Genova. Il sindaco Bucci alza i tacchi e se ne va: Antifascisti? Fascisti? Non ho tempo

di Franco Manzitti
Pubblicato il 9 maggio 2018 13:12 | Ultimo aggiornamento: 9 maggio 2018 13:12
Genova. Il sindaco Marco Bucci alza i tacchi e se ne va: Antifascisti? Fascisti? Non ho tempo

Genova. Il sindaco Bucci alza i tacchi e se ne va: Antifascisti? Fascisti? Non ho tempo (nella foto Ansa, Marco Bucci)

GENOVA – Va bene che lo hanno paragonato perfino a Donald Trump, per il suo stile deciso, molto amerikano, di sindaco “che cria”, in genovese che urla, ma Marco Bucci, primo cittadino di Genova da undici mesi, l’ultima tempesta voleva proprio evitarsela. Preferiva,[App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui, Ladyblitz – Apps on Google Play] malgrado il decisionismo trumpista dribblare la bagarre in Consiglio Comunale per quel suo consigliere delegato che, con tanto di fascia tricolore municipale, aveva presieduto una cerimonia di commemorazione sui Caduti della Repubblica di Salò. Ma come? Come si può a Genova, città antifascista per eccellenza, liberatasi da sola dal giogo nazi fascista, andare a celebrare il 25 aprile in casa del nemico, a Staglieno, il grande cimitero monumentale: così ha fatto Sergio Gambino, consigliere comunale della maggioranza di centro destra, con le deleghe della Protezione Civile, sbattendo i tacchi e impettendosi al suono delle fanfare “nere”?

Apriti cielo! Nella città pluridecorata, ma oggi “trumpizzata” da Bucci, c’è stata l’insurrezione di tutte le forze democratiche anti fasciste, dell’Anpi, di movimenti e associazioni di Deportati e Caduti ed anche del Movimento Cinque stelle, che così comincia a prendere posizione anti Destra nella incombente campagna elettorale.

Marco Bucci, il sindaco appena sceso trionfalmente dal carro fiorito del grande successo della Euroflora, superevento che ha richiamato nei Parchi di Nervi quasi 250 mila persone e decretato la sua “incoronazione” come decisionista vincente, si è trovato nella Sala Rossa del Consiglio comunale a doversi difendere dalla grande infamia: non avere rispettato la tradizione antifascista della Repubblica genovese.

Sù sindaco, disculpati_ gli hanno chiesto, in un sussulto di presenza e di improvviso resurrexit i partiti decimati nelle ultime elezioni, come il Pd e i suoi transfughi, messi a cuccia da dieci mesi nelle aule municipali e prossimi alla dissolvenza politica nella ex roccaforte rossa dove oggi sventolano solo le bandiere della Destra.

Rianimati dallo sgarro con i repubblichini e rinforzati da associazioni e movimenti che non sanno più dove guardare per trovare una identità di sinistra, triturata nelle urne, sminuzzata culturalmente, rasa al suolo dalle cavalcate trionfali del centro destra in ogni angolo della Liguria , i contestatori hanno trovato finalmente una freccia con cui trafiggere il neo Trump genovese, il sindaco che ogni cinque parole ne usa una in americano, che scuote il palazzo la burocrazia cristalizzata dal lungo dominio della sinistra al potere e allo strapotere e che “cria”, che “cria” e ha capito come muovere una città immobilizzata, siano per ora i suoi imput vincenti, magari solo floreali o dedicati alla pulizia dei caruggi.

Ma Bucci, questo manager di 59 anni, scovato dalla Lega, mentre dirigeva Liguria Digitale, superazienda informatica in crescita, dopo venticinque anni trascorsi negli States, non si è mica fatto trafiggere da quella freccia, partita dal risorto arco costituzionale, proiettato, come è, sul trono di palazzo Tursi, frantumando un potere “rosso” che si tramandava nel Municipio continuativamente dal 1990 e prima ancora dal 1974 fino al 1985.

In pieno consiglio comunale, dove sventolavano bandiere e gagliardetti, Bucci ha chiesto scusa a chi poteva essersi sentito offeso da quella fascia tricolore della città in mezzo ai nemici di ieri, ma ha anche sottolineato che lui “è il sindaco di tutti”, non ha spiegato perchè quel consigliere aveva avuto il permesso di indossare il simbolo tricolore e, soprattutto, quando gli chiedono se lui è antifascista, risponde secco: “Io lavoro per la città, ci sono altre priorità e se insistete me ne vado…”. Come dire, con tutto quello che c’è da fare, mi tenete qui a perdere tempo.

