Pensioni d’oro, tagliarle non puoi, la Corte dei Conti spiega perché

di Franco Abruzzo
Pubblicato il 20 ottobre 2018 11:59 | Ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2018 12:34

 

Pensioni d'oro, tagliarle non puoi, Corte dei Conti spiega perché

Pensioni d’oro, tagliarle non puoi, la Corte dei Conti spiega perché

Pensioni d’oro, tagliarle non puoi, la Corte dei Conti spiega perché. Il pensionato d’oro vince la causa. Ecco la sentenza che impedirà il taglia-pensioni. La sezione centrale d’appello della Corte dei Conti ha dato ragione a Mario Cartasegna, 77 anni, di Perugia, che con 651mila euro annui numero due nella classifica dei superpensionati italiani. 

La notizia è su Libero, lo scoop è di Mauro Suttora.

La sezione centrale d’appello della Corte dei Conti ha infatti dato ragione a Mario Cartasegna, 77 anni, di Perugia, che con 651mila euro annui guida la classifica dei superpensionati italiani, superato solo da Mauro Sentinelli, l’ex ingegnere Telecom che incassa 1,2 milioni. Cartasegna, a pari merito con Mauro Gambaro e Alberto De Petris, si accontenta di 50mila lordi per 13 mensilità (25mila netti al mese). Segue a ruota Vito Gamberale (ex capo Tim e Autostrade), 45mila.

L’avvocato Cartasegna fino al 2008 era un semplice dipendente pubblico, capo dell’ufficio legale al comune di Perugia. Quindi creò scalpore la rivelazione della sua pensione astronomica, da parte dell’anticasta Gian Antonio Stella sul Corsera nel 2015. Com’è potuto accadere? Semplice: oltre al suo stipendio fisso, l’avvocato percepiva anche parcelle sulle cause vinte, con relativi contributi. Che a fine carriera si sono accumulati in notevole somma. Altra gogna pubblica per Cartasegna quando Mario Giordano lo inserì nel suo libro ‘Vampiri’.

Nel 2016 l’Inps, ricostruisce Suttora, tenta di rimediare, stabilendo col comune di Perugia che gli onorari extra non potevano essere calcolati ai fini pensionistici, perché non erano fissi e continuativi. E decurta drasticamente la pensione: da 25mila a 5.300 mensili netti. Non solo: gli chiede pure 3,6 milioni per gli arretrati di otto anni.

La pensione di Cartasegna finisce alla Corte dei Conti. Nel dicembre 2017 la giudice di Perugia in primo grado dà ragione all’Inps: gli onorari non possono essere considerati ai fini del calcolo pensionistico. Ma la sentenza d’appello (e definitiva) ribalta tutto: sono scaduti i tempi per la revisione del ‘montante contributivo’ della pensione, che doveva essere effettuata entro tre anni.

Inoltre, spiega l’avvocato Alarico Mariani Marini, difensore di Cartasegna specialista in diritto amministrativo, i calcoli erano stati effettuati con criteri fissati dall’Inpdap d’intesa con l’Agenzia delle Entrate, che l’Inps, subentrata all’Inpdap, aveva seguitato ad applicare in base a una sentenza del Tar dell’Umbria del 1997″.

Ricordiamo, per buon peso, le due sentenze della Corte costituzionale (nel 2013 e 2015) che hanno ristabilito i diritti acquisiti, nonostante i tentativi dei governi Berlusconi-Tremonti, Monti e successivi di sforbiciare le pensioni.