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Berlusconi replicante. Il dibattito in Parlamento e il voto di fiducia

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 14 Dicembre 2010 1:37 | Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre 2010 9:16

Non sarò così ipocrita da fingere che non avessi già deciso di non votare la fiducia al governo Berlusconi, ma quello che è successo questa sera nell’aula della Camera dei deputati mi ha ulteriormente rafforzato in questa scelta. Per oltre  quattr0 ore infatti, parlamentari di ogni parte hanno dato il loro contributo alla discussione, portando argomenti più o meno condivisibili al loro sì o al loro no, ma in molti casi lo hanno fatto con passione e con argomentazioni non banali.

A questo punto chiunque si sarebbe aspettato una replica del presidente all’altezza della discussione, in ogni caso sarebbe stato un segnale di rispetto e di attenzione a quella che, piaccia o meno, è pur sempre la casa della democrazia, il luogo nel quale dovrebbero formarsi le volontà e le decisioni, ascoltate le ragioni degli uni e degli altri.

Il presidente del Consiglio ha esordito nel modo giusto ringraziando tutte e tutti, avvertendo che non si sarebbe fatto trascinare nelle polemiche e che avrebbe tenuto la lingua a freno per concentrasi solo e soltanto sulle sue ragioni e sul futuro dell’Italia.

Propositi ottimi, solo che dopo qualche istante si è avuta la sensazione di aver già udito quelle medesime parole, persino le pause ad effetto, per suscitare l’applauso delle tifoserie, avevano il sapore di qualcosa di antico, anzi di una replica di un programma appena visto.

Per la verità non riuscivo a capire dove potessi mai avere già ascoltato quelle parole, finchè un serissimo e documentatissimo parlamentare che mi siede accanto, Roberto Nicco eletto in Valle d’Aosta, non ha cominciato a doppiare Berlusconi, anticipando ogni sua frase.

Capacità divinatorie, niente affatto. Il bravo Nicco si era solo procurato il testo dell’intervento che il presidente del consiglio aveva già svolto nell’aula del Senato e che stava semplicemente replicando anche nella Camera dei deputati.

Peccato che l’aula fosse un’altra e che il dibattito al quale stava facendo riferimento si fosse svolto altrove.

Dettagli e turbe di un antiberlusconiano di professione? Può darsi, ma lo stile, anche in questi casi, è davvero sostanza. Questo particolare rivela, per l’ennesima volta, la considerazione nella quale tiene Berlusconi tiene il dibattito parlamentare, una sorta di fastidioso rito al quale bisogna sottostare perché la Costituzione ancora lo prevede.

Le cose che contano si consumano altrove, laddove si cerca il voto mancante, si dà la caccia all’indeciso, si contatta e si contratta il parlamentare indeciso, quello che può fare la differenza.

Avevo già deciso di negare la fiducia al presidente protettore della famiglia cattolica, al presidente degli editti contro i giornalisti che non gli piacciono, al presidente delle leggi bavaglio, adesso negherò la fiducia anche al presidente replicante.

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