Lockdown, Francia rischia, Europa vicina, le colpe di Governi e Regioni

di Giampiero Martinotti
Pubblicato il 15 Ottobre 2020 12:09 | Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre 2020 12:09
Lockdown, Francia rischia, Europa vicina, le colpe di Governi e Regioni. Nella foto Emmanuel Macron

Lockdown, Francia rischia, Europa vicina, le colpe di Governi e Regioni. Nella foto Emmanuel Macron

Tutti se lo aspettavano, ma è stata una botta: l’introduzione del coprifuoco dalle 21 alle 6 a Parigi e in tutta la sua regione (12 milioni di abitanti) e in altre otto città metropolitane ha avuto l’effetto di un elettrochoc.

PARIGI  – I sondaggi dicono che i francesi erano favorevoli a misure più severe per arginare la propagazione del Covid. Ma i loro comportamenti erano diametralmente opposti. Emmanuel Macron, perfettamente cosciente di questa scissione tra ragione e voglia di vivere, ha cercato di trovare accenti suadenti. Per imporre una cura severa.Una delle ultime armi per evitare un lockdown generalizzato, che distruggerebbe l’economia.

Tutta Europa in lockdown la sera

   Chiudere i francesi in casa durante le ore notturne non è una scelta da poco. A Berlino e in altre grandi città tedesche tutte le attività commerciali (tranne farmacie e benzinai) chiudono alle 23. Ma le gente può continuare ad andare per strada.

Nei Paesi Bassi, sono stati chiusi bar e ristoranti, come a Barcellona. A Madrid il lockdown è stato molto contestato. Come la chiusura dei pub in molte città inglesi. Ma il coprifuoco notturno ha dato buoni risultati in Guyana e in Guadalupa. Tanto da spingere Macron a utilizzarlo nelle metropoli in zona d’allerta. Malgrado il rischio politico di una misura impopolare.

   Vietare alla gente di uscire dopo le 21 serve soprattutto a evitare le feste private, gli incontri tra amici. Cioè tutte quelle forme di socialità che, secondo le statistiche, provocano la metà dei contagi.

E chi dice contagi, dice aumento dei ricoveri, occupazione sempre più estesa dei reparti di terapia intensiva e delle rianimazioni. E alla fine, come abbiamo già visto in primavera, arrivano i decessi. 104 morti nell’ultimo conteggio quotidiano.

Una estate dimenticando covid e lockdown

   Durante i mesi estivi, i francesi hanno allegramente dimenticato il Covid. Hanno cercato di scrollarsi di dosso i cupi mesi primaverili. Scanditi dalle macabre statistiche mortuarie. Dalle tragiche immagini degli ospedali sull’orlo del collasso.

E così si è ricostituita la catena dei contagi, prima fra i giovani, poi fra gli adulti, oggi in tutte le fasce di età. Certo, all’esplosione ha contribuito anche la scarsa efficacia della politica dei test. Sono stati molti, ma con risultati attesi per giorni e senza un vero tracciamento. Macron ha riconosciuto il loro insuccesso.

   Gran parte dei francesi riconosce la necessità di una stretta. Peraltro mitigata dalla possibilità di viaggiare  (da sabato le scuole vanno in vacanza per due settimane). Ma le proteste contro il coprifuoco sono cominciate subito dopo la fine dell’intervista televisiva di Macron.

La schizofrenia francese

La schizofrenia transalpina è perfettamente riassunta dal Figaro di oggi. In prima pagina un editoriale parla di riduzione della libertà. Di stigmatizzazione dei comportamenti privati per coprire le colpe della burocrazia. Ma a pagina 3, un’analisi delle misure annunciate dà ragione su tutta la linea al presidente.

   E in queste ore, in tutta Europa, si avverte come la crisi non sia solo sanitaria ed economica. Oltre che sull’approfondimento della frattura tra cittadini e governanti, molti paesi saranno costretti a interrogarsi anche sul loro assetto politico-istituzionale.

In Spagna, le autonomie regionali non sono state sempre all’altezza della situazione. In Italia, i rapporti tra Stato e Regioni sono stati a dir poco confusi. In Germania, il sistema federale ha funzionato bene in un primo momento. Ma adesso dà qualche segnale di sbandamento.

La Francia non fa eccezione. Troppo centralizzata, ma anche troppo deresponsabilizzata nelle sue strutture locali. Si è così riproposto l’eterno contrasto tra Parigi e il resto del Paese. La capitale ha spesso esitato tra l’imposizione delle proprie decisioni e una qualche forma di dialogo con le istanze locali.

Ma i notabili di provincia hanno evitato a tutti i costi di assumersi l’onere di scelte impopolari e hanno preferito scaricare sullo Stato tutte le responsabilità. Lo sconquasso europeo di questi mesi lascerà molte ferite in tutti campi e nessuno riesce ancora a immaginare tutte le sue conseguenze.