Toti insiste, gli anziani vanno protetti: sulle navi, alla Fiera, il tweet rimbalza

di Franco Manzitti
Pubblicato il 8 Novembre 2020 8:12 | Ultimo aggiornamento: 7 Novembre 2020 12:10
Giovanni Toti (nella foto insiste, gli anziani vanno protetti: sulle navi, alla Fiera, il tweet rimbalza

Toti insiste, gli anziani vanno protetti: sulle navi, alla Fiera, il tweet rimbalza

Nella terra di Toti Giovanni, presidente della Liguria, i pensionati over 65 sono 453 mila, dei quali 234 mila sopra i 75 anni.

Giovanni Toti, imperterrito sostenitore degli anziani “da proteggere”, incautamente li ha definiti improduttivi il suo staff di comunicatori, in un tweet dal sen sfuggito- Ed è stata subito polemica. Genova è considerata la più vecchia città d’Europa e forse del mondo, insieme a qualche lontana enclave giapponese. L’indice di vecchiaia è il più alto che ci sia. 252,9 cittadini over 65 anni ogni 100 minori sotto i 15 anni.

Genova, Liguria, una terra che da anni faceva titolare gli approfondimenti analitici sulla demografia locale con parole molto allusive su come andrà a finire questa storia. “Finale Ligure”, che poi è anche un Comune del Ponente di questa regione, oltre che la presunta conclusione per una popolazione che si assottiglia vertiginosamente. Appunto un vero finale per la Liguria.

Si capisce allora l’insistenza del verbosissimo presidente regionale sul tema anziani. Lui è circondato per ogni lato dal problema. Non solo dai dati spaventosi della mortalità Covid. Ritmati ogni giorno nei bollettini da lui stesso annunciati, presidente e super assessore della Sanità e del Bilancio nell’ultimissima giunta ligure. E sfornati ogni pomeriggio con un dettaglio oscillante tra la logorrea politica e il rendiconto minuzioso.

“Oggi registriamo “purtroppo” ancora 25 decessi, di cui 22 in età avanzata – puntualizza Toti -. Ecco con precisione, Genova, uomo di 89 anni all’Ospedale San Martino, donna di 82 anni presso l’Asl 5 di Savona, ospedale San Paolo, uomo di 83 anni a Sarzana…..” . E via ad andare con l’età anagrafica minuziosamente calcolata e annunciata. Insieme con attente e molto sentite condoglianza che il Governatore non manca di esprimere dal microfono regionale ai parenti. E a tutta la comunità della sua regione, ripiegata su quei numeri, su quello “Spoon River” della terza età regionale. Che si rinnova giorno dopo giorno oramai dal marzo scorso.

Altro che “Silver Economy”, con la quale la Liguria cercava, nell’era pre Covid, di riscattare la propria età anagrafica. Cercando di convertire in valore produttivo le generazioni argento che spuntano da ogni parte del suo territorio.

Oggi quel dato “storico” diventa un tema da aggredire in un altro modo. Smascherato come è dalla pandemia, che in un gioco inesorabile, ogni giorno estrae luttuosamente gli over 75 da ogni angolo di questa Regione.

Eccoli tra bollettini e polemiche. Quelli che erano considerati i baby boomer, la generazione “benedetta”. Come qualcuno aveva sentenziato. Riferendosi al loro tempo produttivo, l’infanzia sulla coda degli eventi bellici, l’adolescenza e la crescita durante la Ricostruzione. Poi il boom economico, l’espansione produttiva, urbanistica, industriale, professionale, intellettuale.

E oggi siamo qua a fare il conto a rovescio di quei numeri, di quelle generazione, folte come mai nel Novecento. Che riempivano prima le classi scolastiche nelle scuole costruite perfino affannosamente negli anni Cinquanta e Sessanta. Poi i posti di lavoro di industrie, aziende, professioni, servizi in espansione. E che ora affollano tristemente le Rsa. Mine vaganti dell’ epidemia. E, nei casi per fortuna in maggioranza, le panchine, le strade, le piazze e ancora molti posti di lavoro. Trattenendo sul campo decenni di esperienza, di storie professionali, aziendali, imprenditoriali, artigianali, di varie competenze, nella propria carta d’identità.