Alza i tacchi e se ne va davvero, lasciando in aula e sui banchi, lo sventolio delle bandiere e un codazzo di reazioni polemiche e offese. Indispettiti i consiglieri di opposizione, con i 5 Stelle più inferociti degli altri, hanno lasciato l’aula, mentre sui palchi il pubblico si divideva tra i tifosi anti sindaco e i sostenitori dei caduti a Salò che urlavano “Stalin, Stalin”, in un happening di altri tempi che, però, il sindaco ha tagliato sulla coda con il suo dietrofront.

Non sarà Trump ma questo Bucci ha sicuramente uno stile deciso e tranchant che gli fa aleggiare intorno un’aurea di avanti march dirompente sulla Genova uscita dal lungo letargo della sinistra autoreferenziale degli ultimi lustri, le snervanti divisioni del Pd, l’incapacità del gruppo dirigente di intercettare i profondi cambiamenti del suo territorio.

Basta rileggere la mappa dei risultati elettorali di undici mesi fa per capire come la battaglia sul 25 aprile, tradito con la fascia tricolore dalla parte sbagliata, sia stato solo un conato di orgoglio storico, unaa rivendicazione genetica, magari ben giustificata dalla profonda tradizione genovese, ma articolata con un linguaggio che oramai è troppo cambiato. Il tessuto genovese si è come disfatto e ricomposto politicamente con un’altra trama, dalla quale la sinistra postcomunista o comunque progressista e di sinistra è stata tagliata fuori.

Le vecchie parole d’ordine non funzionano più, vanno bene per le bacheche della storia, negli album di famiglia, nella memoria collettiva, che non si può e non di deve cancellare, ma non ci azzeccano più nulla nel governo della città. La mossa di Bucci e del suo consigliere delegato con fascia tricolore alla cerimonia dei Repubblichini scuce probabilmente dal Gonfalone genovese la medaglia della Resistenza e questo Bucci è il primo sindaco dal 1948 che non si dichiara antifascista, come sentenzia, funebre nella sua dizione, Luca Borzani, storico, ex presidente della Fondazione Cultura, coscienza vigile degli antichi valori, ma oramai siamo oltre questi confini di ricostruzione del passato e di salvaguardia della memoria.

Bucci gira i tacchi e cammina su un altro terreno, che non è più quello della memoria da preservare, da garantire anche oggi che tanti venti pericolosi soffiano nel mondo e nell’Europa di Orban, delle frontiere chiuse, dei rigurgiti fascistoidi, dell’antisemitismo rigorgogliante, delle terribili affermazioni di Abu Mazen.

Il sindaco “nuovo” di una città che aveva scolpita nel Dna questa memoria batte un’altra strada, parla un’altra lingua. Per questo gira i tacchi e lascia il Consiglio comunale.

Aggiungete a questo che il Trump genovese , forse un po’ esageratamente definito così in un articolo su “Repubblica” dall’ex direttore de “Il Secolo XIX”, Alessandro Cassinis, non è uno che fa politica, che si diletta nelle discussioni tra partiti e movimenti. Per lui Genova è la sua azienda e bisogna lavorare h24 per farla funzionare. E allora “cria” contro gli impiegati che timbrano in ritardo, fa piazzate in giunta comunale contro quegli assessori che non rispettano i tempi nei report che gli ha assegnato, si scontra muro contro muro con la barriera burocratica che gli contrappone ostacoli e tempi lunghi ai suoi programmi.

Poi, con questo stile, riesce in due mesi a realizzare Euroflora, quella manifestazione che mancava a Genova da sette anni e probabilmente non ci sarebbe più stata, perchè la vara in una nuova location e organizza come un orologio logistica e trasporti. Continua a annunciare che bisogna creare decine di migliaia di nuovi posti di lavoro per “ripopolare” la città sguarnita dalle nuove generazioni, in uno sforzo per ora senza risultati, con tante aziende in crisi, con tanti tagli e ristrutturazioni, come nel caso dell’Ilva comprata da Acelor Mittal, cerca di garantire sicurezza nelle zone “calde” della città dove immigrazione e malavita minano la convivenza civile…..E volete che uno così si diffonda a disquisire sulle trasferte della sua fascia tricolore nelle cerimonie cimiteriali per i repubblichini?

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