Berlusconi, Napolitano, Fini e i rischi per la Costituzione

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 4 Gennaio 2010 10:19 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 15:29
Giuseppe Giulietti

Giuseppe Giulietti

Ci risiamo! I primi giorni dell’anno, tra una replica tv e l’altra, ci hanno regalato l’ennesima variazione sul tema del poliziotto buono e di quello cattivo. Ci riferiamo ai tentativi di dialogo sulle future riforme costituzionali.

L’anno si era concluso con l’appello del presidente Napolitano che, senza nulla concedere alla retorica e alla superficialità, aveva fatto sì un appello a trovare percorsi condivisi e condivisibili, ma anche ricordato che la prima parte della Costituzione non può diventare materia per una trattativa, né sopra né sotto il banco.

Riforme si, stravolgimenti no.

Non occorre essere un mago della politica per comprendere come da una simile formula siano escluse le repubbliche presidenziali a reti unificate e l’avvilimento ulteriore del sacrale principio della divisione dei poteri e dell’autonomia del parlamento e della giustizia.

Napolitano, stando alle cronache, non aveva ancor finito di parlare che già le agenzie traboccavano di entusiasmo e consensi quasi unanimi. Il presidente del consiglio,a ddirittura, sarebbe arrivato per primo congratulandosi per quello che avrebbe definito “il miglior discorso mai pronunciato da Napolitano”.

Tutto bene dunque e via libera al progetto di riforme condivise e condite in salsa “amorosa”? Vittoria completa per il nuovo partito trasversale dell’amore? Neanche per idea, all’improvviso, appena qualche ora dopo sono entrati in scena, con fiero cipiglio, i poliziotti cattivi. Non ci riferiamo a Antonio Di Pietro che, almeno, non si è mai iscritto al nuovo partito della passione, ma ai fedelissimi, alla guardia bianca del conflitto di interessi rappresentata, in questa occasione, dal ministro Renato Brunetta e dal direttore Vittorio Feltri.

Brunetta, da par suo, ha affermato che sarebbe meglio sbaraccare tutto a partire dall’articolo 1 della Costituzione, con buona pace di ogni appello al dialogo e delle finte riverenze a Napolitano.

Qualche leghista di complemento ha plaudito ricordando che la Costituzione se la possono cambiare da soli, altro che condivisione!

Il direttore Feltri ha scritto un nuovo editoriale per trasmetterci la noia che lo ha colto ascoltando le parole di Napolitano. Si tratta di una libera e legittima manifestazione di una opinione, ancora più apprezzabile perché non condivide il clima di falso unanimismo altrove imperante, ma si tratta anche della autorevole opinione del giornalista più vicino al presidente Berlusconi, lo stesso giornalista che si è incaricato di svelare gli umori profondi dell’ala dura con i dossier dedicati alla signora Veronica, al direttore dell’Avvenire Dino Boffo, alla Corte Costituzionale, al presidente della Camera Fini. In tutte queste occasioni il presidente editore ha minacciato fuoco e fiamme, ha finto di prendere le distanze,ma non è accaduto nulla, perché tra i due c’è un profondo “idem sentire”.

Si ripropone, dunque, e si riproporrà per mesi e mesi, il copione del poliziotto buono, Letta, e di quello cattivo, Brunetta, Feltri, e altri, gli uni pronti a invitare al dialogo, gli altri pronti a minacciare e a impugnare la clava dei numeri e dei media. In mezzo siederà lui, Berlusconi, apparentemente neutrale, ma in realtà schierato con i falchi.

Il presidente da uomo pratico quale è non è interessato alle dispute sulle riforme costituzionali e tanto meno ai principi fondamentali che debbono ispirare una simile riforma che riguarda la legge madre,quella che deve unire e rafforzare lo spirito nazionale, ma assai più prosaicamente vuole sapere e vuole saperlo subito se e quando saranno introdotte quelle norme, dentro o fuori la Costituzione, che lo riguardano e che configurano una repubblica presidenziale a reti unificate, a conflitto di interessi irrisolto e che preveda una drastica riduzione del ruolo e della funzione del Parlamento, della Corte Costituzionale,del Consiglio Superiore della Magistratura e della funzione giudiziaria in quanto tale.

Se e quando il dialogo porterà questi frutti avremo la prevalenza dei poliziotti buoni, se e quando si dovesse deragliare entreranno i azione i poliziotti cattivi, con l’obiettivo di realizzare il progetto originale, senza mediazione alcuna.

Le forze dell’opposizione, e anche gli amici del presidente Fini, fanno bene a raccogliere le parole del presidente Napolitano e il suo invito al dialogo, ma faranno altrettanto bene a studiare con attenzione il copione andato in scena in queste ore, per evitare di restare intrappolati dentro uno schema che, alla lunga, potrebbe rivelarsi esiziale, non solo e non tanto per le opposizioni medesime, quanto per la Costituzione stessa!