Genoa in vendita, ma chi compra? Caccia a emiri e petrolieri miliardari

di Franco Manzitti
Pubblicato il 3 agosto 2012 18:33 | Ultimo aggiornamento: 3 agosto 2012 18:33
Tifosi del Genoa

I tifosi del Genoa (Lapresse)

GENOVA – Se anche il “re dei giochi”, il joker per definizione Enrico Preziosi della omonima ditta, terza produttrice del settore in Europa, annuncia che non gioca più a Genova, allora c’è veramente da preoccuparsi. Anche il Genoa Cricket and Football Club, la società calcistica più antica d’Italia, fondata dagli inglesi nel 1893, è in vendita: Preziosi lo ha annunciato improvvisamente nel cuore dell’estate, dopo una serie di annunci di disamoramento che sembravano gli scatti d’umore di un patron molto viscerale, molto umiliato dalla famosa figuraccia della sua squadra costretta a spogliarsi in campo per volere degli ultras nella famosa partita dell’aprile scorso a Marassi contro il Siena, che vinceva quattro a zero. Ma quale umore!

Il joker, che ha fatto una fortuna con Ciccio Bello, i Gormiti e una valanga di giocattoli sfornati da quando, nel 1979 in Brianza, fondò la Giochi Preziosi, non ne può più del calcio. E’ padrone del Genoa dal luglio del 2003, dopo essere passato quasi come una meteora nel cielo calcistico periferico di Saronno e di Como. Si comprò la società genovese praticamente dal fallimento delle gestioni precedenti, l’armatore-agente marittimo genovese Gianni Scerni e il business man lagunare Luigi dalla Costa, l’ha cavalcata per otto stagioni, regalandone ben sei in serie A consecutivamente, soffrendo la ignominiosa retrocessione in C1 per lo scandalo della valigetta con 250 mila euro, prezzo della corruzione nella partita-promozione in A contro il Venezia, ma riscattandosi con il quarto posto e la Champions sfiorata nell’estate del 2008.

Ma ora basta. Questo cavaliere solitario dell’imprenditoria italiana, un self made man nato a Avellino, che ha fatto fortuna in Brianza, incominciando a raccattare trucioli di legno nei mobilifici e poi scoprendo il business dei giocattoli, anche attraverso il boom pubblicitario sulle tv del Berlusconi ante discesa in campo, mette i gloriosi rossoblù sul mercato a meno di un mese dall’inizio della sesta stagione consecutiva in serie A.

Compratori, pretendenti? Neppure l’ombra. Lo ammette lo stesso Preziosi che ha incaricato il suo amministratore delegato, Alessandro Zarbano, un quarantenne genovese di buone speranze, già suo dirigente alla Giochi Preziosi, di setacciare il mercato asfittico delle squadre di calcio. Un’impresa quasi impossibile in Italia, dove l’arretramento calcistico parte dal Berlusca e da Moratti e travolge tutte le società. Figuriamoci a Genova dove l’arrivo di Preziosi era stato salutato come quello di una Madonna Pellegrina che cala dal cielo ad evitare l’inabissamento definitivo, così come qualche anno dopo il petroliere Riccardo Garrone apparve in visione ai sampdoriani, rilevando la squadra concorrente cittadina, la Samp che usciva dall’era Mantovani e rischiava anch’essa la cancellazione totale dai campionati.

Due miracoli genovesi all’inizio del terzo millennio, in un tempo che oggi sembra irripetibile. Chi potrebbe salvare il Genoa, rilevandolo da Preziosi il quale rassicura: non chiedo la luna, possono pagarmi anche in tre, cinque, sette anni. Ma chi? Cercare un compratore a Genova città kaputt, come Blitz ha già raccontato sembra inimmaginabile. Nei giorni scorsi la città, nel senso di Municipalità, ha messo in vendita l’Amt, la società dei trasporti pubblici, che vive una crisi mortale tra tagli, tentati salvataggi con bad company e perfino un processo della Corte dei Conti contro l’ex sindaco Giuseppe Pericu, il quale aveva cercato soci francesi della Transdev, una vera multinazionale, per evitare il crak.

Finmeccanica ha messo in vendita l’ultimo gioiello di quello che era l’impero dell’Iri, Ansaldo Energia, boccone prelibato per la tedesca Siemens che, acquistandola, la cancellerebbe dal mercato, eliminando una grande concorrente dalla scena internazionale. Nella città in disarmo anche (lo dice il termine stesso) nei cantieri di Sestri Ponente che non hanno più navi da costruire e dove trema anche l’Ilva di Riva, l’acciaiere che qui chiamavano mangianebbia e che dalla fine anni novante governa l’ex Italsider, per colpa di Taranto bloccata, chi potrebbe “mirare” il Genoa?

Genova è pur sempre una città che “strippa” di soldi, come diceva Romano Prodi allora presidente dell’Iri, nell’inizio degli anni Ottanta che sarebbero stati fatali all’industria PPSS. Ma se si sfoglia la margherita dei possibili acquirenti locali non si scopre nessuno. Né Vittorio Malacalza e il suo gruppo Castel, ex Trimetal, azionista forte delle finanziarie di Tronchetti Provera, uno degli imprenditori più liquidi d’Italia, né Gabriele Volpi, un Paperon de paperoni che estrae petrolio in Nigeria e ha portato in seria B la squadra di la Spezia e fino a ieri era il patron della mitica Pro Recco di pallanuoto, né Aldo Spinelli già presidente del Genoa negli anni Ottanta e Novanta, oggi al Livorno, un innamorato del calcio e dei rossoblù. Nessuno dei nomi più in vista mostrano interesse e d’altra parte chi si muove al primo stormir di fronte di una trattativa quando il venditore ha solo annunciato che intende vendere “se trova qualcuno più capiente e più bravo di lui”.

Ma quanto costa il Genoa? Il Secolo XIX ha tentato una stima di partenza, calcolando cento milioni di euro. Preziosi in tv annuncia di avere un patrimonio giocatori di 350 milioni. Le voci di mercato dicono che la società tra rientri e plus valenze ha già incassato in questo mercato oltre settanta milioni. Altri giocatori sono in vendita mentre si è rotto il patto appena stretto tra Preziosi e Pietro Lo Monaco, da lui scelto come factotum, direttore generale e deus ex machina, Non si sono litigati, ma sono entrati in rotta di collisione sulle strategie: Preziosi voleva vendere, vendere, vendere. Lo Monaco puntava a “costruire” una nuova base alla squadra. Divorzio consensuale, mentre il mercato frulla e, sopratutto, mentre il Genoa intero piomba sul mercato. Si cercano magnati cinesi, russi, brasiliani, americani e emiri arabi. Ma all’orizzonte della Santa Maria genoana non si avvista nulla e non sembra che il capitano della nave, che non è Cristoforo Colombo, ma Preziosi Enrico, si strappi le vesti. Dice di saper aspettare. Non c’è fretta.