Lanzalone, le radici a Genova di Mr. Wolf, mamma farmacista, papà avvocato

di Franco Manzitti
Pubblicato il 19 giugno 2018 6:38 | Ultimo aggiornamento: 19 giugno 2018 8:18
luca Lanzalone foto ansa

Luca Lanzalone (foto Ansa)

GENOVA – Lanzalone, ecco le radici a Genova di Mr. Wolf: mamma farmacista, papà avvocato, moglie notaio, rapporti eccellenti, una splendida casa…Ogni tanto dalla cool Genova, città un po’ segreta, un po’ troppo sotto understatement con un establishment riservato e coperto, sbucano personaggi improvvisi che rompono gli schemi e i cliché  [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,-Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] e vengono sbalzati su una eclatante ribalta nazionale.

Era successo nelle ultime elezioni e ancor di più nell’ultima formazione del governo con Armando Siri, lo spin doctor di Matteo Salvini per la flat tax, diventato prima senatore poi sottosegretario alle Infrastrutture da ex Carneade che era. Lo si conosceva perchè aveva tentato una campagna elettorale per farsi eleggere sindaco nel 2012, inventandosi un partito “Italia Nuova”, beccando lo 0,12 di voti e strascinando poi qualche avventura giudiziaria un po’ sospetta, con tanto di patteggiamento per bancarotta fraudolenta di una società televisiva, il cui ultimo indirizzo italiano era presso una parucchiera domenicana con residenza a Leinate.

Partito da Genova a 27 anni questo Siri aveva mostrato grande fantasia e qualche simpatia socialista-craxiana di nessuna conseguenza. Era diventato giornalista televisivo a Mediaset per conto suo ma lontano da Zena. E ce lo siamo visti sbucare a fianco di Salvini e poi addirittura nelle trattative in maniche di camicia per siglare il famoso contratto tra Lega e 5 Stelle.

E’ diventato un economista fiscale, ricercato e autorevole e quella parucchiera di Lainate chissà che fine avrà fatto mentre lui lasciava impettite interviste ai maggiori giornali. Un solo scatto polemico da parte sua dopo un devastante servizio sull’ ”Espresso” a proposito della sua fallimentare operazione Tv: “Li querelo!”

Una rivelazione totale per quasi tutti questa di Siri, meno per quei pochi che avevano conservato nella libreria di casa il volume che regalava durante quella lontana campagna elettorale “L’Italia Nuova- L’inizio” con un dialogo immaginario tra lui e niente meno che Silvio Berlusconi, circa 180 pagine con una conclusione secca: ci vuole un referendum istituzionale per fondare, appunto, la Nuova Italia.

Da un’alba molto giovanile socialista sbuca anche il secondo personaggio genovese diventato in un colpo un superprotagonista della ruggente cronaca politica e giudiziaria, quel Luca Lanzalone, di professione avvocato amministrativista, di età simile a quella di Siri, 49 anni, ma dal curriculum molto più noto a qualche attento osservatore genovese e non al pubblico più largo e al sistema mediatico, quasi prevalentemente caduto dal pero mentre Lanzalone “cadeva” agli arresti domiciliari nella maxiinchiesta sullo stadio di Roma che fa vacillare Virginia Raggi, il Campidoglio, e i pentastellati, ammutolendo perfino il guru Grillo, cui sarà andata di traverso la abituale vacanza in Sardegna di questi anticipi estivi.

Possibile che uno chiamato addirittura il “sesto sindaco di Roma” per la sua influenza come consigliori nella sventurata giunta Raggi e financo candidato alla premiership al posto di Giuseppe Conte, nessuno se lo fosse filato a Genova e dintorni?

Eppure Lanzalone viene da magnanimi lombi e da solidi patrimoni, che nella città delle palanche contano eccome. Suo padre, l’avvocato Felice Lanzalone, legale della Sip, quando c’era la potente compagnia telefonica di Stato, era un personaggio noto in città per la sua professione e per importanti impegni civili, sua madre era titolare di una delle più importanti farmacie cittadine nella centrale piazza De Ferrari, ma sopratutto suo zio Rinaldo Campirio era il propietario della più nota e importante agenzia di pompe funebri genovesi la “Campirio e Mangini”. E si sa che valore ha un’impresa del genere nella città più vecchia d’Italia.

Oltre alla professione legale, il giovane Luca ha ereditato tutto questo e molto altro dai cespiti familiari, a partire da uno stratosferico palazzo nei “caruggi”, in via Chiabrera 7, davanti a uno dei capolavori dei Rolli, i quartieri cinque-seicenteschi per i quali Genova è diventata patrimonio dell’Umanità.

In questo palazzo, affrescato dal Piola, grande artista genovese di quei secoli e di enorme pregio, il prode Luca abita ed ha il suo ufficio legale genovese, dove lavora un gruppo affiatato della sua generazione, oggi nell’occhio del ciclone.

