Berlusconi loda Mubarak: cosa li lega?

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 4 Febbraio 2011 18:26 | Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio 2011 18:26

“L’Italia è una repubblica giudiziaria, Mubarak è una persona saggia..”. Così parlò il presidente del Consiglio italiano.

Francamente, almeno in questa occasione, ci preoccupa più la seconda afermazione della prima, che ormai fa parte di un triste repertorio messo in scena ad intervalli regolari.

Le lodi a Mubarak sono invece la spia di una improvvisazione e di un dilettantismo ancora più preoccupanti, perchè corrispondono ad una improvvisazione tipica di chi non conosce, non è aggiornato, non legge neppure i dispacci e le relazioni che sicuramente gli saranno stati inviati dal ministro Frattini e dalla dipomazia internazionale e nazionale.

Persino l’Onu, l’amministrazione Obama, le principali cancellerie europee hanno invitato energicamente il dittatore egiziano a cambiare registro, a mettere fine alle restrizioni antidemocratiche, a ridare autonomia alla giustizia e alla informazione, a rispettare i diritti civi e politici per tutti, a partire da quelli degli oppositori.

Il saggio egiziano, lodato da Berlusconi, ha fatto distribuire randellate a destra e a manca, non risparmiando neppre i cronisti stranieri che hanno osato raccontare quello che hanno visto.

Il mondo civile, con grande e grave ritardo, sta prendendo atto che non è più possibile restare intrappolati nella tenaglia “O con i dittatori corrotti o con i fondamentalisti”, tra questi due poli è cresciuta una generazione che rivendica i diritti, che non sopporta la povertà, che vuole scegliere i propri rappresentanti, i propri libri, che vuole scoprire quello che è stato proibito o censurato.

Perchè mai l’Italia dovrebbe restare legata ai Ben Ali, ai Mubarack, ai Putin? Quali sono le affinità elettive che ci legano? Quli sono gli interessi da tutelare? Quale ruolo vuole svolgere l’Italia in questa rivoluzione destinata a cambiare la storia e la geografia di quell’area?

Per questo sono preoccupanti le parole di un presidente collerico che usa Bruxells per parlare senza distinzione alcuna dei suoi guai giudiziari, di Ruby, della repubblica in mano ai pubblici ministeri, dell’Europa, dell’Egitto, senza rendersi conto che sta rappresentando la nazione all’estero e che non potrà poi spedire una videocassetta a tutte le tv internazionali che daranno conto di questa frasi in libertà.

Tanto per essere chiari quelle parole sono già state ascoltate, grazie alle tv arabe, da milioni di persone in Egitto, in Tunisia, in Algeria, in Marocco, in Giordania, per fare solo qualche esempio, e quelle lodi alla saggezza del presidente dittatore egiziano resteranno indelebili nelle menti di quella moltitudine che sta reclamando libertà, diritti e pane.