Maggio ’68, il flop del cinquantenario. E quel Cohn-Bendit a Cannes in smoking…

di Giampiero Martinotti
Pubblicato il 15 giugno 2018 6:59 | Ultimo aggiornamento: 15 giugno 2018 0:41
Maggio '68, il flop del cinquantenario. E quel Cohn-Bendit a Cannes in smoking...

Maggio ’68, il flop del cinquantenario. E quel Cohn-Bendit a Cannes in smoking…

Maggio ‘68 ? Un flop. Non è un giudizio storico, su cui le opinioni sono legittimamente discordanti. Ma si può tranquillamente dire[App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]  che la discussione sul ‘68 cinquant’anni dopo ha lasciato i francesi indifferenti. Il quotidiano Les Echos ci ha regalato un bilancio impietoso. Ed essendo un giornale economico lo ha fatto coi numeri : gli editori transalpini si mangiano le mani per aver puntato soldi e fatica su un tema che ha avuto un richiamo scarsissimo sui lettori. Attratte come i giornali dagli anniversari, le case editrici non hanno lesinato sulle ricostruzioni più o meno orginali, intimiste e sociologiche, epiche e ideologiche, anti e pro Sessantotto, ortodosse e iconoclaste. Ma i francesi sono rimasti apatici : secondo i sondaggi, la maggior parte di loro non considera il ‘68 come una data chiave del Novecento. E così è arrivato il flop.

   Le cifre di vendita dei centocinquantuno libri usciti fra settembre e aprile sono misere. Solo pochi titoli possono vantare qualche migliaio di lettori, la maggioranza è probabilmente buona per il macero. Nel 2008, furono venduti 225 mila libri dedicati al quarantennale. Quest’anno, le vendite si sono attestata a quata 110 mila, meno della metà. Come se il Sessantotto fosse ormai archiviato come il Risorgimento o la Grande Guerra.

Certo, le giovani generazioni (forse anche per colpa del ‘68) hanno con la storia un rapporto a dir poco fantasioso (Di Maio docet), ma i settantenni di oggi, così vanitosi nel ricordare i ventenni di cinquant’anni fa, hanno le loro belle responsabilità : nel 2018, radio tv e giornali continuano a essere pieni dei pistolotti dei leader di un tempo. Daniel Cohn-Bendit, in fondo uno dei personaggi più intelligenti di quella stagione, ne è ancora un simbolo : le sue foto in smoking al festival di Cannes, dov’è andato per presentare un documentario, sono il triste sigillo di una inutile fiera delle vanità.