Scandalo Cinque Terre: nel Parco con Franco Bonanini da Faraone a Corvo, dietro il rustico di Brunetta

Pubblicato il 1 Ottobre 2010 10:59 | Ultimo aggiornamento: 14 Marzo 2011 3:20

Cosa c’entra un Faraone con il parco-scrigno delle Cinque Terre, angolo di paradiso sulla costa ligure, cantato da Montale, piccolo, riservato, fatto di borghi intoccabili a picco su un mare di scogli e approdi difficili, di vegetazione aspra, di spiaggette riservate? Cosa c’entra questo “titolo” da superfeudatario, padrone assoluto del Parco, patrimonio dell’Unesco, meta di un turismo mondiale, sopratutto yankee, riservato, colto, giovane, il meglio per la nicchia ligure di cui tutti si lustravano gli occhi e pure facevano propaganda, sventolando un appeal turistico che non ha più molto da vantare in Liguria nel veloce mondo dei viaggi e delle vacanze no limits?

Il Faraone, il feudatario, il padrone del Parco, il suo presidente è Franco Bonanini, deus ex machina di questa colossale e redditizia operazione turistica, in carcere da tre giorni, dove parla e spiega cosa c’è da raccontare davanti a accuse come truffa ai danni dello Stato e associazione per delinquere. Sta sotto queste accuse che volgarmente si traducono nelle “creste” che il Faraone avrebbe fatto sui contributi dello Stato e dell’Europa e della Regione per tenere in ordine il suo angolo di Paradiso: rifare la rete magica dei sentieri a picco sul mare o nel cuore verde del parco, restaurare le piccole stazioni ferroviarie dei borghi sulle Cinque terre, salvare le pietre storiche di case e rustici, ricostruire, salvare e migliorare.

Possibile? Sono vere queste accuse di interesse personale in operazioni di finanziamento pubblico, costruite con un’ordinanza della Procura di Spezia lunga 890 pagine e supportata dalla solita valanga di intercettazioni, migliaia di pagine, sputate dall’ascolto del telefono, ma anche da un nugolo di cimici che gli uomini della Polizia giudiziaria avevano piazzato dallo scorso aprile negli angoli sensibili del parco, soprattutto negli uffici del Comune di Riomaggiore, dove è la sede dell’Ente ?

Mentre, come in ogni inchiesta che si rispetti incominciano a spuntare i primi pentiti, il Faraone si dispera e incomincia a collaborare, travolto dall’enormità delle accuse e soprattutto dal capovolgimento della sua immagine, che era quella di una specie di santo del turismo sofisticato, un genio del turismo ecocompatibile, un leader carismatico, al quale il successo aveva dato oramai una notorietà anche bipartizan, con i potenti di destra e di sinistra che salivano in Paradiso a osannarlo, dal presidente della Regione Liguria il pd Claudio Burlando alla ministra dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, Pdl. Il presidente Romano Prodi in braghe corte che sale per i sentieri incantati e va a abbracciare il presidente del Parco e il presidente della Commissione Trasporti del Senato, il superberlusconiano Luigi Grillo, enfant du pays, spezzino doc, che produce il suo vino a due passi da Riomaggiore.

Si capovolge la figura di questo “inventore” di una formula turistica vincente da oramai un quindicennio e lo choc è pure avvolto da una aureola di martirio per le condizioni fisiche dello stesso Faraone, che quattro mesi fa ha subito un trapianto di fegato e il cui stato di salute è precario e oggi terribilmente fiaccato dalla folgorante detenzione.

“Temo per la sua vita”, dice, strappandosi le vesti, il presidente Burlando, mentre i particolari dell’inchiesta esplodono, dilatando i confini del regno di Bonanini. E’ un vero e proprio giallo, che diventa pubblico con gli arresti del Faraone, del sindaco di Riomaggiore Pasini, di tecnici, impiegati, architetti, tutti in manette in una plumbea mattinata di fine settembre, quando su, a Riomaggiore, salgono le camionette della Ps, manco fossimo a Corleone e gli uomini del prefetto di ferro Mori andassero a arrestare una intera cosca mafiosa.

Altro che cosca, molto più modernamente Bonanini e i suoi si erano ribattezzati , secondo le intercettazioni, “la cricca”, usando un termine tristemente di moda nei mesi recenti. Alludevano a se stessi e alle loro operazioni oggi sotto inchiesta come a una cricca, non sapendo che tutto era nato molto indirettamente proprio dalle indagine sulla cricca vera, quella romana del caso Scajola, l’ex ministro ligure incastrato da Balducci e compagnia cantante romana e vaticana, per la casa comprata in faccia al Colosseo.

Anche qui tutto parte da una casa e sfiora, seppure molto più da lontano, un altro ministro, l’”eroe” della Funzione pubblica, Renato Brunetta che, micidiale coincidenza, si era comprato un rustico nel cuore delle Cinque Terre, sotto la protezione del Faraone. Un affare in cui colpisce la differenza tra il valore di mercato e il costo complessivo, tra prezzo pagato più i lavori di ristrutturazione, che mette in sospetto gli inquirenti romani, ai quali era arrivato l’ordine di spulciare bene gli acquisti immobiliari di ministri e sottopanza.

Brunetta in questa storia di paradiso violato non è indagato, ma sarebbe stato ampiamente citato dal Faraone e dai suoi, quando lo scandalo incominciava a profilarsi. Ancora non tutto è chiaro in questa vicenda, ma certamente gli elementi raccolti dagli investigatori devono essere gravissimi se hanno giustificato la raffica di arresti.