Ricalcolo pensioni. Tito Boeri ignora la legge Mosca, per lo Stato prepara un disastro

di Franco Abruzzo
Pubblicato il 9 Aprile 2015 7:44 | Ultimo aggiornamento: 9 Aprile 2015 7:44
Ricalcolo pensioni. Tito Boeri ignora la legge Mosca, per lo Stato prepara un disastro

Tito Boeri sempre sotto attacco per le sue idee sul ricalcolo delle pensioni

MILANO – Ai pensionati di oggi, ma anche a quelli di domani, propongo la lettura di questi due documenti. Il primo è una lettera del giornalista Ezio Chiodini al Corriere della Sera sul tema “Pensioni. Tito Boeri e l’operazione trasparenza”, il secondo è un intervento di Paolo Mastromo, giornalista e marketing manager, che definisce un “caso di evoluzione non funzionale” il progetto di Tito Boeri, neo presidente Inps, sul ricalcolo delle pensioni.

In sintesi, ta tesi di Ezio Chiodini è questa:

Pensioni. Boeri e l’operazione trasparenza. Sarebbe davvero interessante conoscere, per esempio, quanto ci sono costate e ci costano ancora le baby pensioni, quanto ci costa la regalia (in termini di annualità contributive) fatta con la legge Mosca a favore dei dipendenti dei sindacati e dei partiti politici. Chi gode di contributi figurativi. Quali categorie sono state avvantaggiate nei conteggi.

Ecco il testo della lettera inviata da Ezio Chiodini al Corriere della Sera il 5.3.2015:

“Nella sua recente intervista al Corriere, il professor Tito Boeri, nuovo presidente dell’Inps, ha fatto una dichiarazione importante. Ossia ha detto che userà tutti i dati custoditi dall’istituto per accorparli e renderli pubblici. Nella sostanza, si potrà fare luce sul sistema previdenziale italiano, finora volutamente reso oscuro.

Ben venga quindi l’iniziativa di Boeri, che dovrebbe essere imitata da tutti gli enti e società pubblici.

Il professor Boeri ha, però, anche fatto capire – almeno, così ho inteso -che lo scopo prioritario sarà quello di mettere a confronto le pensioni calcolate con il sistema contributivo a quelle calcolate con il sistema retributivo. Se fosse solo questa la finalità dell’operazione trasparenza, sarebbe una delusione.

Perché, per rimanere al campo della previdenza e non quindi anche a quello dell’assistenza, Boeri sa benissimo che la previdenza è stata da sempre considerata come un suk e usata come strumento di acquisizione del consenso da parte di partiti politici e sindacati.

Per cui, sarebbe davvero interessante conoscere, per esempio, quanto ci sono costate e ci costano ancora le baby pensioni, quanto ci costa la regalia (in termini di annualità contributive) fatta con la legge Mosca a favore dei dipendenti dei sindacati e dei partiti politici. Chi gode di contributi figurativi.

Quali categorie sono state avvantaggiate nei conteggi. E così via…Perché se di iniquità vogliamo parlare, occorre che l’analisi sia chiara e dettagliata affinchè aiuti noi tutti a capire, politici e parlamentari di buona volontà compresi. Chiarezza e trasparenza sono il presupposto per evitare un nuovo suk. Anche se – e su questo punto il presidente dell’Inps ha pienamente ragione – toccherà alla politica decidere. E a tutti noi giudicare.

La tesi di Paolo Mastromo si può sintetizzare così:

“L’Italia dell’Argo maschio in balia dei predatori. Un caso di evoluzione non funzionale, in economia, è il progetto immaginato dal professor Tito Boeri, neopresidente dell’Inps, per il ricalcolo delle attuali pensioni attraverso l’applicazione ex post del sistema contributivo puro agli assegni esistenti. Per togliere 4 miliardi a delle persone che hanno pagato le tasse e versato contributi per decenni secondo le regole, lo Stato è disposto a pagare anche 1,6 miliardi”.

E questo è l’intervento di Paolo Mastromo:

“Il nome c’è: si chiama “evoluzione non funzionale”. E’ il processo attraverso il quale un essere vivente, in maniera assolutamente naturale e senza alcuna colpa, regredisce fino a morire. L’esempio più classico di evoluzione non funzionale ce lo riporta l’etologo austriaco Konrad Lorenz in Natura e destino: la femmina dell’uccello Argo maschio si accoppia invariabilmente con quello, fra i pretendenti, con le ali più grandi e vistose. Di conseguenza, l’uccello Argo maschio ha sviluppato nei millenni un piumaggio alare ipertrofico per la concorrenza che i maschi si fanno concorrenza fra loro cercando di ottenere le grazie della femmina. Purtroppo, così appesantito da questo vantaggioso ma scomodo fardello, l’uccello Argo maschio quasi non riesce più a volare ed è in balia dei predatori, così che – dalla costante ricerca di un vantaggio – la specie Argo si sta avviando verso l’estinzione.

Un caso di evoluzione non funzionale, in economia, è il progetto immaginato dal professor Tito Boeri, neopresidente dell’Inps, per il ricalcolo delle attuali pensioni attraverso l’applicazione ex post del sistema contributivo puro agli assegni esistenti.

