Fratelli d’Italia, i morti fascisti: la voglia di infilarli pure nel coronavirus

di Lucio Fero
Pubblicato il 20 Aprile 2020 9:12 | Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2020 9:12
Fratelli d'Italia, i morti fascisti: la voglia di infilarli pure nel coronavirus

Fratelli d’Italia, i morti fascisti: la voglia di infilarli pure nel coronavirus (nella foto ANSA Giorgia Meloni)

ROMA – Fratelli d’Italia, i morti fascisti, i caduti mentre combattevano per la Repubblica di Salò. Fratelli d’Italia li ha non solo nel cuore e nella memoria ma anche sempre o quasi nella testa. E’ un pungolo, una coazione a ripetere, una voglia incontenibile e per nulla trattenuta. A Fratelli d’Italia sovente la voglia urla, grida, spinge. La voglia di commemorare, onorare i morti fascisti e la voglia di ottenere-imporre una sorta di par condicio d’onore con i morti degli altri.

La storia come grande e indistinta assolutrice, il tempo passato che pialla le responsabilità, la morte stessa, la condizione di morti che di per sé equipara quel che si fece in vita e il per cosa e per chi si andò alla morte. La morte, condizione comune dei caduti in guerra, non solo come sudario che avvolge di umana pietà ogni caduto. Quelli di Fratelli d’Italia vogliono e predicano la morte come sudario che avvolge ogni caduto della pari dignità di combattente per ogni causa a sua volta parimenti degna. Compresa quella di chi rastrellava italiani per conto delle SS tedesche.

Fratelli d’Italia, i morti fascisti. Non solo onorare e rispettare gli uomini e le donne morti indossando la divisa di Salò, Fratelli d’Italia vuole di più e costantemente ci prova a suggerire, praticare, esigere dallo Stato, dalla cultura, dall’informazione una sostanziale par condicio tra chi combatté (e scelse di farlo) per il nazismo e con il nazismo e chi combatté per abbatterli e cancellarli nazismo e fascismo.

Questa par condicio non c’è. Né sul piano storico né sul piano etico. Le sofferenze, le scelte, le morti dei vinti sono umanamente rispettabili. Ma restano eticamente esecrabili e storicamente sconfitte. Ma è questa sconfitta, non solo sul piano storico, quella soprattutto sul piano etico, sul piano dei valori politici e sociali che dalle parti di Fratelli d’Italia non riescono a metabolizzare, accettare. Vogliono una storia ufficiale dove la sconfitta di nazismo e fascismo siano un accidenti della storia, una storia dove se andava altrimenti non c’era molto di diverso.

Se andava altrimenti, se vincitori fossero stati fascisti e nazisti sarebbe per così dire molto improbabile avrebbero consentito la sola pubblica memoria dei morti degli altri, figurarsi il celebrarli ed equiparali ai morti in camicia nera e teschio sul berretto.

Non c’è par condicio tra morti fascisti e morti contro il fascismo se non sul piano dell’umana pietà. Ma Fratelli d’Italia ogni volta che può ci prova: ora hanno chiesto che il 25 aprile sia niente meno che la giornata dei morti di tutte le guerre. E anche dei morti di coronavirus. Pure nel coronavirus hanno sentito il bisogno di infilare i loro morti fascisti. Un bisogno che è davvero una incontinenza.