Franco Manzitti

A Genova la Lega ha preso i voti del Pci, la sinistra annaspa, Toti marca Renzi

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A Genova la Lega ha preso i voti del Pci, la sinistra annaspa, Toti marca Renzi

Chi governa Genova dopo il marchese rosso Marco Doria, sparito con la sconfitta epocale della Sinistra, in anticipo su quelle previste per le prossime elezioni politiche? Oggi governa un Quartetto che gira per la città come se camminasse su un tappeto, magari rosso, il red carpet dell’estate turistica, magari il blak carpet della notte di Alloween, e ora di nuovo rosso-Babbo Natale delle vacanze natalizie, in permanente simbiosi e irrefrenabile ottimismo.

Sì proprio un quartetto, come quello della musica melodica degli anni Quaranta- Cinquanta- Sessanta con il mitico Tata Giacobetti, formato, accordato, simbiotico, straffiatato.

C’è come prima voce solista il governatore Giovanni Toti, uomo-ovunque del centro destra, presidente della Liguria da due anni e sei mesi, c’è il sindaco -manager Marco Bucci, l’”americano”, che ha strappato Genova alla sinistra, dopo decenni e ora la dirige come un’azienda. Poi ci sono, come seconde ma non trascurabili voci, l’assesore regionale Edoardo Rixi, il leghista garante che Salvini mantenga il suo tacco e le sue felpe in questa terra, che tutto era meno che padan-leghista e Paolo Emilio Signorini, il presidente dell’Autorità portuale del sistema Genova- Savona, un po’ defilato, un passato da irreprensibile funzionario regionale e ministeriale, look da dirigente, ma ben “accodato”.

Si muovono tutti e quattro in sintonia perfetta. E’ raro che in qualsiasi manifestazione importante non sfilino tutti e quattro insieme e non c’è convegno, vertice emergenziale, di routine o di festa, nel quale la morsa dei quattro non sia simultanea.

In una delle ultime notti di questo autunno a controllare la Movida , cioè quel movimento notturno di prevalenza giovanile che popola gli storici caruggi e li riempie e li agita, mettendo a repentaglio la tranquillità dei residenti, ma garantendo una bella sveglia turtistica, i primi tre del quartetto c’erano eccome, belli schierati con la Polizia Municipale e gli assessori competenti alla sicurezza e al decoro.

Funzionava la nuova ordinanza del Comune, controfirmata da Bucci, che apriva la movida fino alle tre di notte, liberalizzando orari e bevute del popolo giovanile e no? C’erano tensioni tra i ragazzi e gli indigeni del centro storico, c’erano risse, scontri ad alto tasso alcolico e come si comportava la macchina comunale?

Sindaco schierato in prima fila, ma accanto a lui, ovviamente, Rixi e il presidente Toti. Una falange, perchè è vero che l’unione fa la forza e il motto di Toti, che si sta imponendo a livello nazionale, è ”Uniti si vince”. Unita la Destra ha conquistato la Regione, Savona, Genova e financo Spezia nelle ultime elezioni amministrative, facendo un filotto che sta per comprendere ora anche la superbianca Imperia, inopinatamente restata al centro sinistra, anche grazie agli sconquassi del dopo Scajola.

Quindi perchè non dimostrare anche visivamente che il blocco di destra non è intenzionato a mollare la presa su nulla? Marciano insieme su questi red carpet che sono la firma del loro dominio sul territorio, riconquistato da Ventimiglia (dove Toti corteggia il sindaco Pd, Ioculano, l’eroe che fa fronte alle invasioni dei profughi bloccati dalla frontiera francese che li respinge) a La Spezia-Ameglia, il pais del governatore, che non stacca un giorno, una notte, un microfono.

