Coronavirus, perché la Francia sta meglio: sanità, decide lo Stato non le Regioni

di Giampiero Martinotti
Pubblicato il 13 Marzo 2020 11:18 | Ultimo aggiornamento: 13 Marzo 2020 11:18
Coronavirus, perché la Francia sta meglio: sanità, decide lo Stato non le Regioni

Coronavirus, perché la Francia sta meglio: sanità, decide lo Stato non le Regioni (Foto Ansa)

PARIGI – Una semi-quarantena, un tentativo di evitare uno scenario all’italiana, mettendo tuttavia in guardia i francesi: superare la crisi del coronavirus dipenderà soprattutto da loro, individualisti almeno quanto noi.

Emmanuel Macron non aveva probabilmente altra strada per affrontare la situazione. Misure radicali come quelle italiane, prese all’improvviso, avrebbero creato panico.

Meglio allora seguire un sentiero meno brutale, caldeggiato da molti virologi: tentare di abbassare la soglia massima dell’epidemia allungandone la durata. In pratica, avere meno malati tutti d’un colpo e mettere più tempo per uscire dalla fase acuta. In questo modo, si spera di non saturare il sistema ospedaliero.

Una soluzione che rispecchia lo stato attuale dell’epidemia e dell’opinione pubblica d’Oltralpe. I francesi non hanno ancora preso coscienza della situazione, che Macron ha definito come la crisi sanitaria peggiore dai tempi della Spagnola.

I cinema e i teatri più piccoli (con meno di mille posti) erano ancora affollati appena pochi giorni fa, tante persone parlavano di viaggi a destra e manca, il clima non era pesante, escluse le poche zone con focolai preoccupanti.

La decisione di chiudere tutte le scuole, dagli asili nido alle università, è uno choc non solo simbolico per il Paese. Introduce nella testa di tutti l’idea di un’emergenza. Difficile però immaginare che non ci siano presto altre restrizioni : Macron ha annunciato alcune cose, il governo fornirà i dettagli.

E lasciar svolgere le elezioni comunali, domenica prossima e la successiva, rientra nella tattica di non creare allarmismo, anche se nella decisione avrebbe pesato il niet dell’opposizione, in particolare della destra.

Viene spontaneo pensare che il presidente voglia evitare alla Francia una situazione come quella italiana. Per far questo, ha dalla sua due armi. La prima, ovviamente, è la centralizzazione transalpina : più volte criticata, nei momenti di crisi acuta ha i suoi meriti.

Qui lo Stato decide tutto. La burocrazia, per quanto ancora pesante, può essere aggirata, la trasmissione delle decisioni dai vertici alle piccole sotto-prefetture è rapida e non tollera inceppi, almeno in teoria.

Il secondo vantaggio riguarda il sistema sanitario. Quello delle nostre regioni settentrionali non ha molto da invidiare alla Francia, ma è, per l’appunto, limitato a una parte dell’Italia.

Il sistema sanitario transalpino è molto più omogeneo. I pronti soccorsi e i reparti di terapia intensiva sono sotto pressione anche a cose normali, ma qui non c’è il timore che alcune regioni siano meno capaci di altre a contrastare la crisi. E’ una differenza notevole rispetto all’Italia.

Per il resto, vedremo. Altre misure arriveranno nei prossimi giorni e bisognerà guardare anche più in là. Nel suo discorso ai francesi, Macron ha infatti aggiunto considerazioni importanti. Nell’immediato, come è ovvio, lo Stato non baderà a spese, né per la sanità, né per sostenere il sistema economico.

Ma per il futuro il presidente ha promesso un cambio di passo : il nostro Welfare State, ha detto, « non è un costo, ma un bene prezioso. Questa pandemia dimostra che alcuni beni devono esser messi al di fuori delle leggi di mercato ».

Non è un’affermazione da poco. Subito dopo ha promesso un’Europa più sovrana, indicato la necessità di una rottura con le politiche recenti. Lo si dice sempre, nei momenti di crisi. Macron è il primo a inquadrare la risposta al Covid-19 in una prospettiva più ampia.

Su questo punto, lo scetticismo è d’obbligo. Ma è bene non disperare : anche Angela Merkel sembra aver messo da parte, se non altro nell’immediato, la tradizionale ortodossia di bilancio tedesca.