Genova e i geni genovesi alla vigilia di un’era nuova: ritornano gli eredi di Colombo, addio decrescita (in)felice

di Franco Manzitti
Pubblicato il 5 Dicembre 2021 10:00 | Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre 2021 18:16
Genova e i geni genovesi alla vigilia di un'era nuova: ritornano gli eredi di Colombo, addio decrescita (in)felice

Genova e i geni genovesi alla vigilia di un’era nuova: ritornano gli eredi di Colombo, addio decrescita (in)felice

Genova e genovesi alla riscossa? Esisteranno ancora i geni genovesi? Quelli che hanno insegnato a navigare, a scoprire l’America (magari cercando la strada opposta).

E a inventare le banche e il tasso di sconto. Prestare soldi a Carlo V, a re, imperatori. Farsi chiedere la propria bandiera, croce rossa in campo bianco, dalla flotta inglese per incutere timore ai nemici. Tirare pietre agli invasori austriaci e cacciarli?

Dopo anni di cosidetta “decrescita felice”, Genova ha un balzo da Superba.

La decrescita (se felice abbiamo tutte le ragioni per dubitarne) era stata propugnata oltre che dal genovese Beppe Grillo, anche da uno dei discendenti più nobili di quei grandi, il “marchese rosso”, Marco Doria, generazionalmente trentaseiesimo successore del mitico Andrea, e sindaco fino a cinque anni fa, 

Sull’onda della presentazione di un libro, un po’ oscuramente intitolato “Dalle maone alle imprese di rete”, scritto da un eclettico personaggio zeneise, Pierfranco Pellizzetti, editore Aragno, si sono riuniti un gruppo di “rampolli” (una volta si sarebbero chiamati un po’ così) delle grandi famiglie dell’imprenditoria familiare classica che più classica non si può.

E hanno brillantemente dimostrato che quella forza atavica esiste ancora, che quei geni si sono tramandati, che l’ultimissima generazione cavalca l’attualità con uno spirito simile a quello degli avi lontani.

Altro che i maniman e i mugugni di padri, nonni e bisnonni all’ombra della Lanterna , quel mantra pessimista-immobilista che ha inchiodato l’ex Superba a un lungo grigiore.

Lanciati dalla verve affabulatrice dell’autore Pellizzetti, i “rampolli” hanno rotto schemi storici, presentando un orizzonte nuovo. Pellizzetti è un ex giovane industriale d’assalto, un ex imprenditore non di successo con le sue aziende. Tramutatosi in guru cittadino, saggista, articolista, scrittore a getto continuo. Polemista spesso sferzante anche irridente sul “Fatto Quotidiano” e su “Micromega”, attualmente innamorato della Catalogna e dei suoi sistemi,

Parola d’ordine: coraggio, innovazione, rete, scommesse d’impresa.

Per un’ora buona questi eredi hanno mostrato il volto dell’ottimismo che può capovolgere i gravami atavici.. Lo anno fatto nel ventre di uno di quei palazzi ombelicali della tradizione genetica, in cima alla via Nuova, oggi via Garibaldi. Leggendario quartiere cinquecentesco, alla Meridiana, centro culturale inventato da Davide Viziano. Anche lui imprenditore con forte vena famigliare, 

Non erano tutti di primo pelo questi eredi, comunque rappresentavano una generazione successiva a quella di padri e nonni storici nell’economia genovese. A incominciare da Edoardo Garrone, figlio di Riccardo e nipote di Edoardo I, grandi azionisti della Erg.

Che vuol dire il petrolio raffinato, trasformato oggi in energie rinnovabili. Una rivoluzione totale e di grande successo. “Ci è voluto sopratutto coraggio”,  ha raccontato Garrone jr, che è pure presidente del cda del “Sole 24 ore” e dell’Ospedale “Giannina Gaslini”.

Il coraggio manifestato da Garrone padre ad accettare la rivoluzione in azienda

“Le pale eoliche non sono industria – ci aveva incominciato a dire ha raccontato – ma poi ci ha lasciato fare.”

