Merkel si ritira: addio alla leader razionale che ha tenuto insieme l’Ue. Solo sui rifugiati…

di Giampiero Martinotti
Pubblicato il 7 novembre 2018 14:05 | Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2018 14:05
Angela Merkel si ritira: addio alla leader razionale che ha tenuto insieme l'Ue. Solo sui rifugiati...

Merkel si ritira: addio alla leader razionale che ha tenuto insieme l’Ue. Solo sui rifugiati… (foto d’archivio Ansa)

PARIGI – L’annunciata uscita di scena di Angela Merkel è un altro brutto colpo per Emmanuel Macron e il suo tentativo di costruire un fronte progressista da contrapporre al nazionalismo degli Orbán e dei Salvini. La cancelliera sarebbe stata un’alleata preziosa, l’unica leader europea di prestigio ancora in grado di tessere compromessi, di smussare gli angoli, di evitare una crisi senza vie d’uscita.

Malgrado le critiche e le caricature, particolarmente violente in Italia in certi periodi, Angela Merkel non è stata l’arcigna tedesca che ha imposto austerità e sacrifici agli altri paesi, in particolare quelli del Sud. Certo, l’ortodossia finanziaria è stata il suo credo; ha spesso ricordato ai Renzi e agli Hollande il dovere di fare “i compiti a casa”; si è “dimenticata” di dare una risposta a chi chiede alla Germania di investire il suo enorme surplus commerciale. La cancelliera ha tuttavia messo la sua capacità a mediare anche al servizio dei Paesi in difficoltà.

Tutto si può dire della crisi greca e del modo in cui è stata gestita, dei costi sociali pagati da un paese in ginocchio, ma senza la Merkel Atene sarebbe stata buttata fuori dall’eurozona per mano del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble. E Mario Draghi non avrebbe potuto praticare così a lungo una politica monetaria accomodante, benvenuta per l’Italia e contestata dalla Bundesbank, senza la tacita approvazione della cancelliera. Considerata, a ragione, come l’unica leader europea, Angela Merkel ha sempre lavorato per evitare rotture irreparabili.

Adesso, il suo ritiro annunciato, che molto probabilmente arriverà prima del 2021, data di scadenza naturale del suo mandato, apre una nuova voragine attorno al fortino assediato di Bruxelles. Un cancelliere filo-europeo è da sempre un pilastro indispensabile per tenere in piedi il fragile equilibrio dell’Ue, soprattutto dopo la riunificazione tedesca. Sia la Merkel sia i suoi immediati predecessori, per convinzione o per realismo geopolitico, non sono mai venuti meno a una linea di compromesso e di intesa con i partner, prima di tutti la Francia.

Chi verrà dopo di lei saprà continuare sulla stessa linea? L’interrogativo è più che lecito e agita moltissime capitali, prima di tutte Parigi. Paradossalmente, questa donna pragmatica, mai disposta ad agire sotto pressione, ma piuttosto a prendere tempo, a traccheggiare prima di dare una risposta, è stata tradita da una decisione impulsiva. Gli osservatori politici amano molto citare Max Weber, la sua distinzione tra etica della convinzione ed etica della responsabilità, che deve guidare l’azione della classe politica. Donna di responsabilità, nel 2015 Angela Merkel si è lasciata prendere la mano dalla sua intima convinzione quando ha considerato eticamente giusto e indispensabile aprire le porte della Germania a un milione di rifugiati. Senza consultare nessuno: né l’Ue, né i partiti, né i tedeschi.

Una scelta impulsiva, forse l’unica, della sua carriera politica. Probabilmente, aveva pensato che il suo paese, per la sua tragica traiettoria novecentesca, fosse immune dal morbo populista. Non ha capito che anche la Germania, come il resto d’Europa, è in piena crisi di identità. E l’Europa paga con lei quel generoso errore di valutazione.