Don Farinella il rosso don Chizzolini il leghista una Chiesa

di Franco Manzitti
Pubblicato il 15 Settembre 2015 13:09 | Ultimo aggiornamento: 15 Settembre 2015 13:09
Don Farinella il rosso don Chizzolini il leghista una Chiesa

Don Angelo Chixxolini: darebbe fuoco alla cannica pur di non ospitare un profugo

GENOVA – Le vie del Signore, come scrive il Vangelo sono infinite, quelle dei preti chiamati su questa terra a diffonderlo ancora di più. In Liguria il grande dramma dei profughi in fuga a milioni di milioni e il problema della loro accoglienza, suscitano nella chiesa, APPUNTO, infinite e contrapposte reazioni.

Il parroco di S Giorgio in Torpete don Paolo Farinella, un biblista che studia l’aramaico, ha vissuto dieci anni a Gerusalemme e ora amministra il suo magistero in questa piccola chiesa-goiello nei caruggi genovesi non rinunciando a sparare fandonie contro la Madonna della Guardia, ha interrotto la Messa e proclamato uno sciopero della Comunione per sottolineare il senso di lutto provocato dalla strage di profughi e dalla loro tragedia. Si è fermato Farinella dopo il Credo, davanti ai suoi fedeli e ha annunciato il pensiero forte come una folgorazione che lo aveva colto pregando a mani giunte: “Non posso andare avanti, fermiamo qua l’Eucarestia in segno di dolore e vicinanza a quel popolo sofferente e morente.”

I suoi fedeli hanno approvato e la Santa Messa si è interrotta. Sono scoppiate violente e inevitabili polemiche. Non c’era un modo migliore per testimoniare la propria partecipazione che interrompere l’Eucarestia, nella liturgia cattolica il modo più alto di condivisione? Cosa altro se non spezzare il pane con Cristo e cibarsene?

Il parroco di Onzo un piccolissimo comune della Valle Arroscia, entroterra “segreto” di Albenga, don Angelo Chizzolini, giovane e molto tradizionalista, a incominciare dalle vesti che indossa, ha annunciato che piuttosto di aderire all’invito del papa di ospitare nella sua canonica una famiglia di profughi, lui avrebbe bruciato la casa. Poi ha cercato di smentire ma l’inferno, quello sulla terra, fatto di polemiche, era già scoppiato. Cosa pretendere di meno dopo avere invocato le fiamme?

I due reverendi sono personaggi molto diversi e i loro gesti talmente contrapposti da scuotere le coscienze dei credenti e suscitare stupore tra gli atei, tra chi non crede, ma magari segue con passione la biblica vicenda dei profughi e le sollecitazioni che la vecchia Europa, in ogni suo angolo, subisce.

Farinella è un sacerdote molto conosciuto, una specie di referente per un fronte cattolico impegnato, un barricadiero che scrive una rubrica su Repubblica edizione ligure ogni quindici giorni, sparando prevalentemente a zero sulle gerarchie cattoliche, molto meno sul papa ora che è Francesco, E’ anche un protagoniosta di primo piano della politica. Nell’ ultima campagna elettorale regionale, quella culminata con la sconfitta del centro sinistra, aveva svolto un ruolo chiave, imponendo sulla scena un candidato della sinistra-sinistra che si opponesse all candidatura ufficiale del Pd, quella della delfina di Claudio Burlando, Raffaella Paita.

Aveva scelto l’ex sindaco di La Spezia Giorgio Pagano, un bel personaggio uscito da anni dalla politica attiva, impegnato nel volontariato sopratutto in medio Oriente. Ma il suo “suggerimento” era abortito per le discussioni della sinistra radicale. Farinella scrive anche su Micromega, partecipa a iniziative politiche, fa parte di una intellighentia genovese molto polemica contro le istituzioni e i suoi rapporti con il cardinale Angelo Bagnasco sono border line.

Forse l’arcivescovo di Genova teme di farne una vittima ed evita lo scontro o di prendere provvedimenti anche quando il reverendo lo attacca direttamente e pesantemente. Nel caso della Messa interrotta, dalla Curia genovese, che dista poche centinaia di metri dalla Chiesa di san Giorgio, non è volata una mosca.

