Sergio Cofferati candidato in Liguria, la quinta vita: da Cgil a reddito cittadinanza

di Franco Manzitti
Pubblicato il 26 Novembre 2014 13:27 | Ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2014 13:27
Sergio Cofferati candidato in Liguria, la quinta vita: da Cgil a reddito cittadinanza

Sergio Cofferati

GENOVA – L’ultimo ad arrivare fendendo la folla che riempie la mitica Sala Sivori, dove nacque il Partito Socialista Italiano e dove ora c’è un cinema, in quella border line che separa il cuore nobile di Genova dai suoi caruggi, Salita Santa Caterina, è niente meno che Giuliano Montaldo, il grande regista italiano e genovese. Arriva in prima fila con un gran capello in testa e il suo capotto di cammello e un gran sorriso stampato nella sua faccia da giovanissimo ottantaquattrenne, uno dei grandi vecchi genovesi che hanno fatto fortuna in Italia nel mondo, con Paolo Villaggio, Renzo Piano, Vittorio Gasmann, Gino Paoli, Fabrizio De Andrè.

E si siede sotto il palco, facendo strizzare gli occhi dal piacere a Sergio Cofferati, che sta ammanendo il suo pubblico nell’incontro show che lancia la sua campagna elettorale per le Primarie che l’ 11 gennaio 2015 sceglieranno il candidato del centro sinistra a governare la Liguria.

Sergio Cofferati, anni 66, ex segretario generale della Cgil fino al 2003, poi leader della sinistra Pds e Ds, che venne prima del Pd, poi sindaco di Bologna dopo Guazzaloca, poi europarlamentare nella circoscrizione del Nord Ovest dal 2009 a oggi, eletto già due volte, diventato genovese di residenza, di adozione politica, di nuova famiglia formata proprio nella ex Superba.

Sergio Cofferati, ancora tu, ma non dovevamo vederci più? Così potrebbe incominciare la canzone della rottamazione renziana, che avrebbe dovuto imbalsamare il “cinese” nel museo delle cere postcomuniste, secondo la musica e le parole di un evergreen come Lucio Battisti. Altro che imbalsamazione, se qui arriva niente meno che il regista del Marco Polo televisivo, Giuliano Montaldo, che per sigillare la sua partecipazione deve fendere un vero muro di folla, dove puoi leggere tutto l’identikit della sinistra genovese, quella che ondeggia dentro al Pd, ma va oltre, ben oltre, pescando i leaders e la truppa di quella una volta si definiva Sinistra radicale, Sinistra-sinistra e perfino anche Sinistra radical chic.

Eccoli qua tutti un po’ emozionati nella Sala Sivori, doveva nasceva il socialismo italiano, a due passi in salita da dove si scriveva, componeva e stampava il quotidiano “Il Lavoro”, organo fino agli anni Settanta del Psi, fondato dai carbonini del porto e dall’avvocato socialista amico di Turati Giuseppe Canepa, a contemplare la quarta o la quinta vita del Cofferati, la prima da sindacalista, la seconda da leader politico, la terza da sindaco, la quarta da europarlamentare.

E la quinta eccola qua, nel vulcano genovese, lui che è nato a Sesto e Uniti, vicino a Cremona, che ha vissuto a Milano, Roma, Bologna, in tutta l’Italia e ora sta all’ombra della Lanterna, che per un padano doc è una specie di capovolgimento del mappamondo.

Eccoli tutti e vedremo come sono e chi sono a sentire il senso di una sfida che sta spiazzando non solo la Liguria della politica ma anche Roma, dove il “cinese” non è certo considerato un frutto del nuovo ed è pure cuperliano e con la Leopolda 5 e con il tacco dodici delle ministre del Matteo fiorentino proprio c’entra poco.

Lui sta in giacca blu, panciotto e cravatta sul palco scelto non a caso per la location storica, come aveva scelto il luogo dell’annuncio della sua candidatura-bomba, facendo rullare i tamburi al Teatro Carlo Felice, tempio della sua passione lirica, della sua conclamata melomania con propensione al melodramma. Le altre passioni extra politica sono la fantascienza e i fumetti, in modo che questa triplice evasione sembra coincidere con il momento che si celebra alla Sala Sivori: la lirica per lanciare acuti in una Liguria agonizzante dopo il lungo regno di Claudio Burlando, la fantascienza per immaginare un futuro, che qua nessuno ha più neppure la forza di prefigurare, dopo le alluvioni e le frane a ripetizione e i fumetti con l’eroe Tex Willer che è sempre il più veloce con la Colt, ma ha cuore e generosità ed è uno sicuramente solidale.

Ancora tu, ma non dovevamo vederci più? Cofferati alzerà il tiro, proprio come il prode Tex per respingere le accuse di essere “il vecchio” che non muore mai, – e chiederà ironico, ma Chiamparino a Torino quanti anni ha? – che il Partito con la maiuscola sistema sempre in pompa magna, per zittire che lui ci azzecca eccome con Genova e non solo perchè il famoso violino “Guarnieri del Gesù”, il Cannone con il quale Nicolò Paganini suonava i suoi “Capricci”, era stato costruito dai maestri liutai di Cremona che tutt’ora lo restaurano come una santa reliquia della musica.

Nel lancio della sua campagna userà di più quella pistola di Tex che il violino per spiegare come mai un monumento della vecchia generazione, con più anni di D’Alema e di Veltroni scende in campo in Liguria, contro la candidata del presidente uscente, Raffaella Paita, quaranta anni compiuti proprio in questi giorni, una che il tacco 12 se lo metteva almeno fino ai giorni dell’alluvione,ma che ora ha cambiato pure look, sotto i colpi degli allerta 1 e 2 e della ricerca disperata dei fondi che risarciscano la Liguria in ginocchio.

Il “cinese” contro la Lella: banalizzando questo è lo scontro e il motivo per cui questa sala si riempie e la gente sta in piedi a vedere il vecchio campione che affronta la pulzella, lei renziana salita sul carro di Matteo un po’ in ritardo con la spinta di Oscar Farinetti insieme a Burlando e il suo l’establishment di potere del Pd che da anni e anni “occupa” l’arcobaleno ligure.

Lei spezzina, lui cremonese sul ring della Liguria alluvionata, de industrializzata, denatalizzata, la regione più vecchia d’Italia che deve eleggere il suo tredicesimo presidente dal 1970, dopo averne avuti della Dc, del Pci, del Psi, dell’Ulivo, della Quercia, del Pd e pure uno di Forza Italia, il tutt’ora deputato Sandro Biasotti.

Lui cuperliano nelle ultime battaglie del Pd lacerato, lui che riempiva il Circo Massimo con tre milioni e mezzo di lavoratori in difesa dell’articolo 18, ma che ora è troppo avveduto per allargare il match sul ring nazionale. Bisogna salvare la Liguria, farla uscire dalla fine della politica burlandiana, affrontare le emergenze – spiegherà Cofferati – denunciando la fine di un ciclo, quello del potere burlandiano, che ha gestito il potere polverizzando i fondi in operazioni minime per innaffiare clientelarmente il territorio, invece di affrontare i grandi nodi della messa in sicurezza del territorio, delle infrastrutture che isolano il territorio dal resto dell’Italia, dell’Europa, del mondo, di un rilancio post industriale fondato sulla ricerca.