Scajola, il gran ritorno: sindaco di Imperia contro la destra di Toti. Ora Sanremo, dopo Alassio e Bordighera?

di Franco Manzitti
Pubblicato il 27 giugno 2018 5:04 | Ultimo aggiornamento: 26 giugno 2018 12:16
Claudio Scajola, il gran ritorno: sindaco di Imperia contro la destra di Toti. Ora Sanremo, dopo Alassio e Bordighera?

Scajola, il gran ritorno: sindaco di Imperia contro la destra di Toti. Ora Sanremo, dopo Alassio e Bordighera? (foto Ansa)

IMPERIA – Scajola III, senza probabilmente essersi ancora reso conto che sta per celebrare la sua, appunto terza, elezione a sindaco del ridente comune di Imperia [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play], arriva nel quartiere generale della sua terza campagna elettorale comunale in sella a un motorino. Malgrado i 70 anni è da quasi due mesi che l’ex ministro, ex superdirigente berlusconiano di Forza Italia, ex imputato eccellente di processi e inchieste, ex titolare di uno dei più sanguinosi riferimenti dello scandalismo recente, con quel “a sua insaputa”, più secco di qualsiasi condanna penale, inforca il suo motorino per cavalcare una campagna elettorale ventre a terra, lui contro il resto del mondo della politica di questi anni.

Arriva a prendersi l’applauso e il brindisi, con bottiglie del prelibato vino ligure Vermentino, del suo staff, quasi tutti ragazzi, un mondo né di mezzo, né di sopra, né di sotto, che si sono buttati in una battaglia unica.

Si leva il casco e brinda, cavalcando ora l’onda di un successo certamente dimensionato a questa città, che negli ultimi decenni è stata sulla cronaca sopratutto per le sue imprese, per le sue salite e per le sue discese, per “le ardite cadute e le risalite”, come nella canzone di Lucio Battisti, di questo postdemocristiano che non si è fatto mancare nulla della politica, che lo aveva stregato praticamente da bambino, quando la sua madrina di battesimo era stata niente meno che la figlia di De Gasperi e il suo padrino di Cresima il potente Paolo Emilio Taviani, imperatore democristiano di Liguria e non solo.

E un po’ sono applausi e un po’ sono accidenti, quelli che salutano la performance di Claudio Scajola che batte nel ballottaggio il concorrente ufficiale del centro destra, Luca Lanteri, uno che lui stesso aveva lanciato e che correva ora contro di lui , alla conquista di uno degli ultini comuni liguri rimasti nelle mani della sinistra, appunto Imperia, città di fu-granturismo, oramai ridimensionato, di olivi, pastifici, oramai chiusi, di “dieta meditterranea”, passata di tendenza, di un maxiporto trasformato in uno fornace di scandali contro “re Claudio”, tutti cancellati da un immane colpo di spugna, di ex fabbriche e antichi traffici con il ricco entroterra piemontese, a pochi chilometri dalla frontiera francese, quella oggi chiusa con il lucchetto all’immigrazione da Macron.

Applausi per Scajola perchè vincere a 70 anni, dopo quella vita, a nove anni dall’ultimo incarico pubblico che era di ministro dello Sviluppo Economico nell’ultimo governo Berlusconi, anno 2010, dopo essere passato nei tritacarne del processo per quella frase “a sua insaputa”, dopo l’acquisto della casa con vista Colosseo, con sconto di 800 mila euro sul prezzo da lui conosciuto e pagato, è un’impresa di resistenza umana e politica.

Applausi per avere resistito anche al secondo tritacarne, quello del processo per favoreggiamento alla fuga all’estero di Amadeo Matacena, l’onorevole Fi con bella moglie, Chiara Rizzo, lady Monaco, per la quale lo Scajola non ancora III si era speso in tutti i modi, fino a dover confessare ai giudici “un sentimento di trasporto” per la bella bionda, al fine di spiegare il suo coinvolgimento in quel favoreggiamento, poi giudiziariamente del tutto spazzato via.

Accidenti per l’ex ministro, tavianeo di origini, belusconiano di maturtità, organizzatore del partito di FI, costruito da lui come una perfetta macchina politica nel post 1994, perchè questa vittoria avviene non sotto i vessilli “azzurri”, negati a Scajola, ma sotto la bandiera civica di quattro liste cittadine e anzi contro quel Lanteri per il quale è corso, a fare campagna burbanzosa e urlante a Imperia, anche Salvini, il capitano.

E, quindi, SuperClaudio, come lo chiamavano ai tempi dell’apogeo berlusconiano, ha combattuto contro tutti: lo racconta sceso dal motorino alla sventagliata di microfoni che gli mettono sotto il naso, finalmente per farsi spiegare non cosa risponde a inchieste, processi, avvisi di garanzia, candidature definite dai suoi nemici avventate, “vecchie”, ma per descrivere un successo che si consuma nella dolce notte imperiese, 35 anni dopo la prima “sindacatura”, 23 anni dopo la seconda sindacatura, 17 anni dopo avere detto quella frase su Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Br, che gli costò nel 2002 la poltrona di Ministro degli Interni, “un rompiballe che voleva solo consulenze”, frase smentita, ma rimasta scolpita, quasi 9 anni appunto dopo l’ultimo incarico ministeriale, lui unico nella storia repubblicana ad essersi dimesso due volte da ministro. Le “discese ardite”……

Con questa vittoria per 650 voti in un ballottaggio dove hanno votato meno del 50 per cento degli imperiesi, Scajola III incrina il famoso modello Toti, cioè l’alleanza costruita dal governatore della Liguria, Giovanni Toti, mettendo insieme tutte le forze del centro destra, Lega, FI e Fratelli d’Italia, più avanzi di Destra.

