Germania in crisi di identità, nel mito di Arminio il barbaro ma preferiscono spaghetti e pizza a wustel e crauti

Germania in crisi di identità, prigionieri del mito di Arminio il barbaro che barbaro non era, preferiscono spaghetti e pizza ai wustel con crauti, al Museo germanico di Norimberga servono noodles alla cantonese.

di Roberto Giardina
Pubblicato il 25 Febbraio 2024 - 12:38
Germania in crisi di identità, prigionieri del mito di Arminio il barbaro che barbaro non era, preferiti spaghetti e pizza a wustel e crauti.

Germania in crisi di identità, prigionieri del mito di Arminio il barbaro che barbaro non era, preferiti spaghetti e pizza a wustel e crauti

Germania in crisi di identità, prigionieri del mito di Arminio il barbaro che barbaro non era, preferiscono spaghetti e pizza ai wustel con crauti, al Museo germanico di Norimberga servono noodles alla cantonese.

da Italia Oggi

Quando i tedeschi sono in crisi, reale o presunta, cominciano a chiedersi: chi siamo? Il primo supplemento mensile dello Spiegel di quest´anno è dedicato al tema “Was ist deutsch”, che cosa sia tedesco. Agli stranieri viene in mente l´elmo chiodato, per noi simbolo di militarismo, per loro delle antiche virtù teutoniche, puntualità, diligenza, obbedienza, laboriosità.

Per i giovani, ora, vengono considerati difetti. I mitici treni tedeschi non sono puntuali, e negli uffici pubblici e privati si lavora meno che in Francia e in Italia. E hanno scoperto che lo Streik, lo sciopero, non è un peccato. 

L´obbedienza, il rispetto per il potere che risale a Lutero, è stata responsabile degli orrori del nazismo. Befehl isz Befehe, un ordine è un ordine, lo sentivo dire ancora nei miei primi tempi in Germania, ora non più. E non è un male, noi al contrario esageriamo nell´induvidualismo, Bismarck affermava convinto: “I tedeschi temono solo Dio e null´altro al mondo”,

Ma oggi si riparla di German Angst, della paura tedesca: della guerra, dell´inflazione, di perdere il posto. Dopo l´elmo, viene in mente il maggiolino della Vw, i calzoncini di cuoio, in realtà bavaresi, il Würst, la salsiccia. il cosciotto di maiale, il boccale di birra, i nanetti in giardino, la musica di Wagner, la gigantesca statua di Arminio eretta nella Teuroburger Wald, la foresta in Westfalia, dove Varo perse le sue legioni nel 9 dopo Cristo. Ma poi i bianchi di Beckenbauer, da poco scomparso, hanno sempre perso contro gli azzurri.

Abbiamo un´identità? si chiedono i tedeschi. Siamo i germani, i barbari che batterono Roma? Quelli di Tacito, o di Hitler, di Goethe o della Mercedes? “Perché stiamo sui nervi?”, si intende al resto del mondo, si chiedeva in copertina “Focus” già  il  22 luglio ´96. Forse perché continuano a rivolgersi queste domande.

Typisch deutsch, diceva Schopenhauer, è che i tedeschi cerchino tra le nuvole quel che si trova ai loro piedi. Per Thomas Mann il nucleo, il Kern, del tedesco, o della tedeschicità, è la tendenza a ipercriticare se stessi, e subito dopo la spinta irresistibile a voler dominare il mondo. L´ungherese Lászlo Foldény osserva: typisch deutsch è desiderare di non essere tedesco. “Si può togliere i tedeschi dall´infelicità (Unglück), ma non l´ínfelicità dai tedeschi, scrive “Der Spiegel, siamo un popolo di maniaci depressivi”. 

Sul termine “teutonico”, la sua etimologia e significato, si diverte Klaus Stiller in “Vom Volke der Deutschen- Eine heillose Legende”, del popolo dei tedeschi – una leggenda inaudita, (Pendo Verlag), un saggio che andrebbe letto da quanti credono alla purezza e alle virtù della loro “razza”, qualunque sia.

“I tedeschi erano una selvaggia e misteriosa stirpe,” scrive Stiller, un autore che conosce bene il nostro paese e l’italiano, “molti credevano di discendere dai germanici, e si ritenevano tutti alti, forti, coraggiosi, biondi e con gli occhi azzurri, quindi la maggioranza dei tedeschi oscilla oggi tra profondi dubbi e pericolose sopravvalutazioni. A lungo hanno esitato prima di creare una nazione, subito dopo hanno voluto conquistare il mondo”. 

Non più con i panzer, ma con il Deutsche Mark che metteva in ginocchio la lira, il franco, la peseta, e hanno voluto che l´euro fosse simile al loro amato marco. Hanno imposto all´Europa la loro ossessione al risparmio, sempre una virtù teutonica, e l´ideologia verde. E´ giusto non inquinare il pianeta, ma se si esagera rischiamo di estinguerci. 

Nazionalisti? Nessuno più di loro in Europa ospita profughi e immigrati, Si vestono all´italiana, preferiscono spaghetti e pizza ai würstel con i crauti, e grazie a noi hanno imparato a godersi la vita, senza complessi di colpa. Ma sono sempre esagerati. Il miglior cuoco di Roma, è lo chef bavarese Heinz Beck.   

Melv Kivak, nata nel ´76 a Solingen, turca con passaporto tedesco, è andata in visita al Germanisches Nationalmuseum di Norimberga, alla ricerca del “das Deutsche”. Se lo scopre, si augurava, diventerà più tedesca dei tedeschi, ma non la ha trovato. “Das deutsche, è un´invenzione?” le sorge il dubbio. Al ristorante del museo le hanno offerto spaghettini di riso agropiccanti alla cantonese.  

da Italia Oggi