Giornalismo per beneficenza, informazione come azione caritatevole: a New York…

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 23 Aprile 2019 13:55 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2019 13:55
Giornalismo ny

Giornalismo per beneficenza, informazione come azione caritatevole: a New York…

NEW YORK – Arte in primis e poi istruzione e salute, sono questi storicamente i soggetti del mecenatismo e della filantropia. Soggetti a cui oggi si aggiunge l’informazione, così indebolita dal suo essere diventata poco redditizia da aver bisogno di nuovi Mecenate. Succede in America e succede a New York, come spesso accade vetrina di quel che sarà anche il nostro domani. L’ultimo nato di questo nuovo fenomeno è The City, quotidiano locale della città per definizione che si aggiunge ai già rodati ProPublica, Texas Tribune e altri che vanno a comporre una galassia di oltre 200 redazioni e 2mila giornalisti. Tutti accomunati dall’essere no profit e dai finanziamenti che sono donazioni fatte da fondazioni o privati: la nuova frontiera della filantropia.

Ma perché l’informazione, dal ‘900 che ha rappresentato probabilmente la sua epoca d’oro, almeno nella fetta di mondo che abitiamo, ha adesso bisogno della filantropia che per quanto nobile e spassionata è pur sempre una forma di concessione?

Senza scomodare il brutto periodo che stanno vivendo le democrazie occidentali, cosa che evidentemente ha il suo peso, le ragioni sono almeno in parte quelle che questo ‘brutto momento’ hanno contribuito a creare. Vale a dire fake news e facilità della disinformazione. Una volta le fonti dell’informazione erano relativamente poche ma anche per questo riconoscibili e affidabili. Soprattutto una volta stabilita la loro indipendenza. Poi le fonti dell’informazione si sono moltiplicate all’ennesima potenza perdendo, quasi inevitabilmente, di verificabilità e smettendo, almeno in parte, di essere più o meno redditizie. Le mille e più fonti erano infatti e sono sempre più spesso gratuite. Certo rimane la pubblicità ma, come dicono i numeri dell’editoria, il contesto e i margini di guadagno sono molto cambiati negli ultimi 25 anni. Questo, unito ad un generale scetticismo verso quello che sarebbe ‘ufficiale’ (vedi le vicende dei no vax o dei terrapiattisti), ha fatto che sì che nonostante il moltiplicarsi delle fonti d’informazione le zone in cui le informazioni non si trovano fossero paradossalmente sempre più ampie. Ed è questo il ‘buco’ in cui vuole infilarsi The City che, senza far filosofia sulla genesi della sua testata, spiega che vuole raccontare “il giardino pubblico, la licenze per la vendita di hot dog”, cioè quella cronaca locale che i big dell’informazione non coprono e per cui i social, per quanto onnipresenti, scontano la loro stessa inaffidabilità. Ma è questo un buco che evidentemente non fa mercato se, nel Paese del profitto per eccellenza, tutti i nuovi editori del settore sono no profit.

L’informazione come una volta l’arte. Un tempo si finanziava un pittore o si mantenevano giovani scrittori, consentendogli di creare e oggi si finanzia un giornale, un sito o qualcosa che produca informazione. Craig Newmark Philanthropies, Leon Levy Foundation e Charls H. Revson Foundation sono dunque i moderni Mecenate, i moderni filantropi che per passione civile danno vita ad una stampa nuova, indipendente ma fatta all’antica, quindi verificabile e verificata. Un tipo d’informazione che non vende ma di cui si sente il bisogno. Peccato sia un bisogno solo locale.