Povero Toti, che per un tweet affilato, per una nuova intervista scritta o una ospitata in uno dei mille quotidiani talk show televisivi, si venderebbe se non l’anima sicuramente qualcosa di importante. Lui, nato a Massa Carrara. Residente a Ameglia, ultimo lembo di Liguria verso la Toscana. Giornalista Mediaset dalla carriera folgorante, socialista-bambino, a 30 anni già direttore di rete Mediaset. Poi “portavoce” del cavalier Berlusconi e suo spin doctor.

È arrivato sul tetto delle Regioni e della Liguria grazie a una sua battuta. Era nel 2015 al tavolo nel quale si decidevano le candidature per la Liguria, da contrapporre a mo’ di bandiera al guazzabuglio della Sinistra. Che si divideva tra Sergio Cofferati in polemica con il Pd e le smanie ereditarie di Raffaella Paita, prediletta di Claudio Burlando, presidente uscente del Pd. E lui sussurrò a Berlusconi :“ E se mi candidassi io?”

“Grande idea Giovanni” – rispose il Cavaliere, divertito all’idea di un suo fedelissimo in campo tra Genova e la “sua” Portofino, tra la Lanterna e la “piazzetta”. Come un gioco, tanto per esserci.

Quando, nel giugno avanzato di quell’anno, le urne spararono il nome di Toti tra i vincitori di quel turno regionale, il più sorpreso fu lui stesso. Indescrivibile il suo volto nel percorso tra l’hotel, dove aveva atteso il risultato scontato di una onorevole sconfitta. E il palazzo della Regione conquistata, tra una selva di microfoni.

Toti, direttore, poi eurodeputato per grazia di Berlusconi, è così diventato quello che è oggi. Un cinquantenne, anzi, per l’esattezza cinquantaduenne. Che ha riconquistato la Liguria due mesi fa con risultati eclatanti nelle elezioni di settembre 2020. Che mira a dimensioni di leadership nazionali, nella creazione di un centro moderato soft per ridurre le sparate del suo amico, oggi un po’ meno amico, Matteo Salvini.

E che è da subito sulla barricata contro il Governo giallo rosso di Conte, il più critico sulla politica anti pandemia.

A marzo è stato il primo a chiudere le scuole davanti al virus che avanzava, poi ha impugnato l’emergenza con la sua dinamica h24, di presenzialismo, comunicazione a pioggia, contrasto polemico, spesso irsuto, con Roma.

Rassicurato dall’operazione ricostruzione del Ponte Morandi, dove si è mosso con una abilità volpina, sulla scia del sindaco Marco Bucci, commissario per la grande opera della riscossa genovese. Dove ha passeggiato con sicurezza tra quel sindaco e il “nume “ Renzo Piano. Toti ha ingigantito ancora la sua immagine e una certa sicurezza accentratrice. Moltiplicata dal successo della sua lista elettorale “Cambiamo”. Che ha travolto tutti nel risultato elettorale, spazzando perfino gli alleati della Lega e sbattendoli in posizioni secondarie.

Come un leader unico, e anche un po’ prepotente, ha annunciato la nuova giunta regionale dallo scranno di presidente della Regione. Tagliando settimane di polemiche, stile vecchia Prima Repubblica. Schiaffeggiando la Forza Italia di Berlusconi, cui ha negato poltrone e strapuntini. E piazzando i “suoi” nei posti migliori. Ma soprattutto riservando a se stesso non solo il ruolo numero uno. Ma anche quegli assessorati chiave della Sanità e del Bilancio, che tra pandemia e Recovery Found formano il cuore del potere oggi.

