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Tito Boeri torni in Bocconi, basta terrorismo coi pensionati

di Franco Abruzzo
Pubblicato il 8 Novembre 2015 7:56 | Ultimo aggiornamento: 7 Novembre 2015 20:32
Tito Boeri torni in Bocconi, basta terrorismo coi pensionati

Tito Boeri: Franco Abruzzo lo esorta a tornare in Bocconi

È stalking ai danni dei pensionati italiani. Tito Boeri, impunito, continua a compiere atti persecutori, ma la sua sconfitta totale è vicina. Il presidente di Inps bocciato ancora una volta dal premier Matteo Renzi e dal ministro del Lavoro. Frattanto il docente bocconiano, con i suoi progetti brutali e violenti, ha seminato paura, panico, insonnia e tachicardie tra i pensionati del ceto medio. Destabilizzati anche i lavoratori attivi, che temono per i loro assegni futuri qualora dovesse passare il principio che le pensioni possono essere manipolate a piacimento da parte del Parlamento. Ora basta. E poi, letti i suoi annunci recenti di guerra contro 250 mila pensionati ritenuti “ricchi”, qualcuno gli imponga di scoprire i falsi invalidi e soprattutto di pensare alla Sicilia dove sono 285mila i lavoratori in nero con una evasione da 4 miliardi (esattamente la cifra che pensa di ricavare con l’operazione proposta al Governo). Un consiglio al professore: se ne vada, torni in fretta alla Bocconi. L’Italia non ha bisogno di stress e tensioni provocati da proclami forsennati e deliranti.

C’è un detto napoletano che grosso modo si può tradurre così: “Se vuoi andare alla malora sei già arrivato”. Un detto americano, invece, contiene un presagio funesto: “Ognuno finisce per trovare la sua Waterloo”.

Tutte e due le espressioni si addicono al presente e al futuro di Tito Boeri, docente bocconiano, catapultato il 24 dicembre 2014 dal Governo alla guida dell’Inps. Subito scattò l’allarme; quella nomina fu percepita come un  brutto segnale ai pensionati di oggi e anche a quelli di domani. Tito Boeri  è un  nemico dichiarato dei pensionati con un assegno mensile dai 2 mila euro in su. Basta leggere l’articolo (“Pensioni: l’equità possibile”)  scritto con Fabrizio e Stefano Patriarca e pubblicato il 14.1.2014.

I tre propongono di chiedere un “contributo di equità” ai pensionati, basato sulla differenza tra pensioni percepite e contributi versati. Ricostruendo le storie dei contribuenti attraverso il cosiddetto “forfettone” (un metodo indicato in un decreto del 1997) calcolano lo scostamento tra pensione effettiva e contributivo. Per tale scostamento propongono di ricavare il contributo sulla base di un’aliquota progressiva pari al 20, 30 e 50% rispettivamente per pensioni tra 2 e 3 mila euro, 3 e 5 mila euro e superiori a 5 mila euro. Secondo le loro stime si ricaverebbe un risparmio di spesa pari a circa 4,2 miliardi di euro.

Scattò un  avvertimento per Palazzo Chigi: “Qualcuno avverta Renzi che se tenterà di attuare le idee del professore bocconiano l’Italia diventerà un Vietnam. Lo Stato non può tradire il patto stipulato con i cittadini. Dovevano avvertirci 40-50 anni fa che poi gli istituti previdenziali avrebbero cambiato le regole. Lo Stato ha già  tradito gli impegni sulla perequazione annuale e la sentenza 70/2015 della Corte Costituzionale. Basta con i provvedimenti ideologici e discriminatori. L’Unpit difende solo le pensioni costruite con il lavoro e non quelle regalate dai politici a se stessi, alle alte cariche pubbliche e ad intere categorie come artigiani, commercianti e coltivatori diretti. I giudicati costituzionali non possono essere aggirati”.

Matteo Renzi rispose nello spazio di 24 ore: “Le idee di chi viene a darci una mano non diventano programma di Governo”. Parole, queste, lette come una chiusura al “programma” di Boeri. Nelle stesse ore  esplode la notizia che in Sicilia sono 285mila i lavoratori in nero con una evasione da 4 miliardi (esattamente la cifra che il presidente dell’Inps pensa di recuperare con la sua operazione sugli assegni presunti “ricchi”). Boeri dovrebbe recuperare questi 4 miliardi, smettendola di criminalizzare i cittadini, che  hanno  costruito la loro pensione con il lavoro, versando contributi d’oro”. Le pensioni alte sono già tassate (dal gennaio 2014 con il prelievo del 6, 12 e 18 per cento a partire dai 91mila euro lordi).

Boeri nel frattempo ha presentato il  rapporto Inps sulle pensioni , ossia la “proposta organica” di riforma del sistema previdenziale:  reddito minimo da 500 euro per gli over 55, facendo prelievi dalle 250.000 pensioni “d’oro” e dagli oltre 4.000 percettori di vitalizi, e riforma dell’assistenza con tagli a 23.000 ricchi.  Matteo Renzi ha bocciato la proposta. Perché tagliare le pensioni, anche se quelle «d’oro», va nella direzione opposta alla filosofia che il premier  ha scelto per la sua Legge di Stabilità. «Dobbiamo dare fiducia agli italiani», dice. La linea del premier è dunque “fiducia, fiducia, fiducia”. Un taglio alle pensioni sopra i 3 mila euro avrebbe un effetto assolutamente negativo, è la tesi del premier. Quindi non è solo Poletti a considerare inattuabile il piano dell’Inps e anzi filtra anche irritazione da ambienti della maggioranza sulla divulgazione del progetto.

La campagna mediatica di Boeri è  avallata  spesso da alcuni giornalisti sconsiderati e ignari del loro futuro da anziani e da vecchi. I giornalisti intervistatori non osano ricordare a Boeri che 5,5 milioni (su 16,8 milioni) di pensionati negli ultimi 4 anni – secondo le stime di Spi/Cgil – hanno perso 10 miliardi di euro di entrate per via della mancata perequazione degli assegni superiori a tre volte il minimo Inps. Negli ultimi  15 anni le pensioni, comunque, hanno perso dal 20 al 30 per cento del potere di acquisto. Basta, professor Boeri, lei è  un presidente giunto rapidamente a fine corsa. Lei incute paura anche alla sinistra  estrema (vedi Sel) con il ricalcolo, che impoverisce chi è già povero. Pensi solo a gestire bene, se ne è capace, l’Inps.