Trascuriamo per un momento ciò di cui tanto si è già discusso e tuttora si discute (e si discuterà), cioè il significato – legale e morale – di una riscrittura delle regole ex post. E lo trascuriamo anche a motivo della constatazione che se questo odioso atteggiamento diverrà legge, ciò avverrà per scelta politica, non tecnica. Così che tutti dovremo affrontare il problema dell””asticella”: quali sono le “pensioni alte”? Dove collocare “l’asticella”? Tutti temiamo – inutile negarlo – che “l’asticella” sarà collocata molto in basso, così che il “prelievo ricalcoloso” (perchè di prelievo si tratta) andrà a colpire non solo la cima “più abbiente” della piramide sociale bensì una base assai più ampia, quello che una volta era il ceto medio italiano.

Parliamo invece dell’efficacia economica dell’operazione, per quanto oggi sia possibile discutere di un provvedimento ancora ipotetico, che si muove in ogni modo lungo l’obiettivo “dichiarato” di recuperare 4 miliardi dalle pensioni “alte” (il fatto che questa non sia un’operazione “di equità” ma di cassa è dimostrato dal fatto che si parte dall’obiettivo; cioè la “manovra”, comunque modulata, dovrà fornire un risultato di 4 miliardi).

E così le due domande che ci poniamo oggi sono queste: quanto costa allo Stato l’”operazione ricalcolo”? E che cosa rende? (Perché – forse non è chiaro – questi sono mala tempora per uno Stato indebitato, e anche “un bel prelievo” ha i suoi costi).

Per quanto riguarda la prima il calcolo è presto fatto: immaginiamo che l’”asticella”, per motivi di ovvia convenienza politica, non possa essere spostata al di sotto di una “linea della vergogna”, cioè 1500 euro netti al mese, corrispondenti a pensioni da 28mila euro lordi in su. Il prelievo, come annunciato, sarà di tipo “progressivo” ma in questa fase non ci interessa molto. Ciò che conta è che l’aliquota media cui lo Stato rinuncia attraverso questa operazione prelievo (perché i pensionati… pagano le tasse) è come minimo del 40%, considerato che i redditi minimi di questa operazione si collocano al 38% (e i massimi al 43) di Irpef. Risultato: per togliere 4 miliardi a delle persone che non hanno alcuna colpa, che hanno pagato le tasse e versato contributi per decenni secondo le regole, lo Stato è disposto a pagare 1,6 miliardi.

Potrebbe recuperarli, almeno in parte? Forse. Infatti, al momento abbiamo due ipotesi: che questo prelievo resti una partita di giro all’interno del sistema pensionistico, cioè vada a finanziare direttamente le pensioni più basse; ovvero che venga accantonato in un fondo destinato ai pensionati di domani, a quei giovani che, quando sarà il loro turno di andare in pensione con il “contributivo puro”, e cioè a partire dal 2038 (almeno 42 anni di contributi dal 1° gennaio 1996), riceveranno assegni da fame.

Facciamo delle ipotesi: la più ragionevole sembrerebbe quella di “spalmare” i 4 miliardi del prelievo, anche qui in maniera modulata progressivamente, sulle persone che percepiscono le pensioni lorde più basse, per esempio quelle da 1.000 euro in giù. E si tratta di un dato che conosciamo: queste persone sono più o meno la metà dei pensionati italiani, circa 8 milioni di persone, un universo soggetto ad aliquota Irpef massima del 23%.

A queste persone quindi competerà – secondo quanto ci assicura l’aritmetica – un assegno medio aggiuntivo di 500 euro, 38,4 euro al mese per 13 mensilità. Meno degli 80 euro di Renzi ma pur sempre qualche cosa. In questa ipotesi avremmo quindi un “differenziale di Irpef” a carico dello Stato pari come minimo al 17%. Cioè lo Stato, per sottrarre 4 miliardi ai “ricchi” per darli ai “poveri”, ci perde quasi 700 milioni. E gli stessi beneficiati di questa bella trovata, riceveranno alla fine un maggior assegno – mediamente – di 29,5 euro/mese netti. Questa sarebbe – aritmeticamente parlando – l’equità che da un paio di anni sta tenendo in agitazione alcuni milioni di settantenni e ottantenni italiani che, alle soglie o ben all’interno della vecchiaia, continuano a chiedersi se potranno continuare a pagare l’affitto o a permettersi la badante (cosa che – sarà bene ricordarlo – è tipica del welfare sostitutivo, con il singolo che si accolla in proprio costi che, altrimenti, ricadrebbero sulla collettività).

Ma c’è anche l’altra ipotesi, quella dell’accantonamento dei 4 miliardi a beneficio dei pensionati futuri. In questo caso non ci sarebbe alcun “differenziale Irpef” ma una perdita secca del 40%; pari lo abbiamo visto – a 1.6 miliardi.

… Ma questo numero ci dice qualcosa… sì, ci dice che, con i dati attuali, siamo più o meno allo 0,1% del Pil italiano. E questo 0,1% del Pil non è un numero come un altro. E’ proprio il livello al quale, dagli ultimissimi dati e non senza qualche controversia di interpretazione, sembra si stia accrescendo la ricchezza del Paese. In questo caso l’”operazione Boeri” come prima e immediata reazione “tecnica” si mangerà del tutto quella stentata e striminzita ripresa che, dopo otto anni di crisi nera e la perdita di valore di un quarto della economia italiana, sembrerebbe finalmente avviarsi. Applausi”.