La messa di don Farinella, d’altro canto, è più una assemblea politica che un rito religioso o meglio è il rito secondo Farinella, che interpreta la parola di Cristo nelle sacre scritture con l’attualità dei tempi moderni.

Da qui la brusca decisione di smettere di celebrare per dare un segno forte sul dramma dei profughi. Le accuse più dolci, che un fronte più moderato del mondo cattolico gli ha rivolto, dopo “la sparata”, sono state quelle di continua ricerca del protagonismo.

Dall’altra parte della Liguria e anche della chiesa cattolica c’è questo don Angelo Chizzolini, della tormentata diocesi di Albenga dove insusualmente regnano ben due vescovi, il decano monsignor Mario Oliveri, praticamente esautorato e monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore, mandato dal Vaticano a raddrizzare una curia con molti problemi, oscillante tra un tradizionalismo molto spinto nelle forme liturgiche e un lassismo nella scelta dei sacerdoti accolti nel seminario albenganese (già sei espulsi) e più in generale nelle parrocchie del territorio che comprende anche Imperia, capoluogo di Provincia.

Onzo è veramente un paesino di 230 abitanti arrampicato nella Valle Arroscia, un posto da favola tra i contrafforti alpini e la ubertosa pianura di Albenga. Ma da qualche giorno questo paesino è diventato l’ombelico di una polemica bruciante. La bagarre l’ha scatenata il capogruppo della lista civica “Foresti per Onzo” Giuliano Ansaldi, capogruppo che avrebbe sentito dal parroco al telefono la fraase fatidica: “Piuttosto che dare la canonica ai migranti la brucio.” Se questa era la risposta all’appello di papa Francesco ad ogni parrocchia di ospitare almeno una famiglia di migranti, non si poteva fare nulla di più contrario.

La frase ha fatto saltare sull cattedra il vescovo coadiutore Borghetti che nella curia albenganese aveva già le sue gatte da pelare. Invito al parroco di smentire e leggera correzione a quella frase così dura in una riflessione meno incendiaria. “Evangelicamente bisognerebbe accogliere, ma nel paese ci sono problemi concreti, non abbiamo spazio e poi per esperienza so _ ha spiegato il parroco che abitulmente calza in testa il tricorno copricapo della tradizione liturgica_ che i migranti trattano male le case, spaccano tutto.” Il caso finirà inevitabilmente in consiglio comunale e magari finirà anche su altri palcoscenici della vallata perchè don Chizzolini è anche parroco di Vendone e Arnasco, piccoli comuni limitrofi a Onzo.

Ovviamente nella domenica dopo l’annuncio “bruciante” la messa domenicale, lassù nella alta valle era più gremita del solito. Cosa avrebbe detto il parroco? Neppure una parola sul caso, ma solo un riferimento a se stesso: “Avete visto? Sono diventato famoso!” e una lettura delle scritture dal pulpito con un forte riferimento a chi ci mette la faccia e si fa strappare la barba per le sue convinzioni. Guarda caso don Angelo, sotto il tricorno, sfoggia barba e baffi.

Più a valle il vescovo Borghetti ha allargato il tiro, proponendo di parlare dell’accoglienza in generale e invitando la Chiesa a sfruttare in primis il suo patrimonio immobiliare, dando una casa “in primis” ai cittadini italiani che sono da anni in lista in attesa di un tetto. Come dire, va bene ai migranti, ma prima pensiamo ai nostri.

Anche questa non è una risposta a papa Francesco. Sull’” Avvenire”, intanto, è uscita una statistica riferita proprio alla Diocesi di Albenga nella quale si mostra come le parrocchie hanno accolto eccome i profughi.

A Stellanello un paesino quasi montano 20 profughi nell’ex asilo, a Loano, tumuluoso paese di riviera sulla costa altri 20, a Peagna, minuscola frazione di ceriale altri 16. E poi altri ancora nel presepe di questa diocesi che un po’ si affaccia sulla costa e un po si arrampica per colline e montagne. Insomma per spegnere l’incendio provocato dalla frase infelice, comunque, del giovane parroco di campagna il suo vescovo ha messo in campo tutta la sua strategia di accoglienza e non solo quella dedicata all’ultima emergenza.