Andora, treno sospeso nuova Costa Concordia? No, Cassandra Crossing ligure

di Franco Manzitti
Pubblicato il 24 gennaio 2014 9:00 | Ultimo aggiornamento: 23 gennaio 2014 19:25
Andora, treno sospeso nuova Costa Concordia? No, Cassandra Crossing ligure

Andora, treno sospeso nuova Costa Concordia? No, Cassandra Crossing ligure (foto Lapresse)

GENOVA – L’Intercity 660 Milano-Ventimiglia, motrice e sette carrozze, rimasto appeso tra Andora e Cervo, sulla linea ferroviaria colpita dalla frana alle 12,40 di venerdì 17 gennaio, è la Costa Concordia della Riviera Ligure. La motrice è coricata sul fianco sinistro, le carrozze sono in bilico sui binari, i binari sono sotto la minaccia della frana, che pende dalle villette soprastanti, da un terrazzo sradicato trenta metri sopra, così come la supernave della Costa Carnival era sdraiata sugli scogli dell’Isola del Giglio. Ora l’hanno raddrizzata e la portranno via, non si sa ancora dove, ma sono passati quindici mesi.

Il treno non si sa quando lo porteranno via. Occupa il binario unico di una linea che la caduta della frana ha tagliato di netto, tra la collina e, trentacinque metri sotto, il mare, che si frange sulle pietre grigie di una spiaggetta di pochi metri. Blocca il traffico internazionale che collega l’Italia e la Francia, lungo il Meditterraneo, strangola i collegamenti locali, su cui vive una economia turistica molto importante in Liguria.

Il treno è in parte quasi coricato, come era la Concordia e non c’è un termine di tempo sicuro, entro il quale riusciranno a toglierlo di li, la motrice e le sette acarrozze, per liberare la linea.

Non c’ è un termine, neppure per capire quando quel binario unico, che corre tra Andora e San Lorenzo al Mare, i due comuni costieri “spezzati” dalla frana, tornerà agibile, dopo che ci levano il treno. La frana che ha tranciato la linea incombe ancora, si muove ancora.

Potrebbe anche precipitare e spazzare del tutto una linea ferroviaria che è proprio come il micidiale ponte di Cassandra Crossing, il film famoso che Blitz ha già ricordato nel giorno della sciagura: i binari che precipitano nel vuoto insieme ai vagoni. Non ci sono oramai vite umane in pericolo, come nel film, dopo che i duecento passeggeri del venerdi nero sono stati portati in salvo e i macchinisti feriti nell’impatto, prontamente curati.

Ma ci sono una Regione intera, la Liguria e due provincie, di Imperia e di Savona, che prendono una mazzata tremenda, perché i collegamenti con il resto delle linee italiane e francesi si interrompe e non si sa per quanto.

La Costa Concordia semirovesciata non stoppava un collegamento di trasporti. Interrompeva, semmai, una secolare tradizione marinara e diventava uno spettacolo a un tempo orrido, a un tempo epocale, quasi biblico, di uno scontro tra la natura e l’uomo con i suoi errori. La grande nave, costruita come una cattedrale, un grattacielo, che naviga e per sfida si va a schiantare, con il suo carico umano sugli scogli di una piccola isola-paradiso della costa italiana e fa morire i suoi passeggeri, solo per un vezzo scenografico: sfiorare l’isola, “inchinarsi” a un vecchio capitano che abitava nel villaggio sopra gli scogli.

Il treno Intercity 660 spezza un collegamento vitale per gli abitanti della Riviera e per i percorsi internazionali, che non possono prescindere dalla rapidità degli spostamenti. Quanti lavoratori pendolari, quanti studenti, quanti passeggeri quotidiani, avranno la vita stravolta da Cassanrda Crossing della Riviera?

La Riviera si sbriciola sotto le bombe d’acqua di un inverno amazzonico, che colpisce ogni angolo d’Italia, ma qua affonda una terra “occupata” dal cemento, dissestata dalle speculazioni edilizie. Vogliamo partire da Italo Calvino (con il suo capolavoro, appunto intitolato “La speculazione edilizia”), all’inizio degli anni Sessanta e andare in avanti, tra grandi scrittori, semplici cronisti, geologi, scienziati e contadini? Da decenni sono stati denunciati continui, irridenti, avidi scempi del territorio, ma nulla è mai cambiato e ora la Riviera è in ginocchio.

La sfida qua non è del treno che corre sull’unico binario e fa il suo lavoro di trasporto. Qui la sfida è di chi ha spolpato la collina sulla cui costa il treno corre e non solo questa, ma tutte le colline che si affacciano nell’arco ligure e che dal 1950 in avanti sono state traforate, peggio del formaggio gruviera con i buchi, per chilometri e chilometri quadrati, svuotando la terra, seccandola, tombandola, riducendola nel modo che la frana tra Andora e Cervo ora dimostra, quasi “urlando”, attraverso le foto, i filmati che perfino i droni violanti documentano.

Le villette bianche, penzolanti in mezzo alla colata di fango giallo-marrone, tra i cespugli e quello che è rimasto della vecchia trionfante macchia mediterranea.

Anche la strada Aurelia che corre lungo la costa ligure verso la frontiera francese è interrotta ancora in più punti. E quindi l’unico passaggio consentito per arrivare in Francia è l’Autostrada dei Fiori, la Ventimiglia-Savona, centoventi chilometri di ponti e gallerie nell’immediato entroterra, sulla quale corrono ogni giorno almeno 3500 Tir, una arteria di propietà in maggioranza del potente gruppo Gavio, che fa ricchi utili ogni anno con questi chilometri di asfalto.

O si passa di lì o non c’è niente da fare, a meno che non si voglia viaggiare via mare, come facevano i nostri antenati fino alla fine dell’Ottocento.