Gioco d’azzardo. Perdi e ti uccidi. Non per soldi ma…

di Cesare Lanza
Pubblicato il 17 Settembre 2015 12:15 | Ultimo aggiornamento: 17 Settembre 2015 12:15

 

Gioco d'azzardo. Perdi e ti uccidi. Non per soldi ma...

Gioco d’azzardo. Perdi e ti uccidi. Non per soldi ma…

ROMA – Cesare Lanza ha pubblicato questo articolo sul suo blog “alle cinque della sera”

“Mi sono frugato in tasca alla ricerca di un’ultima fiche e non ho trovato niente. Ho pensato: cosa mi è rimasto? Qualche brandello di dignità. Qualcuno è interessato a violarla, ad acquistarla?” (battutaccia di un giocatore compulsivo, arrivato alla canna del gas).
La battuta del giocatore anonimo mi sembra divertente, fa parte di un campionario inesauribile. Ricordo quella di un simpaticone, che si aggirava nelle sale del casinò dicendo: “Sto organizzando un suicidio di gruppo, chi è interessato ad iscriversi? Accetto volentieri qualche gettone per fare un’ultima puntata e rinviare l’evento…”. Battute, battutacce. Ma, come ogni tanto mi succede, vorrei aggiungere una breve riflessione seria. La dignità si perde solo al tavolo da gioco? Direi proprio di no. Basta guardarsi intorno, leggere qualche giornale, accendere la televisione, purtroppo, per verificare che il nostro è un Paese che tiene sempre meno alla dignità, e sempre meno dignitosi sono gli italiani che dovrebbero proporre la dignità, come esempio di vita, ma non lo fanno, anzi. Provo a indovinare ciò che molti di noi stanno pensando: ovvero, che palle!

Touchè! Per tornare al tavolo da gioco, penso che nessuno ormai si uccida per la vergogna di aver perso tutto, per evitare di affrontare la rovina dietro l’angolo. Grosso modo, questo non succede più dalla prima parte del secolo scorso, quando i nobili russi, soprattutto loro, a  Montecarlo, si toglievano la vita per aver dilapidato il loro patrimonio appresso alle bizzarrie della roulette o al fascino irrinunciabile di qualche, diciamo così, speculativa seduttrice. Anche oggi, ogni tanto si ha notizia di qualche suicidio riferito alle perdite al gioco.

Ma la verità è un’altra, mi ha spiegato un amico psichiatra: chi si uccide per il gioco d’azzardo, è un disperato che nella disfatta al tavolo verde trova semplicemente il pretesto per farsi fuori. Comunque lo avrebbe fatto, prima o poi, sulla base di altre delusioni o dipendenze: droga, alcool, un amore finito male, affari devastanti, e così via. Per ultimo, se vi interessa l’argomento del gioco, leggete su www.lamescolanza.com la storia di quel promotore che ha perso alle slot machine dei casinò quasi 10 milioni di euro, affidatigli dai suoi clienti. Non si è suicidato, almeno finora: ha preferito consegnarsi alla Guardia di Finanza di Forlì, chiedendo rifugio in caserma.