Joséphine Baker nel Pantheon di Parigi, americana preferì la Francia, icona di Macron, piace a sinistra e destra

di Giampiero Martinotti
Pubblicato il 28 Novembre 2021 10:05 | Ultimo aggiornamento: 27 Novembre 2021 10:32
Josephine Baker nel Pantheon di Parigi, americana preferì la Francia, icona di Macron, piace a sinistra e destra

Josephine Baker nel Pantheon di Parigi, americana preferì la Francia, icona di Macron, piace a sinistra e destra

Joséphine Baker nel Pantheon di Parigi. La Francia, e soprattutto la sua classe dirigente, continua a cullarsi nell’illusione di miti e riti d’altri tempi.

Fra questi, la regolare ammissione al Panthéon di chi ha reso grandi servizi al paese. «Aux grands hommes la patrie reconnaissante», è il motto che campeggia sulla facciata. Ma le cerimonie sono riti stanchi, retorici.

Pompidou e Giscard avevano dato prova di una indubitabile modernità abbandonando questa pratica,. Reintrodotta da Mitterrand e seguita dai suoi successori, tranne Sarkozy.

A Firenze, in Santa Croce, l’ultimo uomo sepolto è stato Giovanni Gentile nel 1944, presenza quanto mai discutibile nel nostro Pantheon.

I francesi, invece, continuano imperterriti a seppellire alcune delle loro glorie sulla Montagne Sainte-Geneviève. Ma la tradizione dice forse più cose sul presidente, che da monarca repubblicano è l’unico a decidere chi merita il Panthéon, che non sui prescelti.

   Il 30 novembre entrerà Joséphine Baker, che non fu solo la ballerina che infiammò l’Europa e l’immaginazione maschile fra le due guerre.Lavorò per la Resistenza anti-nazista e nel dopoguerra s’impegnò in diverse iniziative umanitarie. Nessun dubbio che meriti di riposare accanto ai «grands hommes», da Voltaire a Simone Veil. Ma l’inumazione al Panthéon, come sempre, è un gesto politico e Macron, a pochi mesi dalle presidenziali, conferma la regola.

   Agli occhi del capo dello Stato, Joséphine Baker ha tutte le qualità necessarie per mettere in evidenza i valori del futuro candidato. E’ una donna di colore. Ha preferito la Francia, vista naturalmente come portatrice universale dei diritti umani, agli Stati Uniti, il suo paese natale intriso di razzismo.

Ha messo a repentaglio la sua vita per combattere l’occupante tedesco. Si è battuta per i diritti degli afro-americani. Ha adottato 12 bambini, provenienti dai quattro angoli del pianeta, da paesi ricchi come da quelli poveri. E il 30 maggio 1968, dettaglio non proprio secondario, andò a manifestare sugli Champs-Elysées con i sostenitori di de Gaulle, una manifestazione che spazzò via la rivolta studentesca.

   Secondo l’Eliseo, la donna nata nel Missouri «incarna lo spirito francese». En passant, incarna anche alcune delle idee di Macron. È donna, antirazzista, resistente, capace di suscitare entusiasmo in tutti i Paesi, portatrice di quei Lumi universali che i presidenti non si stancano mai di mettere in primo piano.

È un simbolo che piace alla sinistra e alla destra gollista. Insomma è una figura «né di destra né di sinistra», che riflette bene il posizionamento politico di Macron. Ennesima riprova che chi entra al Panthéon offre prima di tutto uno specchio politico-elettorale all’inquilino dell’Eliseo.