Prestigiacomo non sarà ultima a lasciare: agonia del Pdl, partito che non fu

di Gennaro Malgieri
Pubblicato il 29 settembre 2012 14:09 | Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2012 14:17

Lacrime scorrono sul Pdl. E rabbia. Si mescolano con il disincanto. Nessuno sa più dove guardare e a chi guardare. Il partito personale, patrimonio di un uomo solo, si sta dissolvendo come neve al sole. Non ci sono ipotesi salvifiche sul campo. Si contano gli abbandoni.

Stefania Prestigiacomo è l’ultima che lascia. Sarà seguita da altri. Molti l’hanno preceduta. Basta fare un giro in Transatlantico per relazionarsi con l’umore dei partenti. E chi non parte resta soltanto perché sa che non ha senso andare altrove. Le candidature? Affare per pochi. Anzi per uno. Le sbrigherà con la consueta monarchica determinazione. Dentro e fuori a seconda della fedeltà. Canina, ovviamente.

Dunque, i “sicuri” si contano sulle dita di una mano. In attesa, naturalmente, della legge elettorale. Che, per quante previsioni si facciano e per quanto si ostenti ottimismo, non cambierà molto. Al massimo sarà un Porcellum con le preferenze. Il modo migliore (o peggiore, a seconda dei punti di vista) per scannarsi allegramente. Nel Pdl, ma anche altrove.

Il partito berlusconiano, agonizzante (ma guai a dirlo nei pressi di Palazzo Grazioli dove non è prevista neppure una camera ardente), pagherà il prezzo più alto. Dunque, mormorano i fedeli di un tempo, perché partecipare ad un funerale che non ci riguarda? Mica lo abbiamo voluto noi il lento suicidio. Già, nessun colpevole.

Ricordando i giorni dei trionfi (effimeri) mi vengono in mente volti radiosi che si giravano dall’altra parte o facevano finta di non sentire quando qualcuno paventava (non ci voleva molto, a dire la verità) l’inevitabile consumazione di un sogno televisivo che pure ha incantato milioni di italiani. Quei volti oggi sono trasformati. Come se avessero subito un lifting al contrario. Neppure il Cavaliere sembra più lo stesso. Nel giorno del suo compleanno amarissimo è costretto a prendere atto che l’innaturale creatura partorita con l’apporto determinante di Fini (non dimentichiamolo) si è spenta prematuramente e malamente.

Accade quando un soggetto “politico” (le virgolette sono d’obbligo nella fattispecie) non si sostanzia di cultura politica, manca di organizzazione, evita la selezione e predilige la cooptazione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sotto gli occhi pieni di lacrime o di furore, appunto. E non ci si può fare niente. Fuggire non basta, si dice. Forse è vero. Ma capisco chi non ci vuole più stare. Perfino coloro che hanno avuto tutto e magari dato poco. Non possono assistere alla fine di un film del quale erano stati protagonisti sapendo di non essere neppure menzionati nei titoli di coda.

Quanti altri seguiranno la Prestigiacomo? Legioni. E non guardate soltanto alla Camera, al Senato, alle Regioni. Ovunque cresce il deserto.

Nessun partito è mai finito così. Senza neppure la gloria della tragedia. E’ come un pugile che dopo aver vinto tanto, lascia il ring per abbandono. Una caduta misera, priva di pathos, insomma. Come la nascita che avvenne senza un fremito, un moto dell’anima, una passione. L’atto si compì davanti ad un notaio. Una immaginaria rivoluzione avvolta nelle carte bollate.

 

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