Irpef, addizionali regionali servono solo a far mangiare partiti e burocrati

di Gennaro Malgieri
Pubblicato il 15 Aprile 2015 12:21 | Ultimo aggiornamento: 15 Aprile 2015 12:22
Irpef, addizionali regionali servono solo a far mangiare partiti e burocrati

Irpef, addizionali regionali servono solo a far mangiare partiti e burocrati

ROMA – A che cosa servono le addizionali regionali Irpef? A soddisfare gli appetiti dei partiti e delle loro fameliche burocrazie. Sì, certo, la spesa sanitaria fuori controllo “giustifica” (si fa per dire) gli aumenti previsti non bastando i già cospicui balzelli che i cittadini sono chiamati a versare. E questa sarebbe, secondo alcuni, una “buona ragione” per dare un ulteriore contributo alla macchina regionale. Così come la si dà ai Comuni che tra sagre e festival sperperano un vero e proprio tesoro e se glielo si fa notare rispondono che la cultura è il sale delle comunità: siamo senz’altro d’accordo, ma a patto che non si impoveriscano i cittadini e prioritariamente si salvaguardi il patrimonio culturale, architettonico, urbanistico esistente che va allegramente in malora in quasi tutte le città italiane. E la responsabilità non sempre è delle Soprintendenze o direttamente del Ministero dei Beni culturali. Le amministrazioni comunali non fanno quasi mai la loro parte, come dimostrano gli scempi ricorrenti ovunque.

Riguardo alle addizionali regionali, che sembra non bastino mai, adesso sappiamo per certo – dopo averlo sospettato a lungo – che devono servire alla politica al fine di dispiegare la sua geometrica inettitudine a risolvere i problemi reali di fronte ai quali le amministrazioni sono francamente impotenti.

Il primo esempio che ci capita sotto gli occhi ce lo propone la Regione Lazio. Lontani (ma mica tanto) i tempi di Batman Fiorito, alla Pisana i cinquanta consiglieri (ridotti, per legge, dai settanta che erano) hanno modificato il regolamento ed aumentato i contratti. Sono state create più strutture, evidentemente per far fronte all’immane carico di lavoro dell’Ente, tra le quali due nuove Commissioni delle quali non si sentiva affatto il bisogno, e sono spuntati nuovi assunti. Sicché il risparmio ottenuto con la contrazione dei consiglieri è stato vanificato dall’ingresso di esperti o collaboratori dei quali al momento non conosciamo competenze e qualifiche.

I dipendenti sono cresciuti di settantaquattro unità, ma sembra che l’obiettivo sia di portarli a ottantotto, per fare che cosa non sappiamo dirvelo. Ma qualcosa – salvo smentite o precisazioni – forse siamo riusciti a capirlo. Diciotto contratti in più sembra che servano per far funzionare una non meglio precisata “struttura tecnica Europa” e le presidenze di Commissione e del Comitato regionale di controllo contabile, nove per la prima e nove per le seconde. Da “Il Tempo” apprendiamo che la “Conferenza dei presidenti dei gruppi” che non esisteva adesso “ospita” 3 addetti alla segreteria per ciascun gruppo politico, di cui due esterni: in tutto 39 unità in più (di cui 26 esterni). Ed Alberto Di Majo, che sul quotidiano romano offre interessanti ragguagli, rivela che

“i numeri dei dipendenti nelle strutture di diretta collaborazione dell’ufficio di presidenza non comprendono i lavoratori dei gruppi politici che si sono avvalsi dell’articolo 14 del Regolamento, che dà fondi per il personale direttamente ai partiti che poi stipulano contratti di natura privatistica. Tra l’altro, benché la Conferenza Stato-Regioni abbia assegnato per le assunzioni di personale nei gruppi 45 mila euro l’anno per ciascun consigliere, la Pisana ha aumentato i fondi a 63 mila euro. Più di 3 milioni l’anno. Per pagare lavoratori sui quali il Consiglio non ha alcun controllo.”

Avete capito a che cosa servono le famigerate addizionali Irpef regionali, peraltro appena aumentate?  È inutile girarci intorno: le Regioni in quarantacinque anni hanno divorato l’Italia. Hanno provocato un dissesto finanziario del quale pagheremo le conseguenze per generazioni. Hanno creato burocrazie onnivore che non si arrestano di fronte a nulla. La maggior parte degli scandali nella Pubblica amministrazione nascono nelle Regioni le quali, lungi dal rappresentare gli interessi dei cittadini e provvedere ai loro bisogni, sono – con tutta evidenza – macchine mangiasoldi alle quali nessuno sembra volersi opporre. Una scandalosa impotenza della politica che mentre chiede sacrifici a tutti e pressoché quotidianamente, finge di non vedere le voragini nelle quali affogano tasse, addizionali, contributi di solidarietà e quant’altro la fervida immaginazione dei governanti riesce a mettere in campo.