Eccesso di potere, tentazione di “pieni poteri”, la maladia che infetta in questa politica veloce i leader di successo. Come Renzi, poi Salvini, tentati di giocare subito la posta più alta. Che sia, appunto il referendum cambia Italia. Che siano i pieni poteri del Papeete. E, in questo caso, il governo simultaneo della Regione, la leadership centrista e perfino la presidenza della Conferenza delle Regioni?

Abituato a riempire pagine di giornali, schermi Tv con il suo faccione e il suo eloquio preciso e mai tentennante di fronte a qualsiasi tema, Toti è scivolato sulla buccia di banana di quel tweet che definiva “improduttivi” gli over 75.

Il primo e unico errore di una macchina comunicativa perfetta. La sintesi, nelle fatidiche 250 battute, di un discorso più ampio, che un giovane collaboratore, un “social manager” si dice oggi, ha tagliato malamente.

Che poteva fare quel ragazzo o ragazza della squadra Toti che parla a tutti i livelli, tutti i giorni a tutte le ore?

Cadere nella trappola demografica per chi è così esposto ha evidentemente provocato l’inevitabile tsunami di indignazione, rivolta sociale, politica, intellettuale che ha tracimato. O, se preferite, esondato dai social, secondo il vecchio detto “ chi di spada colpisce, di spada perisce.”

Il fatto è che Toti non perisce, perché al di là delle sue scuse, delle rettifiche, della trasbordanti spiegazioni sue e dello staff, coincidenti, tra l’altro, con i giorni più cupi della pandemia proprio anche in Liguria, la sua resilienza è a prova di buccia di banana, di gaffe, di errore.

L’uomo è non solo resistente, ma appunto anche trasbordante. E così sulla coda dell’ incidente” ha moltiplicato le sue apparizioni, aiutato dai momenti chiave dell’epidemia. Con i contatti serrati tra Governo e Regioni, tra decreti e Dpcm, classificazioni gialle, rosse e arancione.

Con una capriola tra citazione di Dante e nomenclature di “grandi vecchi” ha riprotetto la categoria improduttiva, rimettendola al centro della battaglia anti covid.

Poi è anche arrivata la classifica del Governo, che piazza la Liguria tra le regione “gialle”, rischio moderato, molto a sorpresa anche per il Governatore. Che si considerava (ed era considerato) molto di più sul ciglio tra zona arancione e zona rossa.

Da una parte c’era la critica alla sanità ligure. Con Genova città tartassata dai contagi in crescita quasi esponenziale. E le altre provincie meno assediate dal virus. Con gli ospedali principali genovesi, il san Martino, il Galliera e Villa Scassi. Circondati dalle ambulanze e i Pronto Soccorsi pieni di barelle, in attesa per giorni e giorni.

E, quindi, c’era l’attacco al sistema ligure uscito bene dalla prima ondata. Ma prossimo al naufragio nella seconda. Dall’altra parte c’era la difesa del presidente-superassessore e del suo staff medico-tecnico. Che sostenevano una “tenuta” del sistema, con la sfida a dotare la regione rapidamente di altri duemila posti letto per malati Covid a bassa e media intensità. Ricavati nella ex Fiera del Mare e nei padiglioni mezzi dismessi del Galliera, il famoso Ospedale della Duchessa, che lo regalò ai genovesi alla fine dell’Ottocento. Nella prima ondata i malati Toti li aveva dirottati sulle navi in porto. In questa seconda sceglie la Fiera. Sempre mare è.

Dimostrandosi come sempre in polemica con il Governo, Totti, rialzatosi dallo scivolone sugli anziani “improduttivi”, ha criticato anche la classifica “gialla”. Denunciando il fatto di non essere stato coinvolto nella decisione. Ha espresso i dubbi ed è tornato alla carica con gli anziani, battendo il tasto della loro vulnerabilità.

“Qua i morti sono al 95 per cento sopra i 75 anni e non si fa niente per proteggerli. Si chiudono le discoteche, si spegne la movida dei giovani, si vieta il calcetto, ma per gli anziani non si fa nulla…..”, torna alla carica il presidente, mai domo. Anzi più carico di prima.