Pensioni: prima di ridurle, tagliare le spese, consiglieri, contributi…

di Franco Abruzzo
Pubblicato il 22 Aprile 2015 7:49 | Ultimo aggiornamento: 22 Aprile 2015 7:49
Pensioni: prima di ridurle, tagliare le spese, consiglieri, contributi...

Romano Bartoloni: Prima di ridurre le pensioni, tagliare le spese, consiglieri, contributi…

ROMA – Franco Abruzzo ha pubblicato questo articolo anche sul suo blog.

Romano Bartoloni (presidente del ‘Gruppo romano giornalisti pensionati’) accusa i consiglieri d’amministrazione dell’Inpgi di voler imitare Tito Boeri:

“Sono entrati nell’ordine delle idee di una sforbiciata ai tetti degli assegni previdenziali dei giornalisti”. Ma può il cdA dell’Istituto agire contro la Corte di Cassazione e i giudicati costituzionali e chiedere l’avallo del Governo a un provvedimento (simile a quello vagheggiato dal presidente dell’Inps) censurato e stroncato alla radice appena il 15 aprile dal ministro Giuliano Poletti con un intervento alla Camera?

Vi propongo l’intervento di Romano Bartoloni su questo tema e altri spunti interessanti.

L’Inpgi naviga in cattive acque ed è alla ricerca di vie d’uscita. Peraltro, non facili da trovare con un disavanzo di bilancio di 100 milioni. Crollate retribuzioni e, quindi, contribuzioni previdenziali, pensioni ed ammortizzatori sociali (il costo salito alle stelle con i contratti di solidarietà diffusi a raffica) si sono salvati finora grazie alla rete di sicurezza del patrimonio immobiliare. Ma sono in vista altre mazzate per l’Istituto. Bussano alle porte una sfilza di altri prepensionamenti, ma il contributo pubblico si è esaurito.

E dopo dove si va a parare? Se il presidente dell’Inps, Boeri, ha in mente (ma smentito dal Governo) di chiedere “un contributo di equità” per le pensioni superiori alle 2mila euro, all’Inpgi, in sintonia sotto sotto, si comincia ad entrare nell’ordine delle idee di una sforbiciata ai tetti degli assegni previdenziali dei giornalisti.  Secondo Franco Abruzzo, presidente dell’Unione pensionati italiani “alcuni impreparati e stravaganti consiglieri inpgi hanno proposto questi tagli a titolo di ipotesi: 1% sulle pensioni fino a 30mila euro annui; 2% da 31 a 60mila; 4% da 61 a 91mila; oltre prelievi in atto da 6,12, 18% ex legge 147/2013”. Allo stato dei fatti, però, il cda dell’Istituto ha le mani legate da sentenze della Consulta e della Cassazione. E poi incontrerebbe l’altolà del Governo che ha detto chiaro e tondo, con il presidente Renzi e con il ministro del lavoro Poletti, che le pensioni non si toccano. Vedremo se le bugie hanno le gambe corte.

Se la rottamazione di colleghi ancora giovani e prestanti senza rimpiazzi decentemente retribuiti sta mettendo alle corde le nostre organizzazioni, le tanti voci delle spese, oltre quelle istituzionali, diventano insopportabili con questi chiari di luna. Già l’obbligo statutario della solidarietà è stato ridotto al lumicino: tagliati persino i mutui, non restano che i prestiti a misura sempre più bassa. Anche in casa nostra bisognerebbe trovare una cura dimagrante e fare le pulci ai conti con la mano della spendig review.

Il record dei record è battuto dall’Ordine dei giornalisti, con 144 consiglieri nazionali (più quasi altri 180 nei consigli di disciplina). Ma anche gli altri organismi non scherzano: 69 consiglieri ha l’Inpgi e ben 117 la Fnsi, 80 delegati la Casagit. Il servizio previdenziale e assistenziale per i colleghi dovrebbe essere volontario e svolto a titolo gratuito come avviene nel sindacato.

Ma a pesare sulla bilancia non è soltanto una pletorica organizzazione, ma anche le generose contribuzioni al sindacato dal centro alla periferia sotto la voce servizi di assistenza non sempre controbilanciata da pezze d’appoggio. L’Ingpi sborsa quasi 2milioni e mezzo di euro, per l’esattezza 2.449.325 euro dei quali 280.195 alla FNSI che diversamente dalle Ast non gestisce direttamente servizi per i colleghi. La Casagit distribuisce 1.117.000 alle Ast e ben 622mila alla Fnsi. Una volta Inpgi e Casagit vivevano sotto un solo tetto. Perché non rimetterle assieme risparmiando tanti bei soldini.

Grido di allarme di Stampa romana sul precario stato di salute dell’Inpgi. In un documento si denuncia fra l’altro: il forte squilibrio fra entrate e uscite previdenziali con pensionamenti e prepensionamenti in crescita esponenziale (oggi i pensionati sono poco più di 8mila contro circa 16mila colleghi in attività ndr) e con l’esplosione degli ammortizzatori sociali. E ancora: la gestione e la manutenzione del patrimonio immobiliare suscita preoccupazione. In un mercato che li ha ridimensionati, i canoni di affitto sono troppo alti per i colleghi e le case sfitte sono in aumento (oltre 100 solo a Roma ndr). La situazione richiede riforme statutarie e una revisione dei costi. Il taglio delle spese si realizza attraverso un ridimensionamento degli organismi rappresentativi e la “moderazione” degli emolumenti degli organi dirigenti e di controllo.

Tallone d’Achille per il servizio sanitario sempre più esoso e fiscale nel tentativo di arginare le falle del suo disavanzo. Per analisi, rx e dintorni si paga oltre il ticket, la tariffa regionale (una sorta di superticket), i cui costi variano da un capo all’altro della penisola secondo assurdi criteri di disuguaglianza tra cittadino e cittadino. Nel Lazio, 14 euro, è fra le più alte d’Italia. Così succede che la somma dei balzelli supera i prezzi della prestazione eseguita in regime privatistico. Fatti quattro conti, si risparmia senza ricorrere alla ricetta rosa, e magari si recupera la spesa attraverso l’assicurazione privata, come dai noi la Casagit. Che è costretta a mettere una toppa a un’assurdità della politica sanitaria.