Nel giorno degli Stati Generali, chiamati a raccolta dal centro destra nel Palazzo Ducale, anche questo riconquistato e consegnato alla presidenza della Jena, Luca Bizzarri, che infila una gaffe dopo l’altra (l’ultima è di avere dichiarato che a Genova c’è solo una squadra di calcio, il Genoa di cui è tifoso, facendo imbufalire l’altra tifoseria sampdoriana) il Quartetto suona la stessa musica dalla balconata del Salone del Maggior Consiglio, che consacra veramente il nuovo potere ligure. Accordano gli strumenti i quattro tenori e cantano la ripresa della città e della Regione, stroncate da decenni di governo della sinistra-sinistra e del centro sinistra, che dal 1953 hanno governato il territorio, con episodiche interruzioni, come quelle in Comune di Genova dal 1985 al 1990 e in Regione dal 2000 al 2005, con il sindaco repubblicano Cesare Campart e con il presidente di Forza Italia Sandro Biasotti. La parola d’ordine è prima di tutto ripopolare Genova, che è scesa ampiamente sotto i 600 mila abitanti e dalla quale le nuove generazioni fuggono a botte di migliaia ogni anno e che invecchia paurosamente (il 30 per cento della popolazione ha più di 65 anni), gli stranieri sono oltre 50 mila, senza contare i clandestini.

La seconda parola d’ordine è “attirare investimenti ” per costruire rapidamente almeno 100 mila nuovi posti di lavoro. Chiamare imprenditori, convincerli a a puntare su questa città dalla qualità di vita alta (ma l’ultima l’indagine di Italia Oggi l’ha retrocessa, nella speciale classifica, di 44 posizioni), e dalle prospettive ampie.

Il 2021 sarà un anno magico, perchè si concluderanno simultaneamente moltre grandi opere decisive: il Terzo Valico Ferroviario per agganciare con un treno veloce Milano-Genova in meno di un’ora e movimentare passeggeri e merci del porto, sotto la galleria record italiana di 35 chilometri, il nodo ferroviario genovese che permetterà di far viaggiare una metropolitana in superficie, collegando una città che è estesa come Milano per chilometri di strade, la messa in sicurezza dei fiumi torrenti-killer Bisagno e Fereggiano, responsabili, con le loro esondazioni, delle ultime tragedie alluvionali genovesi, il decollo del quartiere del futuro sulla Collina degli Erzelli, dove sorgerà un grande parco tecnologico informatico, con l’industria del futuro 4.0, la nuova Università del Dipartimento di Ingegneria, il centro dell’IIT, l’ Istituto che ospita migliaia di piccoli Archimedi Pitagorici di tutto il mondo, capaci di costruire robot intelligenti per ogni uso del futuro e infine un nuovo Ospedale privato-pubblico, per il quale si starebbero sfidando grandi gruppi italiani tra i quali l’Humanitas di Milano, il San Raffaele e altri colossi sanitari.

Con uno spartito simile è chiaro che le performance del Quartetto sono ben intonate e non c’è palcoscenico sul quale i quattro non le ammaniscano al pubblico. Il presidente del porto Signorini va in Cina a cercare di catturare linee di affari per un porto che sta studiando di ingigantirsi con una nuova diga foranea, 500 metri più al largo di quella attuale, per accogliere le navi da 450-500 metri di lunghezza. Toti intesse rapporti stretti con il Veneto e la Lombardia, la cui Sanità è oramai il riferimento di quella ligure, ma non disdegna neppure il Piemonte di Chiamparino con il quale va a fare sopralluoghi sulla linea dell’alta velocità. E Bucci si muove nella cinta genovese, sfidando anche le ex roccaforti del potere rosso, conquistando uno ad uno i fortilizi dei post comunisti.

A Cornigliano, la delegazione dove sta la grande acciaieria Ilva, in piena passaggio di consegne verso la cordata indio-italiana, zona operaia dura e pura, il sindaco “americano” è stato applaudito mentre i fischi se li è beccati l’ex vicesindaco Pd, Stefano Bernini. Svolta epocale.

D’altra parte la sinistra del Pd, ma non solo, anche quella più radicale sembra evaporare quasi. La contestazione più dura è arrivata dal quariere di Multedo, dove erano stati allocati una trentina di profughi, poi diventati solo dieci, che la popolazione locale ha duramente rifiutato, scontrandosi con il Comune ed anche con la Curia e il suo rappresentante monsignor Martino, una specie di santo dell’accoglienza e della solidarietà.

