Europa salvata da Merkel e Macron? Un fondo da 500 miliardi non è poco

di Giampiero Martinotti
Pubblicato il 19 Maggio 2020 10:39 | Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2020 10:39
Europa salvata da Merkel e Macron? Un fondo da 500 miliardi non è poco

Europa salvata da Merkel ((Ansa) e Macron? Un fondo da 500 miliardi non è poco

PARIGI – Europa salvata da Merkel e Macron? Angela Merkel ha tenuto parola. La settimana scorsa, di fronte al Bundestag, aveva detto con chiarezza di volere una più forte integrazione europea per superare la crisi. Ieri, insieme con Emmanuel Macron, ha messo sul piatto una misura che la Germania, in passato, aveva sempre rifiutato : una solidarietà finanziaria verso i paesi più deboli.

Un gesto concreto e simbolico al tempo stesso. Se i piccoli paesi del Nord Europa e l’Austria non faranno troppe storie, per la prima volta l’Unione europea raccoglierà fondi sul mercato per distribuirli ai paesi o alle zone che più avranno sofferto per la pandemia. Guai a parlare di eurobond o di coronabond. Ma la sostanza non cambia. L’Europa è sull’orlo dell’abisso e ormai quasi tutti i suoi leader sanno che il salvataggio potrà essere solo comune.

   Sovranisti di destra e di sinistra, leoni da tastiera, euroscettici di qualità o di mezza tacca storceranno il naso, troveranno da ridire. E’ ovvio che il piano di rilancio proposto dalla cancelliera e dal presidente francese non è la panacea di tutti i mali. Com’è altrettanto ovvio che Austria, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca tenteranno di mettere i bastoni fra le ruote.

I critici, poi, diranno che 500 miliardi sono pochi per risollevare le sorti delle economie continentali. Il che è vero solo in parte : quei 500 miliardi saranno finanziati collettivamente dai 27 e questo è già un bel passo avanti.

E a quei fondi si aggiungeranno i 540 miliardi di prestiti a tassi agevolati. Sono quelli  già messi a disposizione dall’Unione attraverso vari strumenti che rispondono alle sigle (da Azzeccagarbugli) di Mes, Bei, e Sure. Infine, non dimentichiamo il programma di acquisti di titoli di Stato da parte della Banca centrale europea, altro aiuto essenziale per i paesi del Sud.

   Nell’insieme non è roba di poco conto. Siamo di fronte a una svolta senza precedenti, che forse resterà come l’unica eredità positiva del terribile Covid-19. Un cambio di passo che potrebbe portarne altri. La Merkel ha detto che nei prossimi mesi  si dovrà affrontare il problema di una maggiore integrazione, anche se questo dovrà passare da una revisione dei trattati.

Dal canto suo, Catherine Lagarde, presidente della Bce, ha auspicato una riforma del patto di stabilità. In un’intervista ad alcuni quotidiani europei, ha detto che per valutare la sostenibilità dei debiti « non bisogna concentrarsi sul livello di debito rispetto al pil. Bisogna prendere in considerazione il livello di crescita e i tassi d’interesse in vigore. Questi due fattori sono determinanti.

Penso che questa crisi sia una buona occasione per modernizzare le modalità del Patto di stabilità e di crescita, oggi sospeso ». Appena tre mesi fa, tutti questi discorsi erano semplicemente impensabili.