D’altra parte Garrone padre di sfide se ne intendeva. Suo figlio ha raccontato tutte le sue proposte che la città snobbava. “Mettere Disneyland al posto dell’ acciaieria Italsider, lanciare un progetto “Viva Genova” che incominciava, appunto, sfrattando il petrolio dalla valle superfordista del fiume Polcevera, riunire gli Stati Generali che smascherassero la vecchia politica immobilista tra porto e industria pesante….”

“Abbiamo svoltato facendo joint venture con tutti, meno che con i cinesi……. E ora siamo tra le prime 10 aziende nel settore in Europa”, precisa Garrone. Ecco la ricetta Erg.

Ma non c’è solo il passaggio tra vecchia e nuova industria in questa parata ”genetica”. Si passa anche dallo “scagno”, classico e vecchio ufficio zeneise, alle grandi società internazionali con uffici in tutto il mondo.

Dallo scagno di Genova al grande studio internazionale

E’ quello che ha raccontato Marco Arato del grande studio legale Bonelli- Erede-Pappalardo, ricordando il “guizzo” del super avvocato Franco Bonelli, suo maestro, che partendo da Genova fondò il maxistudio con i suoi due soci “per reagire alla colonizzazione degli uffici legali che gli americani e gli inglesi stavano portando massicciamente in Italia.”

“ Bonelli capì che bisognava trovare una strada italiana – ha spiegato Arato – e ha fondato il superstudio in risposta agli americani che volevano comprarci.”

E ora questo ex scagno ha 800 avvocati in tutto il mondo, ha imposto ovunque la scuola di diritto commerciale genovese, ha aperto in ogni Continente, ultimamente in Africa e Medio Oriente, dove i cinesi stavano invadendo “legalmente” i territori.

“Usiamo l’intelligenza artificiale, partecipiamo alle commissioni di riforma del diritto, dimostriamo che non siamo eremiti individualisti e che _ per usare lo slogano antizeneise_ la torta di riso non è finita, anzi abbiamo cinque nuove ricette e le esportiamo nel mondo”.

Dalle libere professioni, vecchia arte genovese, ristretta in uno stile aristocratico, appunto individualista, alle sturt up, l’elastico moderno per lanciare imprese. Che questo elastico sia teso e pronto a sfidare il mondo come quei vecchi vascelli con la bandiera di san Giorgio, lo ha spiegato Vittoria Gozzi, figlia di Tonino, ex amministratore delegato di Duferco, già presidente di Federacciai.

Trentenne e scatenata la Gozzi jr si occupa di sturt up anche per Confindustria e dopo averne lanciata una celebre nel mondo con suo padre, “Why Lab”. Che è diventata un incubatore mondiale nel mondo del calcio. Attraverso la quale si scoprono le squadre, i giocatori e si possono visionare partita per partita.

Grande idea e grande successo nel pianeta sempre più esteso del foot ball. Secondo la Gozzi il problema per far decollare le sturt up è “migliorare” quello che lei chiama “l’eco sistema” nel quale farle crescere. Vuol dire migliorare digitalizzazione e qualità della vita dove operare. Tanto per cominciare.

Il modello  Genova applicato alle start-up

E Genova e il suo territorio sono ideali per questo scopo. “Ecco il modo giusto di interpretare lo slogan “Modello Genova”, nato dal ponte nuovo costruito con quello schema sburocratizzato.

“Manca ancora il ventural capital, mancano gli incubatori- ha spiegato Gozzi_ ma ci sono i primi segni per affrontare bene il passaggio generazionale, che ha sempre rappresentato un problema a Genova. Io ho trent’anni, mio fratello, che ne ha 31, è già amministratore delegato di Duferco. Nostro padre è stato molto rapido in questa operazione.”

Insomma il passaggio alla testa dell’impresa di famiglia per questa trentenne già in pista non può essere assolutamente dopo i quaranta anni. Fino a ieri spesso prima dei sessanta manco se ne parlava…..