Ma non era quella una zona solidamente di sinistra dove la tradizione di accoglienza e solidarietà erano consacrate da decenni di governo territoriale univocamente del Pci, poi Pds, poi Ds, poi PD con i loro satelliti.

Se andate a scorrere gli ultimi risultati elettorali, scoprite che anche in queste zone l’avanzata della Lega è fortissima, l’evaporazione Pd prepotente e i 5 Stelle avanzano ovunque, anche se non in modo travolgente, come ci si potrebbe aspettare nella città di “Giuse”, Beppe Grillo.

Insomma, al suono del Quartetto Bucci-Toti-Rixi-Signorini, la mutazione di un territorio e delle sue radici politiche sembra viaggiare veloce e ancor di più se si traguardano le prossime elezioni politiche nelle quali il centro sinistra potrebbe vedere triturata la propria rappresentanza in Parlamento.

Fatti salvi i due ministri, che saranno eletti con l’ Uninominale, Roberta Pinotti ministro della Difesa e Andrea Orlando alla Giusizia, il proporzionale potrebbe riservare delusioni enormi e il salvataggio di pochissimi deputati e senatori, mentre l’onda di “uniti si vince” potrebbe far invadere il Parlamento dalle truppe del Quartetto che avrà i suoi problemi a selezionare un personale adeguato.

Fino a quando durerà la musica favorevole per il centro destra? Probabilmente oltre la luna di miele che sta per finire tra Bucci e Genova, dopo ben oltre i cento giorni di governo.

Ma non oltre l’atteso passaggio tra gli annunci, i progetti, le scadenze intimate e i programmi sfornati a getto continuo con energie e modalità sconosciute e i primi “fatti”.

I genovesi aspettano non di vedere d’incanto la loro città vecchia e stanca, ripopolata di colpo e ringiovanita, né aspettano di colpo che si creino a cascata decine e decine di posti di lavoro. Ma qualche segno concreto lo vogliono. Vogliono i fatti.

Dal pulpito degli Stati Generali, il presidente Giovanni Toti con una squillante cravatta arancione ha cercato nella sua introduzione al dibattito, davanti a una platea piena di uomini d’affari, imprenditori, grandi e piccoli, i fratelli Edoardo e Alessandro Garrone in prima fila, di dimostrare che i fatti ci sono già e sono, per esempio la firma al Ministero dell’Istruzione del trasferimento dell’Università agli Erzelli, il raddoppio della Ferrovia a Ponente, i lavoro sulla copertura del Bisagno. Il governatore, senza dubbio primo tenore del Quartetto, non ha avuto l’impudenza di rivendicare tutte queste operazioni al merito della sua formazione politica. “Sono opere e operazioni alle quali si lavora da venti anni”- ha ricordato doverosamente.

Un fatto è che ora a rivendicarle c’è lui, capace anche di citare il filosofo Popper per raccomnadare di svilupparsi in base alle proprie speranze, aspettative ed anche in base ai propri timori.

Il sindaco Bucci, tenore numero due, aveva, invece, concluso il suo intervento, capovolgendo una gaffe di qualche mese fa quando aveva auspicato che Genova diventasse “un sobborgo” di Milano, traducendo un po’ male il termine dall’inglese. “Ora mi auguro _ ha detto_ che Milano diventi il sobborgo industriale di Genova. “

Come auspicare che si viva a Genova e si lavori a Milano. Una vecchia idea, che naviga dalla fine degli anni Ottanta, quando venne riconcepito il Terzo Valico, il collegamento ferroviario veloce tra la Lanterna e la Madunina.

Fatti, non chiacchere. E forse per non perdere il contatto proprio con questi fatti, Toti ha lasciato la grande assemblea degli Stati Generali per accogliere il segretario Pd Matteo Renzi che arrivava a Genova con il suo treno per una visita sul cantiere con il quale è messo appunto in sicurezza il torrente Bisagno. Un’opera finanziata dal suo Governo. Ma anche un fatto su cui mettere il capello. E Toti non poteva certo permettere che fosse il capello del Pd, ora che la sua orchestra è in piena tourneè in Liguria.

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