Crisi di governo, crisi di maggioranza, di opposizione, crisi di sistema

Pubblicato il 17 Ottobre 2011 18:00 | Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre 2011 18:00

Massimo D’Alema ritiene necessario formare un’aggregazione del 60% tra sinistra e moderati. Pier Ferdinando Casini ci starebbe, ma non si fida ad allearsi con Antonio Di Pietro e Nichi Vendola. Rocco Buttiglione è dello stesso avviso del leader del suo partito, ma vorrebbe che il documento sul quale costruire lo schieramento che vincerebbe di certo le elezioni fosse la lettera della Bce al governo italiano. Il governatore della Puglia non potrebbe mai accettare questa condizione. Lo stesso il padre-padrone dell’Idv.

Tutti però, compreso Pierluigi Bersani, sono favorevoli ad elezioni anticipate che invece vengono viste come una iattura dall’ispiratore della corrente del Pd, Modem, Walter Veltroni spalleggiato dall’ex-margheritino Giuseppe Fioroni. Anche Beppe Pisanu, grande eretico del Pdl e premier in pectore di un governo di larghe intese, ritiene pericoloso lo scioglimento anticipato delle Camere, ma continua a lavorare affinché Berlusconi getti la spugna e comunque non sarebbe della partita se l’immaginato esecutivo, che dovrebbe essere di decantazione, comprendesse l’estrema sinistra, condizione peraltro indispensabile perché il progetto dalemiano si concretizzi.

Ovviamente davanti alla possibilità che il Parlamento si dissolva, D’Alema e compagni del Pd vedono nelle elezioni la possibilità reale di agguantare il potere, mentre Casini, Fini e Rutelli quella di evitare il referendum che se venisse celebrato e ad esso non seguisse una legge elettorale (impossibile viste le distanze dei partiti sul tema) sarebbero spazzati via. Meglio il Porcellum, anche per la Lega, naturalmente, piuttosto del Mattarellum che rientrerebbe automaticamente in vigore dopo la vittoria referendaria.

Dunque, i “sinceri democratici” sono prontissimi a gettare alle ortiche la legittima richiesta degli italiani di cambiare le norme vigenti in base alle quali i parlamentari non vengono più eletti, ma nominati, invece che immolare se stessi. Si possono comprendere, ma si converrà pure che sono un tantinello meschini. Perché, dunque, non rifare una legge che contemperi le esigenze da anni sottolineate? È noto che Casini e compagnia avversano il bipolarismo, dunque un sistema maggioritario che lo garantisca. Ma è proprio ciò che D’Alema, sostenitore principale dell’alleanza con i centristi dell’Udc e del Terzo Polo, salverebbe della cosiddetta Seconda Repubblica, almeno così ha detto nell’intervista al Corriere della sera. E allora?

Grande è la confusione nel campo dell’opposizione. Perciò se la maggioranza berlusconiana non ride, la minoranza ha qualche motivo in più per soffrire: dall’astinenza dal potere all’incapacità di dare vita ad uno schieramento davvero alternativo che non assomigli in nulla allo sgangherato caravanserraglio prodiano che tre anni fa tirò le cuoia per l’impossibilità di tenere insieme tutto ed il contrario di tutto.

E neppure adesso che le opposizioni hanno trovato un’unità d’intenti grottesca quanto infantile per mettere in difficoltà il governo, come s’è visto in occasione dell’ultimo voto di fiducia corredato dalla comica pochade scimmiottante un tragico Aventino che s’è rivelato un autogol con la perdita definitiva della pattuglia radicale, sembra che la rotta possa essere invertita. L’antiberlusconismo sistemico, insomma, non paga neppure quando dà l’illusione della vittoria.

Se sinistra e centristi, dunque, vivranno quel che resta della legislatura instaurando un clima di guerriglia permanente in Parlamento con la maggioranza e contribuendo a far salire la temperatura nel Paese, il governo dovrà reggere con i denti la situazione nella quale è venuto a trovarsi dopo la rottura consumatasi un anno fa nel centrodestra.

Le fibrillazioni nel Pdl e nella Lega sono evidenti e neppure il balsamo della fiducia, rocambolescamente agguantata venerdì scorso, è destinato a durare. Sono state indigeste le nomine ministeriali un’ora dopo il voto, ritenute da tutti un modo davvero discutibile per festeggiare. L’arrivo, poi, alla Camera del decreto sullo sviluppo si annuncia gravido di incognite. E nessuno sa dire come andrà a finire, mentre non è difficile ipotizzare che la crisi economica apra la strada ad un conflitto sociale dalle conseguenze drammatiche, non solo in Italia.

Maggioranza ed opposizione sono indiscutibilmente in un vicolo cieco. Il sistema politico è al collasso. Occorrerebbe una nuova Costituente. Ma in questo clima…