Genova, quasi mille anni di grande finanza

Che cosa c’è di più genetico a Genova delle banche, dei soldi, delle “palanche”? Ed ecco in questa un po’ eccezionale seduta la sorpresa maggiore. Ha preso la parola Agostino Passadore, un altro trentenne, erede della famiglia che da 150 anni possiede la omonima banca privata, una specie di gioiellino della finanza non solo genovese, un riparo quasi segreto di quelle palanche fino a qualche decennio fa, con la crema dei professionisti illustri a far da cintura di sicurezza.

Era la prima volta che un Passadore parlava in pubblico dopo generazioni fedeli a un understatment quasi impenetrabile, un riserbo quasi fisico.

Questo Agostino jr, nipote diretto di un altro Agostino, che conservava la sua privacy con una classe indistruttibile, ha rotto non solo gli schemi famigliari, ma anche la visione secondo la quale una banca genovese, per di più privata e piccola, deve restare al suo posto, ingessata nel cuore della city formale genovese.

“Il nostro atto di coraggio – ha spiegato – lo abbiamo compiuto trenta anni fa quando, udite udite, abbiamo osato uscire da Genova e aprire a Alessandria.” Quasi spiritosamente questo giovane Passadore ha spiegato che quel viaggio di 100 chilometri è stato il loro “scoglio dei Mille”: da lì sono partiti.

Una visione nuova delle banche

E ora c’è una visione nuova che contrasta un po’ quella delle grandi banche che cercano grandi acquisizioni. “Siamo diventati più istintivi, cerchiamo di radicarci nei vari territori dove apriamo, mettiamo in campo relazioni, cerchiamo di agevolare i cambiamenti.”

I nuovi cavalieri della trasformazione genovese hanno poi affrontato il tema del “modello Genova”, quello del ponte rifatto in quattro e quattr ’otto dal sindaco commissario Marco Bucci. E’ un modello replicabile?

Qui sono stati un po’ più cauti. L’avvocato Arato ha ammonito di non semplificare. L’ex petroliere Garrone ha ricordato che i nuovi impianti per energie rinnovabili, traguardati al 2030, dovrebbero essere almeno 30, ma che pur essendoci soldi, progetti e territori, mancano ancora le norme. Deficit legislativo-burocratico.

La “startista” Vittoria Gozzi ha spiegato che un nuovo modello è urgente, tenendo conto dell’accordo pubblico-privato.

Fare come si è fatto per il ponte.

Il banchiere 2.0 Passadore ha ricordato il vincente pragmatismo genovese, che il mondo ci invidia ogni volta che si manifesta ad ogni angolo dove sbarcano i zeneisi in gamba.

In tutta la riunione non si è sentito neppure un mugugno o un maniman, classica espressione genovese che induce una cautela vago pessimistica di fronte ad ogni cambiamento.

Su questo vertice inedito non poteva mancare la benedizione del sindaco Marco Bucci, che è arrivato a esaltare il suo pragmatismo fatto anche di urla, sgarbi, “sbraggi”, come si dice in dialetto e che ha ricordato come i simboli della Repubblica genovese, nella cattedrale di san Lorenzo, sono in alto nelle cupole e sovrastano perfino gli affreschi dei Santi. Come dire: credere in quei geni storici è obbligatorio prima che raccomandarsi l’anima a Dio.

In un libro le grandi svolte di Genova

E allora si può tornare all’introduzione del dibattito dell’autore del libro, Pierfranco Pellizzetti. Che aveva citato le grandi svolte genovesi nella storia, i momenti fondativi e i loro protagonisti come, per esempio, gli Embriaci, Andrea Doria, Rubattino…..I tanti casi di individualismo incrollabile che portavano le svolte cruciali nello sviluppo della Superba, il crociato tornato vincente a casa, l’ammiraglio della potenza finanziaria e navale, l’armatore che mise le sue navi a disposizione della politica di Camillo Benso conte di Cavour.