Genova: Pdl con Pierluigi Vinai, l’uomo “che sussurra ai cardinali”

di Franco Manzitti
Pubblicato il 5 Marzo 2012 11:40 | Ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2012 11:40

Claudio Scajola

GENOVA – Si potrebbe sintetizzare così la figura del candidato finalmente trovato dal Pdl, partito in disfacimento a Genova e in Liguria più che altrove: “L’uomo che sussurra ai cardinali”. Dopo una settimana di tentativi andati tutti a vuoto, il partito di Berlusconi ha trovato come candidato sindaco il quarantacinquenne Pierluigi Vinai, un ex Carneade, nato come fattorino della vecchia Dc, oggi segretario regionale dell’Anci, vicepresidente della Fondazione Carige (socia di maggioranza della banca Carige, sesto istituto di credito in Italia per patrimonializzazione, settecento sportelli), membro numerario dell’Opus Dei, il vero ruolo che gli consente la possibilità di tentare la scalata genovese.

 

Vinai un uomo in grigio, già superscudiero di Claudio Scajola, l’ex ministro imperiese, deve la sua fortuna alla appartenenza alla sacra Prelatura fondata da don Escrivà Di Balaguer, grazie alla quale ha ottenuto il ruolo nella fondazione Carige e la vicinanza a due dei cardinali più potenti dei questa era moderna e ratzingeriana: l’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, che è pure presidente della Cei e Tarcisio Bertone, sottosegretario di Stato, anche lui in passato arcivescovo di Genova, sulla cattedra di san Lorenzo.

 

Trovarsi all’incrocio tra il ministro di Imperia, l’Opus Dei e la superbanca genovese ha messo Vinai nella posizione di essere indicato come candidato in quella specie di terra di nessuno che è diventato il partito Pdl a Genova oggi.

 

Stare in quell’incrocio delicato, tra la Chiesa ai suoi massimi vertici, il partito fu potente del Cavaliere e il ministro di Imperia, è stato la carta che ha permesso a questo personaggio un po’ appartato ma molto ambizioso, sempre vestito di grigio, un filo di barba, due lauree di cui una in teologia, quattro figli, sempre in prima fila nelle cerimonie religiose della Curia, di addirittura farsi pregare per accettare una candidatura che a Genova non voleva nessuno.

 

Avevano rifiutato già in sette di sfidare il “campione” del centro sinistra, il marchese diseredato Marco Doria, erede del grande Ammiraglio cinquecentesco Andrea, sorprendente vincitore delle Primarie del centro sinistra contro le due zarine Marta Vincenzi, sindaco Pd uscente, e la senatrice Pd Roberta Pinotti sua sfidante, e il senatore Enrico Musso, cinquantenne ex Pdl, sfuggito alle grinfie berlusconiane due anni fa per tentare un assalto civico alla fortezza rossa di Genova: imprenditori, professionisti, presidenti di ordini professionali, prof universitari, broker assicurativi, tutti a dire di no alle profferte di un centro destra in grande crisi di rappresentanza.