Pensioni. Poletti sconfessa Tito Boeri: dal ministro Renzi manda a dire..

di Franco Abruzzo
Pubblicato il 31 Marzo 2015 12:13 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2015 12:32
Pensioni. Poletti sconfessa Tito Boeri: dal ministro Renzi manda a dire..

Pensioni. Poletti sconfessa Tito Boeri: dal ministro Renzi manda a dire..

MILANO – Segnalo alla attenzione dei lettori di Blitzquotidiano e in particolare, ma non solo, dei pensionati, un articolo pubblicato su Blastingnews a firma Fitzwilliam Darcy che già dal titolo dà un’idea del caos che imperversa sulle pensioni ai massimi livelli in Italia. Il titolo è “Riforma pensioni. Il Governo Renzi sconfessa Boeri“. Boeri è Tito Boeri, da poco presidente dell’Inps dopo una brillante carriera fra Bocconi e Repubblica, alla corte di Carlo De Benedetti.

Il tema della riforma pensioni per il 2015 torna ad essere centrale nel governo Renzi. Le ultime news riportano alcune dichiarazioni del ministro del Lavoro Poletti che sembra sconfessare alcune proposte di Tito Boeri, affermando che rischiano soltanto di creare confusione e malcontento generalizzato.

Tito Boeri era intervenuto sul tema della riforma pensioni, che il governo Renzi sembra essersi impegnato a valutare e a discutere entro la fine del 2015, ed era intervenuto rilanciando non soltanto il tema classico della “flessibilità” in uscita, ma anche proponendo un ricalcolo degli assegni già maturati tramite l’utilizzazione soltanto del sistema contributivo, da questa politica di “tagli” si potrebbero trovare le risorse per la razionalizzazione del sistema e per un’eventuale riforma del sistema previdenziale.

Su quest’insieme di proposte è intervenuto il ministro del Lavoro Poletti che ha ribadito come sia in atto un lavoro preliminare di studio della questione, lavoro che proseguirà fino a giugno, e che al centro delle discussione ha soprattutto la situazione di chi ha tra i 55 e i 65 anni ed è fuori dal mercato del lavoro senza la possibilità di accedere alla pensione. Parte, poi, l’attacco alla proposta di Boeri di intervenire sugli assegni già in essere: in primo luogo, spiega Poletti, gli assegni più alti già subiscono un meccanismo di contributo di solidarietà, in secondo luogo sarebbe un’operazione non soltanto complessa dal punto di vista amministrativo, ma che rischierebbe di creare confusione nei cittadini e grande malcontento.