Valery Giscard d’Estaing. Profilo di Martinotti: grande politico, padre di Europa e euro, arrogante, altezzoso.

di Giampiero Martinotti
Pubblicato il 3 Dicembre 2020 11:36 | Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2020 11:36
Valery Giscard d'Estaing fu grande politico, padre di Europa e euro, troppo arrogante e altezzoso

Valery Giscard d’Estaing fu grande politico, padre di Europa e euro, troppo arrogante e altezzoso

Valéry Giscard d’Estaing, che fu presidente della Repubblica francese dal 1974 al 1981, è morto all’età di 94 anni per complicazioni legate al Covid.

Valery Giscard d’Estaing disse: « Vorrei guardare la Francia negli occhi ». Con queste parole, quanto mai ambiziose, Valéry Giscard d’Estaing annunciò la sua candidatura all’Eliseo nel 1974. Una scommessa risoltasi in un trionfo: a soli 48 anni, divenne il più giovane presidente della Repubblica. Battuto soltanto, quasi mezzo secolo dopo, da Emmanuel Macron, eletto ad appena 39 anni. All’epoca, Giscard era molto popolare, la sua elezione fu accolta come una vera boccata d’ossigeno in un paese quanto mai conservatore.

Poi la sua arroganza, la sua altezzosità, il suo credersi il migliore di tutti, hanno fatto di Valery Giscard d’Estaing  un personaggio detestato. Battuto da François Mitterrand nel 1981, ha sempre cercato di tornare in primo piano, senza mai riuscirci. Scomparso a 94 anni in seguito al Covid, non sarà ricordato come Jacques Chirac, molto amato per la sua semplicità. Che nascondeva la furbizia e il calcolo di un uomo attaccato al potere e ai suoi privilegi.

E nemmeno come Mitterrand, ieratico monarca repubblicano che ha avuto il grande merito, malgrado le tante oscillazioni politiche, di portare la sinistra al potere e di normalizzare così la V Repubblica. Valery Giscard d’Estaing resterà l’uomo dei diamanti avuti in regalo dal dittatore africano Jean Bedel Bokassa (un affare gonfiato). L’uomo incapace di accettare la sua sconfitta nel 1981. L’eterno politico capace solo di mettere in mostra la sua superiorità.

   Eppure, malgrado tutti i suoi difetti, Giscard non è stato un politico di seconda o terza categoria. Quando è arrivato al potere nel 1974, ha codificato la liberalizzazione dei costumi. Maggiore età abbassata da 21 a 18 anni, legalizzazione dell’aborto, introduzione del divorzio consensuale (e non solo per colpa). Oggigiorno, sembrano cose da poco, non all’epoca. Il voto ai diciottennti e l’interruzione di gravidanza arrivarono in Italia grazie anche alle scelte francesi.

   Sul piano economico, Giscard non fu da meno. Le linee ad alta velocità, che hanno rivoluzionato la Francia, sono state lanciate sotto il suo settennato. Il piano per le telecomunicazioni ha consentito alla Francia di essere ancora oggi uno dei paesi più avanzati d’Europa in questo settore. La politica nucleare, per quanto si possa discutere, ha dato al paese l’autosufficienza elettrica.

E in Europa la sua amicizia con Helmut Schmidt ha permesso di dare un nuovo impulso al progetto comunitario. Furono loro due a dar vita al Sistema monetario europeo, cellula germinatrice dell’euro. Non a caso fu Giscard a guidare la commissione incaricata di scrivere la costituzione europea, bocciata nel 2005 proprio dai suoi connazionali.

   Prima di altri aveva capito l’importanza della comunicazione in politica. Giovane oltremodo dotato (maturità a 16 anni, Politecnico, Ena). Più volte ministro delle Finanze sotto de Gaulle e Pompidou. Riuscì a farsi eleggere ispirandosi a Kennedy e alla sua campagna. Ma una volta all’Eliseo perse la mano, forse inebriato dal potere, forse troppo innamorato della sua intelligenza.

Sconfitto da Mitterrand nel 1981 con la complicità di Chirac, che in materia di tradimenti non aveva rivali, è rimasto ostinatamente sulla scena politica. Sempre in cerca di un’impossibile rivincita : per 18 anni è stato perfino presidente della sua regione d’origine, l’Auvergne, pur di non lasciare la ribalta. Solo negli ultimi tempi, sotto il peso dell’età, ha vestito i panni del vecchio saggio, ha scritto romanzi e si è fatto eleggere all’Académie Française. Ma era già troppo tardi per riconquistare il cuore dei francesi, che lo avevano da tempo relegato fra i vecchi arnesi della République.