Populismo sconfitto in Baviera…e in Francia e Spagna: lezione per l’Italia

di Giampiero Martinotti
Pubblicato il 15 ottobre 2018 9:59 | Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2018 9:59
Populismo sconfitto in Baviera...e in Francia e Spagna: lezione per l'Italia, analisi di Giampiero Martinotti

Populismo sconfitto in Baviera…e in Francia e Spagna: lezione per l’Italia. Nella foto: cittadini tedeschi seguono i risultati davanti alla tv

PARIGI – Al di là del valore politico interno, le elezioni bavaresi hanno un significato anche per noi europei e non solo perché qualsiasi trauma della politica tedesca finisce per ripercuotersi su tutto il continente. Tra i dati arrivati da Monaco ce n’è infatti uno particolarmente importante: i Verdi raddoppiano i loro voti e diventano il secondo partito al Landtag, il parlamento regionale. E questo avviene in concomitanza con la perdita di 10 punti della Csu (il partito fratello della Cdu di Angela Merkel) e il tracollo della Spd, addirittura quinta. Il voto bavarese conferma, nella realtà delle urne, i sondaggi di opinione nazionali degli ultimi mesi, riassumibili in tre punti : una progressione dell’estrema destra (peraltro meno forte del previsto in Baviera); la costante diminuzione dei consensi per le forze tradizionali su cui si è costruito il sistema politico del dopoguerra, particolarmente disastrosa per i socialdemocratici; l’ascensione dei Verdi, dati come secondo partito anche a livello federale.

   Per quanto riguarda l’ultimo punto, si tratta di un fenomeno né scontato, né secondario. Negli ultimi anni abbiamo assistito in tutta Europa all’ascesa dei movimenti populisti, che con i loro efficaci slogan demagogici hanno fatto traballare le fondamenta di destra e sinistra classiche. Ma adesso i partiti tradizionali stanno perdendo consensi anche a causa della nascita (o della trasformazione) di movimenti anti-populisti ed europeisti che mirano ad occupare lo spazio centrale dello spettro politico.

   In Germania questo ruolo se lo stanno prendendo i Verdi, che già da qualche lustro hanno abbandonato la loro ‘purezza’ degli anni Ottanta e oggi sembrano convertiti al pragmatismo di una politica sbarazzata dalle scorie ideologiche. Sono già al governo in nove dei sedici Länder, a volte con la Spd, a volte con la Cdu, in un caso con entrambi. Le loro alleanze non sono più dettate da scelte preconcette, ma dal contesto politico e dagli accordi di programma.

   Lo stesso fenomeno si vede in Francia e in Spagna. Emmanuel Macron ha ridotto al lumicino i socialisti e l’ex partito neogollista, i Repubblicani, tenta invano di sfruttare i temi di Marine Le Pen per rilanciarsi. Il capo dello Stato spera di lanciare alle Europee di maggio una grande coalizione, cui dovrebbe allearsi l’ala moderata dei Repubblicani che fa capo ad Alain Juppé. L’obiettivo è chiaro: occupare lo spazio centrale dello scacchiere politico, marginalizzare gli estremismi di destra e di sinistra, togliere altro ossigeno ai partiti tradizionali, conservatore e socialista.

   I Ciudadanos in Spagna non fanno niente di diverso. Sono diventati i capifila degli anti-indipendentisti in Catalogna e molti sondaggi li danno al secondo posto alle elezioni politiche del 2019. Il ritorno in prima fila dei socialisti, grazie al governo Sanchez, può ridimensionare la loro avanzata, ma i Ciudadanos hanno ormai conquistato uno spazio decisivo nella politica spagnola e una precisa identità nella politica europea.

   Grünen, La République en Marche, Ciudadanos si battono contro i populisti, ma non solo. Hanno capito prima di altri la necessità di dare una risposta realista alla crisi delle classi politiche europee, incerte (se non incapaci) nel fronteggiare il marasma economico e impotenti nel gestire la crisi migratoria. E sembrano trovare eco fra gli elettori che non intendono cedere alle sirene di Marine Le Pen, Matteo Salvini o Alice Weidel. Una lezione che dovrebbe far riflettere anche da noi.