Gabriele Muccino. “A casa tutti bene”, per Cesare Lanza “un buon film che anche delude”

di Cesare Lanza
Pubblicato il 21 febbraio 2018 5:44 | Ultimo aggiornamento: 21 febbraio 2018 0:34
Gabriele Muccino. "A casa tutti bene", per Cesare Lanza "un buon film che anche delude"

Il regista Gabriele Muccino (Ansa)

ROMA – Il film “A casa tutti bene” di Gabriele Muccino offre a Cesare Lanza lo spunto per analizzare la convivenza, in una stessa entità, di elementi positivi e negativi. Lo fa in questa nota, pubblicata anche sul suo blog, dedicata al “Fascino del cinema”.

È possibile che “qualcosa” – diciamo così, genericamente – risulti, allo stesso tempo, apprezzabile e deludente? Dico: contemporaneamente! A distanza di anni, infatti (mi limito a indicare amori e matrimoni, carriere e affari…) le cose cambiano, spesso.

Un esempio? Un buon film di Muccino.

Sulla possibile contemporaneità di un giudizio positivo e negativo, colgo lo spunto dal film “A casa tutti bene” di Gabriele Muccino. Un buon film: esce dalla consuetudine miserabile, volgare e pecoreccia, delle ultime commedie all’italiana; propone attori di qualità, il migliore è Gianmarco Tognazzi, bravissimo Massimo Ghini in un ruolo malinconico e inedito per lui, idem Claudia Gerini, bene Stefania Sandrelli. Contiene momenti delicati, coinvolgenti.

Ma anche molto deludente.

Tuttavia il film è anche deludente: non approfondisce, non coglie le opportunità per riflessioni esistenziali, le idee della sceneggiatura sono corte e prevedibili. Il tema delle riunioni, di famiglia o di amici, che finiscono disastrosamente, è ormai logoro, senza almeno un pizzico di estrosa creatività. E di cattiveria.

Carnage, The Party, X

Muccino avrà visto “Carnage” di Roman Polanski? Temo di no. Senza presunzione, consiglio a lui e a tutti coloro che mi leggono con pazienza, di non perdersi “The party”, un piccolo capolavoro. C’è tutto quello che i cinematografari italiani di oggi temono: forse perché, a parer loro, non farebbe incassi.

Film raffinato, sala piena.

Un raffinato bianco e nero, innanzitutto. Un testo teatrale, ma recitato con brio e bel ritmo e colpi di scena. Non c’è un minuto che passi senza incantare con battute profonde o divertenti, perfide e provocatorie. Sala piena ed entusiasta. Per fortuna esiste ancora un pubblico a cui l’intelligenza piace.