Hollande raggiunge Sarkozy sulle panchine, giochi aperti in Francia, chi sarà presidente?

di Giampiero Martinotti
Pubblicato il 2 dicembre 2016 9:43 | Ultimo aggiornamento: 9 dicembre 2016 12:41
Hollande raggiunge Sarkozy sulle panchine, giochi aperti in Francia, chi sarà presidente?

Hollande raggiunge Sarkozy sulle panchine, giochi aperti in Francia, chi sarà presidente?

Chapeau, Monsieur Hollande. Bisogna saper uscire di scena, prendere atto di una situazione, mettere da parte il proprio narcisismo, scegliere in funzione di un’idea politica e del modo migliore per difenderla: rinunciando a ricandidarsi, il capo dello Stato ha compiuto un gesto umile ed elegante. Ha dato prova di essere un fine politico, di saper valutare serenamente lo stato del Paese e dell’opinione pubblica. A sorpresa, Franςois Hollande ne ha tratto la conclusione più logica, evitando il rischio di essere umiliato dagli elettori, magari già alle primarie socialiste di gennaio.

Ciò detto, una volta che si è reso omaggio alla dignità di un uomo certamente ferito nel suo amor proprio, non si può dimenticare l’essenziale: non ripresentarsi significa ammettere un fallimento, constatare un’impopolarità senza precedenti (le intenzioni di voto in suo favore non raggiungevano, in questi giorni, il 10 per cento). Sotto la V Repubblica, nessun presidente uscente aveva desistito, sia pur con alterne fortune (De Gaulle, Mitterrand e Chirac sono stati rieletti, Giscard d’Estaing e Sarkozy battuti). I sondaggi, l’umore del paese, le reticenze nel Partito socialista e i dubbi emersi perfino tra i suoi fedelissimi hanno avuto ragione della volontà di un uomo che ha la politica nel sangue e che fin ora non si era mai tirato indietro davanti a una battaglia.

Avremo tempo di fare un bilancio del quinquennio, forse non così negativo come sembra a prima vista. Ma è la sua personalità a non aver convinto i francesi: era piaciuto come un presidente normale per sconfiggere l’agitatissimo Sarkozy, ma non è mai riuscito a vestire i panni di un capo dello Stato carismatico, tranne al momento degli attentati. Gli scarsi risultati ottenuti, una certa difficoltà a bucare lo schermo ne hanno fatto un personaggio scialbo, che ha suscitato indifferenza più che ostilità. L’inattesa uscita di scena di un uomo emozionato riscatta la sua presidenza: « Ho servito il paese con sincerità, con onestà. L’esperienza mi ha dato l’umiltà indispensabile all’azione pubblica e di fronte alle prove ho potuto avere una capacità inesauribile di resistenza di fronte all’avversità. Ma il potere, l’esercizio del potere, i luoghi del potere e i riti del potere non mi hanno mai fatto perdere la mia lucidità, né su me stesso né sulla situazione ».

In meno di quindici giorni, il panorama politico francese è stato terremotato. Fuori le vecchie glorie, come Alain Juppé, Nicolas Sarkozy e adesso Holland. A destra è emerso un uomo su cui pochi avevano scommesso come François Fillon, che non è certo un pivellino. E a sinistra ? Adesso il favorito delle primarie socialiste è Manuel Valls. Per un primo ministro uscente, però, il percorso verso l’Eliseo (e verso la candidatura) è sempre impervio. Senza contare l’avversione fortissima dell’ala sinistra del Ps e la concorrenza dell’ex ministro dell’Economia, Emmanuel Macron, che si è candidato al di fuori delle procedure di partito. Comunque vada, tutte le previsioni prevalenti appena quindici giorni fa sono state spazzate via come castelli di carte : le presidenziali di primavera sono più aperte di quel che avevamo immaginato.