubblici che privati, qualsiasi incarico o carica da parte delle Amministrazioni pubbliche (con ciò violando il principio costituzionale dell’uguaglianza di trattamento tra i cittadini).

Riporto qui di seguito una nota di Sergio Cordibella, presidente della Conferenza Nazionale:

 

Che tipo di leggi licenzia il nostro Parlamento? La domanda non è peregrina. Lo scorso 11 agosto è stato approvato in via definitiva il decreto legge Madia sulla Pubblica Amministrazione. L’articolo 6 del provvedimento, (legge n.114/2014), nella sua confusa formulazione, ad una prima lettura sembra interdire ai pensionati italiani, sia pubblici che privati, qualsiasi incarico o carica da parte delle Amministrazioni pubbliche. Insomma si sarebbe decisa per legge una generale rottamazione di tutti i pensionati italiani. Se questa fosse realmente la volontà del legislatore, si tratterebbe di una enorme sciocchezza.

Sul piano del diritto si configurerebbe come una discriminazione lesiva del principio di uguaglianza tra i cittadini, priva di alcuna ragionevolezza e legittimità. Nel merito poi, si deciderebbe di non avvalersi in modo permanente di un patrimonio di esperienze e di competenze di tanti cittadini, in molti casi assai preziose per l’interesse generale del Paese. Il caso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la cui veneranda età è nota, è a questo proposito clamorosamente emblematico. Anch’egli fuori legge?

Lo stesso Governo Renzi, che è all’origine del Decreto legge con la norma incriminata, ne ha dato una applicazione quanto mai elastica, nominando Commissario dell’INPS Tiziano Treu, persona degnissima, ma professore universitario in pensione. Secondo Treu i Ministri interessati avrebbero valutato la norma sulla incompatibilità, “concludendo che non si applica alle nomine del Governo” (Corriere della Sera, 21/10/2014). Tesi piuttosto singolare, secondo la quale una legge varata dal Governo, varrebbe per tutte le Amministrazioni pubbliche tranne che per lo stesso Governo! Risulta chiaro al contrario che la stessa flessibilità interpretativa deve essere applicata in tutti i comparti pubblici.

Gli alti dirigenti del MIUR, con uno zelo degno di miglior causa, -(per esempio, erogando finalmente a Conservatori ed Accademie i pochi fondi disponibili per l’anno in corso, evitando il rischio che siano revocati dal Ministero della Economia)-, hanno deciso che chi è pensionato non possa candidarsi alla presidenza di Conservatori ed Accademie di Belle Arti, pure se svolgesse il proprio compito a titolo gratuito. Per questo hanno provveduto a respingere le terne di candidati alla presidenza, proposte dai singoli Istituti al Ministro, perché comprendevano l’indicazione di personalità in pensione. Senza attendere peraltro che il Ministero della Funzione Pubblica si esprimesse sulla interpretazione di questa legge confusa. Urge un intervento del Ministro Giannini.