Pensioni. Contributi in banca, darebbero fino al doppio dello stipendio

di Franco Abruzzo
Pubblicato il 17 febbraio 2015 8:42 | Ultimo aggiornamento: 17 febbraio 2015 8:44
Pensioni. Contributi messi in banca, darebbero fino al doppio dello stipendio

Tito Boeri, neo presidente dell’Inps. Vuole ricalcolare le pensioni per tagliarle

MILANOLe pensioni sono diventate i veri ammortizzatori sociali dell’Italia della crisi. Tutti i Governi degli ultimi anni, da Berlusconi a Monti, a Letta le hanno massacrate in tutti i modi dalle tasse ai congelamenti ai tagli. Per il Governo italiano le pensioni sono un tesoro nascosto e illecito da saccheggiare: eppure se gli italiani avessero messo quei soldi in banca o in una assicurazione oggi godrebbero di pensioni molto più alte, da una volta e mezzo al doppio dell’ultimo stipendio.

A queste conclusioni porta lo studio, che in 2 pagine riassume i concetti salienti che tutti dovrebbero conoscere per sfatare dicerie, chiarire in modo inequivocabile alcuni concetti sulle pensioni contro una serie di equivoci e “leggende metropolitane” sul sistema pensionistico italiano, diffuse ad arte per creare una “categoria bersaglio”. Emerge la reale situazione dei pensionati e del loro importante ruolo di “ammortizzatore sociale” nel nostro paese sopratutto in un periodo di crisi come questo. 
I concetti qui sviluppati sono basati su dati ufficiali (INPS, ISTAT etc.) così da avere una solida base di valutazione. Su questi dati sono state fatte elaborazioni (facilmente verificabili) e si è arrivato alle sintetiche conclusioni esposte di seguito:

1. Il costo lordo delle pensioni è di 270 Mld € ma 66 Mld € ritornano allo Stato come IRPEF per cui il costo netto delle pensioni è di soli 204 Mld €

2. La tassazione è la più alta dell’UE: una pensione di 3 volte il minimo (1500€/lorde mese) è tassata per 4000 € in Italia, 39 € in Germania, 1005 € in Francia, 1391 € in Inghilterra, 1836 in Spagna; per questo motivo (sul netto) il costo del sistema pensionistico italiano scende al 4° posto in EU.

3. Dal 1996 a oggi: per ben 13 volte è stata decurtata l’indicizzazione ISTAT al costo della vita, con un effetto PERMANENTE per tutta la vita pensionistica. L’effetto globale di questa decurtazione ammonta a qualche centinaio di Mld €.

4. a. Il pensionato aiuta i figli adulti in difficoltà economiche precari, disoccupati o in cerca di occupazione.

b. Il pensionato compra ai figli adulti la casa di abitazione (con i risparmi già tassati)

c. Il pensionato paga il mutuo della casa dei figli.

d. Il pensionato contribuisce alle spese per i nipoti (vestiario, asilo, mensa, pediatra, medicine etc).

e.  Il pensionato accoglie in casa propria e aiuta i figli separati (perdita alloggio, assegno al coniuge)

LE PENSIONI SONO DIVENTATE I VERI AMMORTIZZATORI SOCIALI

5. Un calcolo semplice dimostra che se si fossero investiti in banca al TUS medio tutti i contributi versati all’ INPS in 40 anni di lavoro; per riottenere in 20 anni di vita pensionistica la cifra versata tenendo conto dell’ammortamento della moneta e degli interessi bancari, si dovrebbero avere pensioni rapportate all’ultima retribuzione come da tabella:

 

Retribuz lorda iniz/Retribuz lorda finale Pensione lorda annua / Retribuz lorda finale
1/6 150,6 %
1/5 154,7 %
¼ 160,9 %
1/3 171,2 %
½ 191,8 %

 

Quest’ultimo calcolo smentisce nella maniera più clamorosa tutta la teoria del retributivo/contributivo.

6. Se invece di versare obbligatoriamente all’INPS i contributi, si stipula una polizza vita privata, alla morte del titolare l’intero ammontare del premio in liquidazione va al superstite invece che una % in funzione del reddito del superstite.

7. Dopo il Tribunale di Palermo (ordinanza 6/11/2013) e la Corte dei Conti della Regione Liguria (ordinanza 25/7/ 2014) anche la Corte dei Conti della Regione Emilia Romagna con due ordinanze 13/5/2014 (pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale della Corte Costituzionale n° 41 dell’1/10/2014) ha sollevato “eccezione d’incostituzionalità” delle norme che, vigente il Governo Monti, hanno disposto per il biennio 2012-2013 il “blocco della rivalutazione automatica delle pensioni d’importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS” (art. 24, comma 25, del D.L. n° 201/2011, convertito nella legge n° 214 del 2011). Secondo i giudici rimettenti sarebbero violati i principi di uguaglianza, di proporzionalità e adeguatezza della retribuzione anche differita (pensione) nonché della garanzia previdenziale, della capacità contributiva e del concorso di tutti i cittadini alle spese pubbliche quali sanciti dalla nostra Costituzione.

Sarebbero violati anche taluni principi sanciti dalla Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo (diritto dell’individuo alla libertà e alla sicurezza; diritto di non discriminazione; diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente; diritto alla protezione della famiglia sul piano giuridico, economico e sociale; diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali).

Su ciascuno di questi punti c’è molto da riflettere prima di azzardare una qualsiasi azione volta a decurtare il valore di quel bene prezioso che sono le pensioni italiane.