Fondazione Carige, Paolo Momigliano vince la guerra delle nomine

di Franco Manzitti
Pubblicato il 3 Dicembre 2013 18:52 | Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2013 18:53

Fondazione Carige, Paolo Momigliano vince la guerra delle nomine

GENOVA – La guerra della Banca e della Fondazione Carige, che ha squassato Genova nei suoi ambienti politico-finanziari per tutto l’autunno con una serie di fuochi artificiali di dimissioni, defenestrazioni, lotte a coltello e mezzi scandali giudiziari, finisce quasi alla vigilia di Natale. Il nuovo presidente della Fondazione, costato mesi di contese mediazioni e scontri, vendette, agguati, è Paolo Momigliano, avvocato di 57 anni, del prestigioso studio legale De Andrè (il fratello del mitico Fabrizio, anche lui scomparso e molto prima del grande cantautore), politicamente non schierato, ma appoggiato a sinistra, già presidente dell’Amiu, l’azienda genovese della Nettezza Urbana, oggi solo libero professionista. E’ stato eletto con 17 voti dal Consiglio di Indirizzo della Fondazione, che era stata decapitata quaranta giorni fa con la defenestrazione del suo predecessore, l’industriale dolciario Flavio Repetto, 83 anni, sfiduciato da un voto a sorpresa nella piena battaglia scatenata sulla Carige dopo il rapporto della Banca d’Italia che muoveva pesanti rilievi alla gestione dell’Istituto genovese.

Momigliano “esce” davanti al candidato della conservazione, l’ex preside di Scienze Politiche il professor Sergio Casale,  che raccoglie 10 voti, già coordinatore metropolitano della Pdl, indicato dall’alleanza tra l’ex ministro Pdl Claudio Scajola e l’ex presidente di Carige, Giovanni Alberto Berneschi, anche lui appena uscito di scena dopo essere stato messo in minoranza dallo stesso Flavio Repetto e dopo un regno di 30 anni al vertice della Banca, il vero Doge genovese. La Fondazione che da oggi ha un nuovo vertice ha infatto il 47 per cento delle azioni della Banca.

In questo gioco terribile di veti incrociati, di vendette trasversali, di manovre proibite, che nello spazio di pochi mesi hanno frantumato l’immagine della sesta banca italiana per patrimonializzazione è uscito Momigliano, un personaggio assolutamente estraneo a quelle beghe, punto di equilibrio trovato tra il sindaco di Genova Marco Doria e il presidente della Camera di Commercio Paolo Odone, che sono riusciti a coagulare i voti necessari per far uscire Carige da una emergenza assoluta.

Non c’erano solo i siluri della Banca d’Italia, ma anche una guerra intestina tra fazioni che non ha escluso nessuna lobby genovese e ligure e nessun centro di potere, a partire dai partiti o meglio i residui dei partiti, alla vigilia delle Primarie del Pd e all’indomani della diaspora da Forza Italia, che a Genova e in Liguria equivale a una deflagrazione quasi totale.

Per quella poltrona di Fondazione Carige, così delicata in questo momento, dopo che la Banca ha rinnovato da un mese il suo vertice con Paolo Montani, ex ad della Banca Popolare, si sono sprecati i nomi dei candidati, tutti bruciati, a partire da quello più nobile di Giovanni Maria Flick, già ministro di Grazie e Giustizia, da Guido Alpa, avvocato, presidente degli avvocati italiani, Luciano Pasquale, oggi presidente di Carisa ( la Cassa di Risparmio di Savona) e di Camera di commercio sempre di Savona,  di Guido Pertica, manager importante del gruppo Finmeccanica, di Beppe Costa, della omonima e nota famiglia, oggi imprenditore di successo e presidente dell’Acquario di Genova, del Bioparco di Roma e di molte altre società di endutainement in tutta Italia.

Vince Momigliano, uomo appartato e silenzioso, capace di mettere d’accordo l’ala destra di un ipotetico schieramento che faceva capo a Imperia, patria dell’onorevole Scajola (originariamente la Carige era Cassa di Risparmio di Genova e Imperia) e l’ala progressista, dove aveva fatto la voce grossa Claudio Burlando, il presidente della Liguria, Pd renziano di fresca conversione, il quale aveva bollato le battaglie di Carige come “una guerra tra bande”.

A Momigliano tocca un compito delicatissimo: abbassare la quota di partecipazione della Fondazione nella banca, una vera stortura bollata non solo da Banca d’Italia, rispondere insieme alla Carige stessa ai pesanti rilievi mossi  da via Nazionale alla gestione dei crediti, patrimonializzare almeno con un investimento di 800 milioni e ricostruire una politica secondo i fini istituzionali della Fondazione, che non sono quelli di “fare la banca”.