Questa formula aveva consentito a Toti, anche lui uno dei “prediletti” belusconiani, suo ex portavoce, di conquistare la Liguria e i comuni di Savona, Genova e La Spezia, da decenni governati dalla Sinistra. E in questa dolce notte del motorino e dei bicchieri di Vermentino, che consacrano il “triplete” di Scajola, quel modello conquista anche nell’estremo Levante ligure la roccaforte di Sarzana.

Ma a Imperia no, A Imperia c’è Scajola, con la sua testarda candidatura che ha pure strappato in famiglia i rapporti tra lui e suo nipote, assesore all’Urbanistica della Regione totiana, Marco, figlio di Alessandro, fratello di Claudio, a sua volta ex deputato Dc, a sua volta ex sindaco di Imperia , come lo era stato anche il padre di questa genia, Ferdinando, in modo che oggi Scaiola III si potrebbe anche scrivere Scajola V, sommando tutte le sindacature di una vera dinasty che dagli anni Cinquanta governa Imperia, tra alti e bassi.

Questo Marco, dovendo scegliere tra lo zio-patriarca politico di Imperia e Toti, che gli aveva dato i galloni di assessore, ha scelto quest’ultimo, lacerando la famiglia e probabilmente anche i suoi sentimenti in un tormento più politico che generazionale.

Suona a ripetizione nel point elettorale di Imperia Oneglia il telefonino del nuovo sindaco, che sta per risalire gli scalini di quel palazzo municipale grigio, sospeso sul mare di Imperia, tra Oneglia, la parte più operaia e popolare e Porto Maurizio, la “noblesse” della città, con il quartiere costruito in Paradiso, del Parrasio. Chiama anche il Berlusca, ma tanta è la festa che Scajola non se ne avvede e parlerà al “capo” solo la mattina dopo, ricevendo non solo i complimenti, ma anche la promessa di una visita a Imperia, niente meno.

Da Genova il governatore Toti inghiotte il boccone imperiese, cercando di minimizzarlo: “ Complimenti a chi ha vinto, ma è un fatto marginale, una vittoria di soli 600 voti, che non avrà ripercussioni fuori dai confini imperiesi”. Come dire che Scajola ha vinto, ma ora se ne resta nel suo stagno, sulla sua poltroncina di periferia, il modello vincente, che ha conquistato anche Sarzana dal 1947 governata dalla Sinistra, non subisce lesioni né flessioni.

Troppo semplice dirla così e poi Scajola è troppo scafato, “mitridatizzato” per stare a questo gioco di circoscrizione periferica. “Farò il sindaco, incominciando dalle cose piccole, l’orologio del Comune che si è rotto, la fontana che non butta acqua, gli ascensori scassati, centimetro per centimetro mi metterò a lavorare….”.

Ma l’onda che ha portato Scaiola III sul suo trono non è solo una rissacca laterale. I “suoi” fedeli hanno conquistato anche Alassio, perla turistica della Riviera con lo stesso schema, un candidato, ex sindaco come lui, Marco Melgrati, architetto strascajolano, che batte secco il sindaco di centro destra, il panettiere Enzo Canepa e hanno messo la bandierina su Bordighera e ora puntano sicuramente su Sanremo, la “preda” pregiata di tutta la Riviera.

Insomma eccola qua una bella ènclave che pianta le bandiere in un pezzo di Liguria, sicuramente marginale, ma dove il ticchettio del lavoro di Scajola si sente eccome.

Da Roma gli applausi dei reduci forzisti sono come una ola allo stadio, i Brunetta, le Carfagna, le Gelmini mandano baci e post con i cuoricini. Si aggrappano alla memoria di Scajola come un naufrago al relitto di Forza Italia, sbattacchiata dagli urlacci di Salvini, dal sovranismo scatenato, in cui non si riconoscono. Scajola si rimette il casco nella notte della vittoria, riparte con il suo motorino verso la collina di Diano Calderina, dove c’è la sua casa, che ha visto passare in questi anni tutto, il trionfo del suo potere con i potenti a riverire, i poliziotti e i finanzieri a perquisire e sequestrare, gli avvisi di garanzia mostrati attraverso il cancello, il silenzio un po’ cupo delle sconfitte giudiziarie e politiche, l’assalto dei giornalisti, poi il lento diradarsi dell’attenzione generale.

Qualcuno dice che potrebbe fare il consulente del Cavaliere nella ripartenza di Forza Italia, nella sua lotta per non sparire. Lui sfreccia in salita: in fondo sono sempre salite, “le discese ardite, appunto le dimissioni, e le “risalite”, appunto le vittorie contro tutti come questa. Parole e musica di Mogol e Battisti. E a Imperia esecuzione di Scajola III.