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Pensioni. Contributo solidarietà: ok di Tito Boeri ignora Corte Costituzionale

di Franco Abruzzo
Pubblicato il 4 Marzo 2015 9:59 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2015 12:10
Pensioni. Contributo solidarietà: ok di Tito Boeri ignora Corte Costituzionale

Pensioni. Contributo solidarietà: ok di Tito Boeri ignora Corte Costituzionale

ROMA – Ancora a proposito di pensioni e contributo di solidarietà per quelle più elevate: ieri  il nuovo presidente dell’Inps Tito Boeri ne ha ribadito necessità e opportunità, subordinate a un ricalcolo attraverso il sistema contributivo degli assegni in pagamento, suscitando, specie sul web, reazioni e proteste. Franco Abruzzo pone l’accento, al di là di considerazioni prettamente politiche, sulla legittimità costituzionale dell’intervento.

Tito Boeri preannuncia un contributo di solidarietà (che già c’è dal gennaio 2014) sugli assegni più alti e il ricalcolo degli assegni (tutti?) con il metodo contributivo (campo minato dove lo aspettano Sel e l’ala antirenziana del Pd). Non una parola sulla Consulta che dovrà decidere sulla perequazione e sul prelievo della legge 147/2013 (con scaglioni del 6, 12 e 18% sugli assegni superiori ai 90mila euro lordi annui).

La Consulta con la sentenza 116/2013 ha già stabilito che, quando la Patria è in pericolo, devono pagare tutti (cittadini pensionati e cittadini in attività). E poi come la mettiamo con le doppie pensioni dei parlamentari e con la decisione della Camera di non toccare le indennità degli ex-colleghi?

“La gente – ha aggiunto Boeri – ci percepisce come coloro che decidono, invece noi applichiamo le leggi”. Come dire che il pallino è nelle mani del Governo e del Parlamento. Il neo presidente non ha speso un parola sulla Corte costituzionale, chiamata a decidere sulla perequazione (mancata) e sul prelievo della legge 147/2013 (Governo Letta) che incide sulle pensioni superiori a 90mila euro lordo (con scaglioni del 6, 12 e 18 per cento).

Non una parola sul ricalcolo delle pensioni con il metodo contributivo, che dovrà occuparsi anche delle pensioni basse tra mille e duemila euro per rispettare il dettato costituzionale dell’uguaglianza di trattamento. Su questo punto lo scontro (con il Sel di Vendola e con la parte del Pd che fa capo a Fassina e Cuperlo) sarà durissimo, perché il metodo contributivo massacra le pensioni basse ed esalta quelle alte.

Un Boeri, prudente rispetto ad altre interviste del passato, ma anche ottimista nonostante il terreno minato che dovrà attraversare, si immagina un percorso che, in deroga alla rigidità dell’uscita dal lavoro stabilita dalla riforma Fornero a 66 anni, l’anticipo a 62 anni possa scattare solo dopo il ricalcolo delle pensioni in pagamento con il sistema contributivo (non prima della prossima legge finanziaria) e solo per chi sarà intenzionato a farlo.