A Giustiniani, come si dice a Genova, l’avvocato ha anche la sua residenza, un intero altro piano del palazzo dove ai tempi del suo decollo professionale gli piaceva dare affollati ricevimenti ai quali era invitato il Ghota genovese, le istituzioni e quell’establishment sempre molto attento a dove e come comparire.

Sopita la iniziale passione socialista, che anche per ragioni anagrafiche si sarebbe spenta negli anni di Tangentopoli e gli avrebbe lasciato solo il tempo di incrociare qualche vecchio leone del Psi genovese come Rinaldo Magnani, l’ ex presidente della Regione e del porto, Lanzalone si era buttato a capofitto nella professione, coltivando più che poteva importanti e riservate relazioni con chi lo avrebbe aiutato a farsi strada nel mestiere, avendo le spalle così coperte da un punto di vista patrimoniale.

E così ecco, per esempio il feeling, con un vecchio navigatore della ex dc ligure Marco Desiderato, esperto di finanza, già consigliere regionale e presidente della Filse, la finanziaria della Regione. Questo Desiderato, uomo prudente ma discreto conoscitore della politica, dei suoi personaggi, dei suoi vizi e anche delle sue opportunità, era diventato una specie di zio del rampante avvocato che coltivando il diritto amministrativo era maturato come un esperto di grandi questioni vicine alla gestione delle società partecipate al Comune.

Saggio, ma ambizioso, ferrato ma prudente, il futuro sesto sindaco di Roma era anche convolato a nozze con Vera Tagliaferri, giovane e brillante notaio in quel di Crema. Un matrimonio solido anche per il mestiere della signora e molto “pendolare”, perché non c’era da coprire solo la triangolazione tra Genova e Crema, ma le trasferte sempre più frequenti presso i clienti di Lanzalone, ben presto proiettato ben al di fuori del perimetro genovese, oltre la ragnatela dei caruggi, dove risplendeva la magione dei Giustiniani.

Ma Genova c’era sempre, come i consigli di Desiderato, la sua consulenza amichevole, gli incontri in galleria Mazzini, vecchio salotto genovese con i pranzi al ristorante “Europa”, un tempo luogo d’incontro di un certo mondo d’affari genovese e incrocio anche tra mondi diversi. “Il Corriere della Sera”, non una gazzetta qualsiasi, ha rivelato che spesso al tavolo del sagace Desiderato, insieme con Lanzalone, c’era anche Tirreno Bianchi, console della Compagnia Portuale “Pietro Chiesa”, i leggendari “carbonini”, i camalli abituati a portare sulle spalle le ceste di carbone per rovesciarle nelle stive delle navi. Insomma il nuovo mondo della Finanza e delle grandi consulenze legali che incrociava quel mitico fronte del porto.

Tutto questo passava inosservato a Genova, o quasi, fino anche quando, grazie a un potente assessore al Bilancio del Comune della giunta di sinistra del marchese-rosso Marco Doria, Franco Miceli, l’ufficio dell’avvocato aveva agganciato importanti cause in materia di rapporti con le società partecipate dell’amministrazione civica.

Era questo il primo passo di un’esperienza maturata al punto da diventare indispensabile nella giunta del Campidoglio, dopo l’operazione Livorno, con la quale Lanzalone aveva salvato per il sindaco pentastellato Longarin l’azienda dei rifiuti da un quasi sicuro patatrac?

Chissà! Intanto l’ancor giovane legale era professionalmente e socialmente decollato, certo un po’ lontano da quella Genova così riservata e in qualche modo ristretta che lui aveva invitato ai ricevimenti di palazzo. Una casa a Miami, molte frequentazioni internazionali, addirittura la tanto enfatizzata partita a golf con Bill Clinton, con tanto di selfie negli States, ma anche un appartamento nella Riviera Ligure di Ponente, luogo caro alla moglie, che come tutti i lombardi hanno sempre molto amato il Mar Ligure: sono i passi che precedono e accompagnano poi la vertiginosa ascesa verso Roma, verso i pentastellati, il leader in crescita Di Maio, attraverso il futuro ministro di Grazia e Giustizia, Bonafede.

Non si sa ancora come il link sia veramente scattato e comunque questa è materia dell’inchiesta romana, che promette ogni giorno colpi di scena e rivelazioni.

Negli ultimi tempi, ben prima delle elezioni e della formazione del governo, quando Lanzalone era già in vetta all’Acea, “il premio” efficienza e fedeltà che gli era stato elargitao dai pentastellati, se si chiedevano sue notizie al suo giro genovese la risposta era tra l’ammirato e il mezzo negato: “ Gli hanno già offerto un paio di ministeri!! “ Oppure la confidenza faceva intravvedere qualche crepa nei rapporti tra l’avvocato di Genova e il terremotato Campidoglio: “Eh Luca è sempre più spesso a Miami, sai quelli là (allusione a sindaca e assessori) non vogliono ascoltare i buoni consigli……..”.

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